Oggi abbiamo il piacere di intervistare il Dott. Flavio Grisoli. Flavio Grisoli, 31 anni, è giornalista iscritto all’Albo dal 2010 e da quello stesso anno entra a far parte della redazione di Professione Calcio. Dal 2014 assume la carica di direttore. Attualmente cura la produzione della rivista online “Professione Calcio”, dei siti internet www.professionecalcio.net e www.professionesport.it e del palinsesto televisivo in onda su Nuvola61 e Odeon TV.
Dal 2013 è il telecronista principale delle dirette di nostra produzione. Oltre al calcio femminile Professione Calcio ha trasmesso match di Serie D maschile e del campionato sammarinese, comprese le gare della Nazionale e delle squadre impegnate nelle Coppe Europee. E’ curatore e conduttore della trasmissione “Il Mercoledì in Rosa”, trasmissione di un’ora interamente dedicata al calcio femminile, in onda ogni mercoledì alle 19 su Nuvola61 e alle 20.30 su Odeon TV (canale 177 del digitale). Ha curato personalmente tutta la produzione e l’organizzazione dell’impegno della struttura per trasmettere l’Europeo Femminile 2017.

Il calcio femminile in Italia: presente e futuro? 
Attualmente il calcio femminile in Italia si può dire sia ancora a livello “pioneristico”: poche migliaia di appassionate che coltivano il loro sogno a fronte di un interesse generale davvero minimo e una concezione sociale della calciatrice ancora “primitiva”. Il futuro passa da diverse “occasioni” che a livello politico e sportivo vanno colte e sviluppate. Il professionismo è uno di queste occasioni, sicuramente. L’importante è che sia graduale e ben guidato, che non spazzi via quelle società che per decenni hanno portato avanti la carretta e che soprattutto non faccia montare la testa alle ragazze. Sicuramente l’avvento dei grandi nomi come Fiorentina, Sassuolo, Empoli, Juventus, Inter e altre possono solo che far aumentare l’interesse collettivo. 

Gli europei di calcio femminile: percezione e sviluppi?
Per quanto riguarda l’Italia, dipende dal risultato. Solo se le ragazze di Cabrini riuscissero a superare la prima fase allora i grandi network potrebbero interessarsi. E dico potrebbero. Dal punto di vista organizzativo sarà sicuramente una bella manifestazione, che porterà ad un livello ancora più alto il calcio femminile in Europa. Da quello che so, gli stadi sono già sold out per diverse partite, soprattutto quelle dell’Olanda.

I media che ruolo posso svolgere nel calcio femminile in Italia?
I media non solo possono, ma devono essere uno dei punti nodali per lo sviluppo del movimento. Senza l’interesse dei media, il grande pubblico non potrà mai conoscere le potenzialità di questo sport e soprattutto fugare tutti i pregiudizi che ancora oggi sentiamo sul calcio declinato al femminile. Questo interesse deve essere però indirizzato dalla Federazione e da chi gestisce i campionati (in questo momento la LND). Devono anche essere create le condizioni affinché i media (e comunque intendo i grandi network) possano dare spazio al calcio femminile.

Come si può far crescere il calcio femminile in Italia: sue idee e pensieri?
Innanzitutto, credo che vada sanata una situazione poco chiara che nel corso degli ultimi anni ha sempre creato distorsioni e incomprensioni: la FIGC dovrebbe assumersi il carico di organizzare i campionati nazionali di calcio femminile e di riunire le società in un’entità organizzata. Non può curarsi solamente delle Nazionali e lasciare il grosso del lavoro (e anche le critiche) sulle spalle della Lega Nazionale Dilettanti. Non ha senso dal punto di vista strutturale e neanche da quello sportivo.
E ora che arrivano le società professionistiche è il momento giusto per riportare il calcio femminile in seno alla Federcalcio. Dal punto di vista dell’allargamento della base, credo che l’approccio dei Centri Federali Territoriali sia corretto. Poi molto lo farà l’esposizione mediatica: più partite si vedono in tv, più le famiglie avranno voglia di iscrivere le proprie bambine a scuola calcio. Si dovrebbe fare anche qualcosa nelle scuole, ma l’ostracismo – immotivato – degli insegnanti di educazione fisica nei confronti del calcio è cosa nota.

Per la prossima stagione sportiva come e in che modo Professione Calcio darà spazio al calcio femminile in Italia?
Stiamo valutando come proseguire il nostro impegno. Finora in quattro anni abbiamo trasmesso ben oltre 100 partite tra dirette e differite di Serie A, Serie B, Coppa Italia, Supercoppa e Champions League.
Vorremmo proseguire naturalmente, però anche alla luce degli ultimi sviluppi, con l’incredibile rifiuto di Sara Gama della nostra proposta di seguire direttamente in Olanda la Nazionale (ho scritto un editoriale il 14 luglio spiegando la situazione al proposito che ho condiviso anche sui social), vorremmo anche capire se le giocatrici sono contente che ci sia una televisione che dà loro visibilità. Perché se dovessimo essere invisi alle giocatrici (che vogliono la Rai, ma la relazione non è biunivoca), allora potremmo anche valutare un disimpegno per dirigerci verso altri sport “minori” che apprezzano il nostro lavoro.

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Simone Sandre
Lo sport in generale e' vita, energia, vitalità ma soprattutto deve essere vissuto come momento di aggregazione sociale. Il mio interesse per il calcio nasce sin da bambino quando ho iniziato a tirare i primi calci in oratorio e a scuola, oltre ad avere seguito le gesta dei grandi campioni del calcio passato e di adesso. Il mio ruolo professionale si occupa di gestire i contatti tra la piattaforma di calcio femminile italiano ‎e i diversi referenti esterni come organi d'informazione, istituzioni, società sportive, enti privati e aziende. Il mio obiettivo primario è quello di "valorizzare", "promuovere" e "diffondere" il calcio femminile in Italia. FONDAMENTALE NELLA VITA DI OGNUNO E' SEGUIRE LE PROPRIE PASSIONI. Le mie passioni sportive sono: il calcio e il motorsport.

1 commento

  1. Certo che se le calciatrici della Nazionale si mettono contro la passione e il sacrificio che Grisoli e i suoi collaboratori mettono ogni giorno nel loro lavoro (io ritengo il sig. Grisoli molto più preparato ed educato di alcuni giornalisti televisivi sempre in video) penso che il bel calcio femminile avrà ben poche possibilità di pubblicità.

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