Il tema che vorrei proporvi per questo caffè mi è stato suggerito da diversi genitori delle scuole calcio che mi hanno scritto, spesso non tanto in serie A dove molti club hanno fatto sì che questo non succedesse, e cioè si tratta del fatto che le atlete più piccole che giocano a calcio non vivono appieno la realtà della prima squadra.

O meglio vivono un percorso molto scollegato dal club composto dalle ragazze che le rappresentano in categorie come per esempio la serie B o la serie C, a meno che poi con il passare del tempo, dalla primavera riescono ad entrare nei giri e nelle grazie degli allenatori della prima squadra, che spesso le lanciano.

Il problema a monte è che spesso assistiamo a delle partite con pochi spettatore presenti, e quasi mai le società si adoperano affinché ci siano degli incentivi a portare le più giovani a vedere partite o allenamenti delle più grandi, questo scollegamento a mio modo di vedere è abbastanza deleterio per tutto il movimento, magari una ragazzina sogna di diventare così una giocatrice di serie A a cui si ispira, perchè vede le sue giocate in tv, ma non conosce neppure i nomi della rosa della squadra di vertice della sua società.

Eppure, come fanno tante società, basterebbe poco per fare promozione sul territorio, regalando biglietti o portando le giovanili a vedere le partite e gli allenamenti delle più grandi, questo accrescerebbe prima di tutto l’attaccamento ai colori sociali, porterebbe sicuramente più gente e spettatori allo stadio e accenderebbe l’interesse verso le vicende della propria società.

Purtroppo troppo spesso, come mi è stato raccontato da più persone, quando arrivano ad essere chiamate per dei provini le giovani calciatrici in questione non sempre li accettano di buon grado, spesso sono dubbiose dovendosi confrontare con ambienti che non conoscono assolutamente e che da un primo impatto rimangono freddi e distanti.

Ci mancherebbe, questa mia considerazione è stata fatta solo basandomi su un gruppo ristretto di genitori, che sapendo che mi occupo di calcio femminile mi hanno confidato o mi hanno scritto questo disagio che spesso si vive in alcune società sparse per l’Italia.

Un plauso, ovviamente, va a chi, invece, questo lavoro lo fa da tempo, facendo in modo che avvenga tutto il contrario, ecco io prenderei esempio proprio da questi modelli formativi che sarebbero assolutamente da seguire se vogliamo poi che tutto il nostro movimento possa crescere come numeri negli stadi e all’interno delle varie società.

Giocare o arrivare a fare presenza nelle prime squadre dei propri club di appartenenza, piccoli o grandi che siano, deve solo essere un momento di grande orgoglio e non essere più vissuto come disagio.

Danilo Billi è un giornalista pubblicista da circa 20 anni. Nativo di Bologna, ha mosso i primi passi lavorativi nella città natale nell’ambito sportivo, seguendo dapprima la Fortitudo Baseball e poi la Pallavolo femminile di San Lazzaro di Savena in serie A1. Per gli anni a seguire ha collaborato con la Lega Volley Femminile, prima di approdare a Pesaro, dove è stato capo fotografo per oltre 10 anni dell’ex Scavolini Volley di A1 e redattore a Pesaro, dove attualmente vive, per il Messaggero, il Corriere Adriatico e Pesaro Notizie (web). Si è occupato del Bologna Football Club per diverse stazioni radio emiliane, come Radio Logica e Radio Digitale, dopo di che ha iniziato a scrivere per la fanzine Cronache Bolognesi e ha collaborato con altri siti e app che si occupano, tra l’altro, di calcio femminile, che negli ultimi anni ha rappresentato la maggior parte della suo impegno giornalistico. Ha scritto due libri di narrativa attinenti al calcio Bolognese e al suo tifo e uno lo scorso anno relativo alla stagione del Bologna calcio femminile edito dalla collezione Luca e Lamberto Bertozzi.