Le novità varate dalla FIGC nei confronti del calcio femminile e brevemente illustrate
nell’articolo precedente potrebbero essere foriere di altri cambiamenti, tra cui il tanto
auspicato cambio di classificazione.
Come molti già sanno ad oggi le calciatrici non possono usufruire della legge n. 91/81 sul
professionismo sportivo. Le ragazze infatti, anche se giocano nelle serie che nei rispettivi
campionati maschili sono considerati professionistici rimangono sempre dilettanti.
Analizzando le riforme appena entrate in vigore non possiamo non notare come queste
rischino di creare, sul piano della classificazione strettamente giuridica, ancora più
confusione, perchè si hanno delle calciatrici che sono dilettanti pur essendo tesserate per
società di calcio professionistiche.
E questo accade sia per i club che hanno acquisito il titolo sportivo sia per le squadre che
stanno formando il proprio settore femminile.
Nella prima ipotesi la problematica è attuale, ma ad oggi essendo solo due le società sotto la stessa proprietà di quella maschile, riguarda solo un ristretto numero di tesserate.
Diverso invece è il caso della seconda ipotesi in quanto attualmente il problema non si pone
poichè ad oggi le ragazze (under 12 ) non hanno ancora l’età per essere classificate
(eventualmente) come giovani di serie, ma cosa potrebbe succedere un domani quando
avremo un alto numero di tesserate ?
Sarebbe opportuno che la le istituzioni non solo sportive iniziassero a pensare ad una
soluzione.
Le ipotesi, sempre che si voglia cambiare, rimangono due: si potrebbe creare una figura
ibrida, il cd semiprofessionismo, da molti paventato come una giusta soluzione, tutelando
maggiormente quelle categorie di atleti che non possono essere considerate professioniste
ma nemmeno dilettanti.
Anche se la soluzione più idonea nonchè migliore, a parere di chi scrive, sarebbe quella di
riformare la legge sul professionismo sportivo ormai ultra trentennale, applicandola
ovviamente anche ad altri sport (al momento sono solo 5 le federazioni professionistiche)
,aprendola alle donne e di conseguenza anche alle calciatrici, che ricordiamoci sempre sono
pagate e tutelate nettamente meno rispetto colleghi uomini pur svolgendo lo stesso lavoro.