Recentemente, dopo la brutta figura della nostre ragazze agli Europei, ne ho lette davvero di ogni, sia sulla carta stampata che su alcuni “titolati” giornali online specializzati, gli stessi poi che prima della partenza delle atlete avevano aperto con titoli a caratteri cubitali ma che ora, non essendo arrivati i risultati da tutti sperati, figli di tre partite inguardabili delle Azzurre, hanno azionato a palla, come si fa con i condizionatori in questa bollente estate, la macchina del fango. In primis è stato evidenziato che calcio maschile e femminile alla fine sono due sport diversi, ma noi siamo stati i primi a dirlo e per la costituzione delle nostre atlete non potrebbe essere diversamente, poi hanno sparato a zero sul fatto che tutti noi addetti del settore staremmo pompando più del dovuto una realtà che, però, al suo interno ha anche tante pecche, ma non abbiamo mai nascosto la sabbia sotto il tappeto dicendo che il calcio femminile era pronto a fare il grande salto, abbiamo spesso sottolineato il fatto che in questi ultimi tre anni il movimento ha bruciato le tappe e questo ha sempre comportato degli squilibri evidenti all’interno dello stesso. Prendiamo, ad esempio, una neo arrivata in serie A come il Parma, che quest’anno ha acquisito il titolo sportivo e in poco meno di un mese ha messo sù una squadra abbastanza valida con una rosa di 24 giocatrici e che ogni giorno pubblica in rete foto, video, interviste al pari delle più blasonate società di serie A, a differenza di altre, come per esempio il Pomigliano, che, dopo avere resistito e tenuto a fatica il suo titolo sportivo, a livello comunicativo in questa estate non ha ancora battuto più di una new.   

Ognuno fa quello che può e come può, ma di qui ad arrivare ad infangare tutto il nostro movimento è un gioco al quale non ci sto.  

Soprattutto perché, quando la nostra Nazionale negli scorsi mondiali aveva fatto bene o quando la Juventus lo scorso campionato si faceva strada in Champions, erano gli stessi che si facevano grandi, cavalcando la bellezza e la purezza del calcio femminile.  

Qualcuno è stato capace anche di attaccare il fatto che le ragazze della serie A avessero chiesto loro il professionismo a gran voce, cosa non vera o in minima parte, sono solo ragazze che si sono battute per fare rispettare questo sport al femminile, in primis per le bambine che ora hanno la possibilità di scegliere di frequentare, oltre la pallavolo, anche una scuola calcio e che in futuro avranno sempre più strutture e professionisti che si potranno dedicare a loro.  

Dunque basta, vi prego, basta di essere così voltagabbana solo in funzione dei risultati di un Europeo andato a male, cosa dovremmo dire allora dei nostri ragazzi che sono già fuori da ben due mondiali? Eppure si continua a celebrare le gesta della serie A come se non ci fosse un domani.  

Danilo Billi è un giornalista pubblicista da circa 20 anni. Nativo di Bologna, ha mosso i primi passi lavorativi nella città natale nell’ambito sportivo, seguendo dapprima la Fortitudo Baseball e poi la Pallavolo femminile di San Lazzaro di Savena in serie A1. Per gli anni a seguire ha collaborato con la Lega Volley Femminile, prima di approdare a Pesaro, dove è stato capo fotografo per oltre 10 anni dell’ex Scavolini Volley di A1 e redattore a Pesaro, dove attualmente vive, per il Messaggero, il Corriere Adriatico e Pesaro Notizie (web). Si è occupato del Bologna Football Club per diverse stazioni radio emiliane, come Radio Logica e Radio Digitale, dopo di che ha iniziato a scrivere per la fanzine Cronache Bolognesi e ha collaborato con altri siti e app che si occupano, tra l’altro, di calcio femminile, che negli ultimi anni ha rappresentato la maggior parte della suo impegno giornalistico. Ha scritto due libri di narrativa attinenti al calcio Bolognese e al suo tifo e uno lo scorso anno relativo alla stagione del Bologna calcio femminile edito dalla collezione Luca e Lamberto Bertozzi.

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