Perchè le calciatrici sono considerate dilettanti, anche se giocano nelle massime serie?
La domanda è logica, la risposta no. Infatti le calciatrici, così come tutte le donne che praticano sport, sono considerate dilettanti. 
Questa assurda scelta è avvenuta in concomitanza con l’entrata in vigore della Legge n.91/1981 che regola le  “Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti.” Normativa che definisce il dilettantismo in maniera c.d residuale, ovvero tutto ciò che non rientra nel professionismo. Furono le stesse Federazioni a decidere che le donne non potessero beneficiare dello status di professionista; una scelta fatta anche da quelle poche Federazione, come appunto la FIGC, che  gestiscono sport professionistici (ma solo al maschile!)

Una mancanza totale quindi di pari opportunità, tanto che l’Italia è stata oggetto di una risoluzione da parte della Unione Europea, datata 2003, che invitava il nostro Paese a cambiare le regole. Risoluzione che però è rimasta inattuata, poichè essendo un mero atto di indirizzo non ha obblighi formali fungendo da semplice “suggerimento.”
Essere dilettanti significa avere gli stessi obblighi di un professionista, ma senza alcuna tutela. Molto spesso ci troviamo di fronte infatti ad una attività sportiva che, pur avendo molti tratti comuni a quella professionistica,come la remunerazione o la continuità, rientra tuttavia nel dilettantismo.
 Essere costrette a questo status significa rinunciare a tutele che devono essere fondamentali per chì fa dello sport, ed in questo caso specifico il calcio, il proprio lavoro.

Pensiamo solamente al fatto che le calciatrice non possano usufruire di un sistema pensionistico così come è garantito al loro colleghi uomini.
Senza dimenticarci la assoluta mancanza di tutela anche per una eventuale maternità dell’atleta e più in generale quella sanitaria, le minori tutele in ordine di polizze assicurative da parte delle società, e non meno importante l’assenza di contratti ad hoc a fronte di più semplici accordi economici. Questo brevissimo excursus vuole far capire come per poter modificare e migliorare sia lo status di dilettante che di professionista deve essere, prima che una scelta giuridica, una scelta culturale. Non si possono apportare dei cambiamenti alla normativa vigente se non si cambia l’idea che lo sport sia di tutti e per tutti.
La speranza è che la FIGC capisca le necessità delle calciatrici e apporti quelle modifiche necessarie per portare in alto questo sport, senza consideralo minore.
Se la volontà della Federazione è veramente quella di sviluppare il movimento deve mettere al centro del progetto prima di tutto le calciatrici.