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	<title>Monica Cavallone, Autore di Calcio femminile italiano</title>
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		<title>Attenzione &#038; Performance</title>
		<link>https://www.calciofemminileitaliano.it/salute-benessere/attenzione-performance/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Cavallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2016 08:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’attenzione è un processo cognitivo in grado di selezionare le informazioni in ingresso in base alla loro rilevanza biologica e/o psicologica ossia ci permette di concentrarci su un determinato stimolo ignorandone altri (ad esempio ci permette di sentire cosa ci dice una nostra compagna di squadra in mezzo alle urla del pubblico durante una partita). [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’attenzione è un processo cognitivo in grado di selezionare le informazioni in ingresso in base alla loro rilevanza biologica e/o psicologica ossia ci permette di concentrarci su un determinato stimolo ignorandone altri (ad esempio ci permette di sentire cosa ci dice una nostra compagna di squadra in mezzo alle urla del pubblico durante una partita).<br />
Essa è una risorsa mentale poco considerata nell’allenamento ma che riveste un’importanza enorme rispetto al modo in cui affrontiamo la partita.<br />
La performance della squadra dipende oltre alla preparazione psicofisica delle atlete, anche dalle cosiddette variabili “esterne” ad esempio dalla strategia dell’avversari, dalle condizioni del terreno di gara, dalle circostanze della partita, dal pubblico, dall’arbitro ecc.<br />
L’atleta durante la partita rivolge sempre la sua attenzione a qualcosa (consapevolmente e inconsapevolmente) che può essere un fattore esterno a sé (pubblico, campo ecc.) o un fattore interno  (pensieri). Questi fattori influenzano la performance dell’atleta.<br />
I differenti stili attentivi individuati con la somministrazione di un questionario abbreviato il “Test di Stile Attentivo e Interpersonale” (TAIS) di Robert Nideffer (1976) sono:</p>
<p style="text-align: justify;">•    <strong>Focus Attentivo Esterno Ampio</strong>: è rivolto alla massima raccolta delle informazioni derivanti dell’ambiente circostante ad esempio il movimento degli avversari di un’azione d’attacco.</p>
<p style="text-align: justify;">•    <strong>Sovraccarico di Stimoli Esterni:</strong> quando il soggetto allarga troppo il focus attentivo esterno non riuscendo a concentrarsi solamente agli stimoli necessari. Il soggetto rischia di incorrere in errori dovuti alla confusione provocata dalla presenza di troppi stimoli da considerare.</p>
<p style="text-align: justify;">•    <strong>Focus Attentivo Interno Ambio:</strong> l’individuo è capace di integrare efficacemente idee ed informazioni provenienti da aree differenti. L’attenzione è rivolta alla pianificazione del comportamento strategico ed agli obiettivi della parita.</p>
<p style="text-align: justify;">•    <strong>Sovraccarico di Stimoli Interni:</strong> il soggetto compie errori perché pensa a troppe cose contemporaneamente.</p>
<p style="text-align: justify;">•    <strong>Focus Attentivo Ristretto:</strong> il soggetto è capace di restringere il focus attentivo quando è necessario.</p>
<p style="text-align: justify;">•   <strong> Focus Attentivo Ridotto:</strong> l’individuo commette errori dovuti ad una restrizione eccessiva del focus attentivo.</p>
<p>Nel calcio, sport di squadra e disciplina open skill, la giocatrice deve leggere rapidamente la situazione e reagire con una modalità adeguata. Le ricerche hanno dimostrato che l’atleta con uno stile attentivo efficace e ,quindi, con una migliore performance ottiene punteggi elevati nelle scale che misurano lo stile attentivo ampio,  sia esterno sia interno, e il focus attentivo ristretto. Diventa importante inserire in allenamento un programma per la gestione della capacità attentiva (rilassamento e sintonizzazione con il corpo, visualizzazione del focus attentivo ecc.) col fine di dirigere l’attenzione in modo appropriato e migliorare la performance della giocatrice.</p>
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		<title>Le life skills e il calcio</title>
		<link>https://www.calciofemminileitaliano.it/salute-benessere/le-life-skills-calcio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Cavallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2016 10:52:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha individuato dieci capacità (Life Skills) che consentono alla persona di acquisire un comportamento efficace e versatile al fine di fronteggiate le sfide e le richieste della vita quotidiana mantenendo, quindi, un livello psicologico elevato. Le Life Skills sono capacità cognitive, emotive e socio-relazionali e attraverso lo sport vengono apprese, sviluppate [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha individuato dieci capacità (Life Skills) che consentono alla persona di acquisire un comportamento efficace e versatile al fine di fronteggiate le sfide e le richieste della vita quotidiana mantenendo, quindi, un livello psicologico elevato. Le Life Skills sono capacità cognitive, emotive e socio-relazionali e attraverso lo sport vengono apprese, sviluppate e sono utili all’atleta per affrontare le sfide che la vita presenta loro.</p>
<p>Queste caratteristiche sono:<br />
• <strong>Decision Making</strong> (la capacità di prendere decisioni) è la capacità di elaborare una decisione valutando le differenti opzioni e le conseguenze delle scelte. (Ad esempio durante la partita è importante la capacità di decidere, in modo rapido, a chi passare il pallone).</p>
<p>• <strong>Problem Solving</strong> (la capacità di risolvere i problemi) ossia di affrontare i problemi in modo costruttivo. I problemi se non affrontati, lasciati irrisolti, possono creare stress e tensioni fisiche. (Ad esempio la capacità della squadra di rimontare dopo un goal subito)</p>
<p>• <strong>Creatività</strong>: il pensiero creativo aiuta a guardare oltre, anche quando non viene identificato nessun problema e non ci sono decisioni da prendere. Ad esempio Steve Jobs dell’apple lui ha avuto la visione che tutte le persone dovessero avere un personal computer che potesse collegarsi col mondo, a quell’epoca era impensabile una cosa del genere. (Ad esempio la capacità dell’attaccante di compiere un’acrobazia per fare goal)</p>
<p>• <strong>Senso critico</strong>: è l’abilità ad analizzare le informazioni in maniera obiettiva senza lasciarsi offuscare dalle emozioni. (Ad esempio quando un giocatore compie un errore in campo).</p>
<p>• <strong>Comunicazione efficace</strong>: sapersi esprimere sia sul piano verbale che sul piano non verbale con modalità appropriate in base alla situazione. Essere capaci di manifestare i propri bisogni, desideri, paure e essere capaci in caso di necessità di chiedere aiuto e consiglio.</p>
<p>• <strong>Capacità nelle relazioni interpersonali</strong>: interagire con gli altri in modo positivo. Favorendo il sostegno sociale.</p>
<p>• <strong>Autoconsapevolezza</strong>: consapevolezza di sé, delle proprie risorse e debolezze. Sviluppare queste potenzialità aiuta a conoscere quando si è stressati o quando ci si sente sotto pressione. È il prerequisito per una per una comunicazione e per sviluppare l’empatia verso gli altri. (Ad esempio quando un giocatore riconosce e comunica all’allenatore e alla squadra di non essere al 100% della forma fisica).</p>
<p>• <strong>Empatia</strong>: è la capacità di immedesimarsi in un’altra persona anche in situazioni con le quali non si ha familiarità. Importante per stabilire buone relazioni con gli altri e favorire il sostegno.</p>
<p>• <strong>Gestione delle emozioni</strong>: implica prima di tutto il riconoscimento delle proprie e altrui emozioni e come queste possano influenzare le decisioni e i comportamenti. Le emozioni intense come la rabbia e il dolore possono essere fattori che non permettono una visione oggettiva della situazione.</p>
<p>• <strong>Gestione dello stress</strong>: consiste nel riconoscere le fonti di stress nella vita quotidiana. Se vengono riconosciute eventualmente si possono prendere dei provvedimenti per imparare a rilassarsi.</p>
<p>Attraverso il cacio la ragazzina impara:<br />
• a darsi degli obiettivi e rispettarli, utilizzando strategie adeguate per raggiungerli,<br />
• a gestire la soddisfazione derivante dai successi, ma anche la frustrazione derivata da una sconfitta, sapendola riutilizzare come uno strumento di crescita,<br />
• a vivere con gli altri coetanei, socializzando e cooperando con il gruppo aiutandosi reciprocamente, ma allo stesso tempo essere autonomo,<br />
• a gestire in modo ottimale il tempo e l’impegno nelle altre attività quotidiane (es. studio)<br />
• a conoscere e gestire le proprie emozioni come ad esempio l’ansia e lo stress.<br />
Il calcio, se svolto in modo sano, permette alla ragazza non solo di apprendere e crescere dal punto di vista motorio e tattico, ma anche da un punto di vista psicologico e relazionale. Queste capacità saranno utili alla ragazza  nei diversi contesti di crescita.</p>
<p><em>Cavallone Monica </em><br />
<em>Psicologa e consulente in Psicologia dello Sport </em><br />
<em>collaboratrice di Mente &amp; Sport – <a href="http://www.mentesport.net" target="_blank">www.mentesport.net</a></em></p>
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		<title>Visualizzazione</title>
		<link>https://www.calciofemminileitaliano.it/salute-benessere/1862/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Cavallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2015 14:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una tecnica di allenamento mentale è la visualizzazione ossia la rappresentazione volontaria di un’esperienza reale attraverso l’uso dell’immaginazione (ad esempio: una calciatrice può visualizzare un rigore o un movimento tecnico perfetto). Tutte le persone hanno la capacità di visualizzare e nonostante questa capacità possa essere una risorsa, è sfruttata poco o in maniera inconsapevole e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una tecnica di allenamento mentale è la visualizzazione ossia la rappresentazione volontaria di un’esperienza reale attraverso l’uso dell’immaginazione (ad esempio: una calciatrice può visualizzare un rigore o un movimento tecnico perfetto). Tutte le persone hanno la capacità di visualizzare e nonostante questa capacità possa essere una risorsa, è sfruttata poco o in maniera inconsapevole e spontanea.<br />
La visualizzazione si basa sul fatto che la mente umana non distingue ciò che realmente è stato vissuto da ciò che è stato immaginato, questa distinzione avviene razionalmente soltanto in un secondo momento. Le ricerche scientifiche dimostrano che quando una persona visualizza (ad esempio il tiro tecnicamente perfetto) la mente percorre e fissa lo schema motorio proposto dal movimento, nonostante il corpo sia fermo e ha, inoltre, effetti sulla massa muscolare (si pensi a come questa tecnica possa essere utile per gli atleti infortunati). Questa tecnica incrementa nell’atleta la capacità di concentrazione, la fiducia in sé e la motivazione, la capacita di controllare le reazioni emotive, le capacità tecniche e tattiche e ottimizza il recupero da infortuni.<br />
Per poter essere maggiormente efficace la visualizzazione dovrebbe essere costante (programma di allenamento mentale) e dovrebbe essere affiancata ad un allenamento fisico. L’immagine da visualizzare dovrebbe coinvolgere tutti i canali sensoriali in modo tale da renderla maggiormente vivida. A seconda dell’orientamento spontaneo dell’atleta ed in base alle caratteristiche specifiche della disciplina, le immagini possono essere visualizzate attraverso una prospettiva interna o esterna.<br />
Nel primo caso, l’atleta visualizza se stesso da un’angolazione interna come se stesse realmente svolgendo il compito immaginato. <em>“Sento il peso del bacino sulla gamba sinistra, sento la gamba sinistra in tensione, sento la gamba destra che si alza, sento che la gamba destra è carica, sento l’impatto con la palla”<br />
</em>Nel secondo caso, l’atleta si visualizza come se fosse uno spettatore. <em>“Sto andando al dischetto, sto posizionando la palla, alzo lo sguardo vedo la posizione del portiere, faccio due passi indietro, prendo la ricorsa e calcio”<br />
</em>Lo Psicologo dello Sport può aiutare la calciatrice a trovare la visualizzazione più adatta per lei ed a prestare maggiore attenzione alle sensazioni in modo tale da rendere un’immagine relativamente semplice (unisensoriale), un’immagine complessa (multisensoriale).<br />
<em><br />
Cavallone Monica </em><br />
<em>Psicologa e consulente in Psicologia dello Sport </em><br />
<em>collaboratrice di Mente &amp; Sport – <a href="http://www.mentesport.net" target="_blank">www.mentesport.net</a></em></p>
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		<title>Goal Setting</title>
		<link>https://www.calciofemminileitaliano.it/salute-benessere/goal-setting/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Cavallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2015 09:36:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo strumento consiste nello stabilire obiettivi a breve, medio e lungo termine, individuali di squadra  o  di società, che dovrebbero essere specifici (relativi ad un preciso evento sportivo), misurabili (che offrano un parametro con cui potersi confrontare), orientati all’azione (volti all’attivazione della persona verso comportamenti specifici e non generali: ad esempio nel calcio sarebbe corretto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo strumento consiste nello stabilire obiettivi a breve, medio e lungo termine, individuali di squadra  o  di società, che dovrebbero essere specifici (relativi ad un preciso evento sportivo), misurabili (che offrano un parametro con cui potersi confrontare), orientati all’azione (volti all’attivazione della persona verso comportamenti specifici e non generali: ad esempio nel calcio sarebbe corretto dire all’atleta “il prossimo allenamento dovrai realizzare 7 rigori su 10” anzichè “devi migliorare le realizzazioni dal dischetto”, realistici (non dovrebbero essere né troppo facili né troppo difficili altrimenti non migliora la performance) e accettati dall’atleta, dalla squadra e/o dalla società (condiviso dalle persone coinvolte atleti, allenatori e, in base al tipo di obiettivo, anche dalla società).</p>
<p>È importante, inoltre, distinguere tre tipi di obiettivi di:<br />
&#8211; RISULTATO: volti a finalizzare i programmi di allenamento in vista degli impegni agonistici: ad esempio raggiungere il secondo posto nella classifica di un campionato. Questo tipo di obiettivo provoca un’eccessiva ansia poiché i fattori che determinano il raggiungimento del risultato non sono completamente sotto il controllo individuale dell’atleta o della squadra, ma dipendono anche da altre variabili incontrollabili come la prestazione conseguita dagli avversari.<br />
&#8211; PROCESSO: basati su specifiche azioni, sequenze motorie e tecniche che l’atleta deve eseguire per ottenere la prestazione eccellente ossia ciò che è necessario fare per raggiungere una determinata prestazione o uno specifico risultato: per esempio quando l’allenatore richiede di riproporre gli schemi appresi in allenamento durante il calcio d’angolo.<br />
&#8211; PERFORMANCE: focalizzarsi sul raggiungimento di uno standard personale elevato d’azione. È indipendente da ciò che fanno gli avversari, è maggiormente sotto il controllo dell’atleta o squadra e si basa sul controllo con se stessi. Ad esempio quando l’allenatore chiede alla propria squadra di aumentare la percentuale di tiri in porta in partita.</p>
<p>Il Goal Setting è un utile strumento per migliorare la performance, rendere l’allenamento meno noioso e più stimolante, aumentare la motivazione e la concentrazione, accrescere l’autostima e la fiducia in se stessi.<br />
L’obiettivo è influenzato da numerosi fattori tra cui l’importanza attribuita al raggiungimento di esso, la complessità del compito, il livello di soddisfazione e dell’autoefficacia percepita. Per il raggiungimento degli obiettivi occorre il supporto di strategie e metodi per tradurli in specifici piani operativi, garantiti da un constante monitoraggio di essi. Quest’ultimo aspetto è fondamentale perché permette all’atleta o alla squadra di conoscere l’andamento rispetto all’obiettivo stabilito, ed eventualmente, correggere o modificare le strategie fino ad allora utilizzate.<br />
Lo Psicologo dello Sport oltre a stabilire con l’atleta obiettivi prettamente psicologici come la  gestione dell’ansia pre-gara, la motivazione ecc. può facilitare, attraverso diversi metodi, la condivisione di obiettivi tecnici, tattici o prefissati dalla società, tra gli atleti e lo staff.</p>
<p><em>Cavallone Monica </em><br />
<em>Psicologa e consulente in Psicologia dello Sport </em><br />
<em>collaboratrice di Mente &amp; Sport – <a href="http://www.mentesport.net" target="_blank">www.mentesport.net</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calciofemminileitaliano.it/salute-benessere/goal-setting/">Goal Setting</a> proviene da <a href="https://www.calciofemminileitaliano.it">Calcio femminile italiano</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Coesione di squadra</title>
		<link>https://www.calciofemminileitaliano.it/salute-benessere/coesione-di-squadra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Cavallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2015 17:32:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In psicologia col termine coesione si intende il processo dinamico che mantiene i membri di un gruppo insieme, uniti per raggiungere un obiettivo e/o per soddisfare i propri bisogni affettivi. La coesione, quindi, è composta da due parti principali, da una parte vediamo che i membri della squadra sono uniti per raggiungere un obiettivo (come [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In psicologia col termine coesione si intende il processo dinamico che mantiene i membri di un gruppo insieme, uniti per raggiungere un obiettivo e/o per soddisfare i propri bisogni affettivi. La coesione, quindi, è composta da due parti principali, da una parte vediamo che i membri della squadra sono uniti per raggiungere un obiettivo (come la vittoria della partita o del campionato); dall’altra occorre tenere presente come il gruppo soddisfa i bisogni di appartenenza del singolo, che rappresenta il versante più  emotivo ossia offre ai membri che ne fanno parte il sostegno e la forza derivata dall’avere un’identità comune.<br />
Molte ricerche scientifiche dimostrano come la coesione abbia una relazione circolare con la prestazione e col risultato ossia entrambe si alimentano a vicenda, più si ottengono i risultati più si alimenta la coesione all’interno della squadra e più è alta la coesione maggiori sono le probabilità di effettuare una prestazione ottimale e raggiungere il risultato.<br />
I gruppi coesi rispetto a quelli poco coesi sono più stabili al loro interno, ovvero si verificano meno abbandoni (Drop out), sono più efficaci nell’affrontare le difficoltà (come ad es. una partita persa) e le situazioni potenzialmente negative (es. quando  si subisce un goal nei primi minuti). Inoltre un gruppo coeso promuove una maggiore percezione di competenza tra i giocatori, un maggiore senso di benessere, un maggior impegno e sforzo agonistico e una maggiore disponibilità a sacrificare gli interessi personali per la squadra.</p>
<p>Come può intervenire lo Psicologo dello Sport al fine di promuovere la coesione all’interno della squadra?<br />
Possono essere effettuati numerosi interventi tra cui:<br />
&#8211; Gruppi di discussione e di confronto:  in cui gli atleti e lo staff discutono di un problema, situazione o evento, oppure si confrontano su un determinato argomento (mediato dal professionista)<br />
&#8211; Giochi di team building: è costituito da un insieme di attività formative, generalmente ludiche, esperienziali o di benessere (coinvolgono attivamente i giocatori).<br />
&#8211; Goal setting: individuazione di un obiettivo condiviso tra tutti gli atleti e lo staff, mediato dallo psicologo. Tale obiettivo dovrebbe essere specifico (cosa si vuole ottenere concretamente?), misurabile (quale evidenza mi dirà che ho raggiunto l’obiettivo?), attuabile (ho le risorse necessarie e sufficienti per raggiungerlo?), realistico (è un obiettivo realistico?) e definito nel tempo (in quanto tempo si raggiungerà l’obiettivo? Esistono degli obiettivi intermedi?).<br />
Questi sono solo alcuni interventi che si possono effettuare al fine di aumentare la coesione all’interno della squadra. Lo Psicologo dello Sport ha le competenze per leggere le dinamiche di squadra e individuare le risorse presenti, basandosi su teorie di riferimento, al fine di promuovere una migliore prestazione e un miglior risultato.<br />
In particolar modo la figura dello Psicologo dello Sport nel calcio femminile  dovrebbe lavorare  sulla coesione considerando la variabile dell’identità di genere. Le ragazze sin dall’infanzia apprendono dall’ambiente circostante comportamenti più individualistici rispetto ai colleghi maschi più orientati al gioco di gruppo.<br />
<em><br />
Cavallone Monica </em><br />
<em>Psicologa e consulente in Psicologia dello Sport </em><br />
<em>collaboratrice di Mente &amp; Sport – <a href="http://www.mentesport.net" target="_blank">www.mentesport.net</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calciofemminileitaliano.it/salute-benessere/coesione-di-squadra/">Coesione di squadra</a> proviene da <a href="https://www.calciofemminileitaliano.it">Calcio femminile italiano</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lo psicologo dello sport</title>
		<link>https://www.calciofemminileitaliano.it/salute-benessere/lo-psicologo-dello-sport/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Cavallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2015 14:04:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute & Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come in tutti gli sport la prestazione sportiva è determinata da una molteplicità di fattori ossia la preparazione fisica e le capacità innate atletiche, la capacità tattiche e strategiche, il livello e l’intensità di allenamento, l’alimentazione sana e una vita regolare e la preparazione psicologica. Quest’ultimo aspetto, soprattutto in Italia, è spesso sottovalutato. Lo psicologo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come in tutti gli sport la prestazione sportiva è determinata da una molteplicità di fattori ossia la preparazione fisica e le capacità innate atletiche, la capacità tattiche e strategiche, il livello e l’intensità di allenamento, l’alimentazione sana e una vita regolare e la preparazione psicologica. Quest’ultimo aspetto, soprattutto in Italia, è spesso sottovalutato.</p>
<p>Lo psicologo dello sport ha l’obiettivo di sostenere, abilitare e riabilitare le risorse sia dell’atleta che della squadra al fine di migliorare la prestazione atletica.</p>
<p>Cosa fa lo psicologo dello sport all’interno di una società di calcio?&#8230;&#8230; Prima di tutto occorre chiarire chi è lo psicologo dello sport. Lo psicologo dello sport è un dottore in psicologia che mette a disposizione le sue conoscenze tramite interventi individuali o di gruppo, dello staff dirigenziale, degli allenatori. Lo psicologo non è un tecnico, quindi non eroga servizi concernenti consigli o strategie tecniche e tattiche, ma riveste un ruolo ben definito: quello di esperto di tematiche psicologiche e psicopedagogiche al fine di sostenere l’attività agonistica e di promuovere l’educazione ad una vita sana tramite l’attività fisica.</p>
<p>Lo psicologo dello sport all’interno di una società calcistica può sostenere l’atleta e la squadra a gestire le diverse dinamiche correlate alla competizione (pre-gara, gara, post-gara), a migliorare la gestione dell’ansia, dello stress, delle emozioni, a ottimizzare le capacità attentive e di concentrazione, a incrementare le motivazioni, l’autostima e l’autoefficacia, a prevenire l’abbandono della pratica sportiva (drop out), a promuovere le abilità interpersonali (i processi comunicazionali tra i membri di un gruppo sportivo, tra allenatori e i genitori degli atleti) e la coesione all’interno della squadra, a sostenere l’allenatore nell’organizzazione ottimale dell’allenamento al fine di favorire l’apprendimento e a rendere il calcio (soprattutto per i ragazzini) un’esperienza gratificante e psicologicamente positiva.</p>
<p>Quali sono gli strumenti che lo psicologo ha a disposizione per raggiungere questi obiettivi?&#8230;. Il colloquio, sia individuale che di squadra, al fine di costruire un clima di fiducia e fornire informazioni rispetto all’argomento; l’assessment psicodiagnostico in cui vengono utilizzati test, questionari con l’obiettivo di evidenziare i punti di forza e le aree di miglioramento per progettare un intervento ad hoc; il goal setting ossia un intervento sugli obiettivi che svolgono una funzione direttiva, energizzante e che agiscono sulla persistenza; il training propriocettivo ossia un complesso di tecniche volte a lavorare sulla consapevolezza del corpo; il rilassamento al fine di gestire gli stati d’ansia e la tensione psicofisica; una serie di tecniche al fine di controllare il self talk (dialogo interno) ossia l’insieme di credenze e aspettative di ciascun atleta che possono influenzare la prestazione atletica; le tecniche di visualizzazione che consistono nella creazione volontaria di un’esperienza, esclusivamente mentale, che riproduce l’esperienza reale e favorisce la capacità di concentrazione, la fiducia di sé, il controllo delle reazioni emotive, il miglioramento delle abilità tecniche e tattiche ed ottimizza il recupero da infortuni.</p>
<p>Questi strumenti vanno sempre contestualizzati all’interno di uno specifico sport e cultura ed all’interno di ogni società. Lo psicologo dello sport che lavora all’interno di una squadra di calcio femminile dovrebbe tenere in considerazione come in Italia il calcio è considerato uno sport per uomini, infatti, gli eventi sportivi calcistici nei media è in larga parte dominata da notizie riguardanti uomini piuttosto che da notizie riguardanti donne, e come questo possa influenzare le dinamiche intrapsichiche e interpsichiche delle calciatrici rispetto ai colleghi di sesso maschile.</p>
<p><em>Cavallone Monica </em><br />
<em>Psicologa e consulente in Psicologia dello Sport </em><br />
<em>collaboratrice di Mente &amp; Sport &#8211; <a href="http://www.mentesport.net" target="_blank">www.mentesport.net</a></em></p>
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