Per la rubrica “A pranzo con l’Ospite” abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva  Valeria Ancione.

Abbiamo scambiato qualche battuta con l’inviata della testata Corriere dello Sport che segue da giornalista e da scrittrice le vicende del calcio femminile che sulla Serie A sottolinea: “La solita serie A ma con una novità, la Juventus non è in testa. Solita perché è un campionato per ricchi, questo va detto succede ovunque solo che questa volta, con così poche squadre, esistono due blocchi definiti: 5 sopra e 5 sotto. La Roma al comando è oggettivamente la squadra più bella, più rinforzata, direi la più pensata per gli obiettivi e sta rispettando le attese. Delude il Milan che perdendo diversi traguardi nelle ultime due stagioni mi sembra sia alla ricerca di un’identità smarrita. L’Inter cresce lentamente. La Fiorentina ha avuto un inizio splendido e un assestamento altalenante con prestazioni dolorose e inspiegabili. Nella parte bassa, in positivo e in negativo sorprendono rispettivamente Pomigliano e Sassuolo”.

La Ancione che nel 2019 ha scritto  “Volevo essere Maradona”, biografia romanzata della giovane Patrizia Panico, sulla seconda fase di campionato invece smorza gli entusiasmi: “Se sarà una buona soluzione per attirare pubblico sul calcio femminile lo vedremo. Dovrebbe alzarsi il livello, dicono, ma con dieci squadre e la divisione in due blocchi mi dà l’impressione piuttosto di un remake del campionato in corso. Non so, ho dei dubbi sulla formula applicata al nostro campionato. So che funziona altrove e in assoluto play-off e play-out sono entusiasmanti in ogni sport, ma con così poche squadre mi lascia perplessa, capisco che con dieci formazioni finirebbe tutto troppo presto e si è cercato un modo per allungare la stagione. Forse per assurdo sarà più emozionante la poule salvezza dell’altra”.
La copertina del libro Volevo essere Maradona

La giornalista palermitana, professionista dal ’96, sulla prova offerta in Champions da Roma e Juve ci dice: “La Roma da debuttante è andata finora benissimo, con sicurezza e convinzione, agevolata anche da un buon girone e con l’approccio mentale giusto. Sorvolo sulla vergogna che nella Capitale non si sia trovato un campo disponibile e a norma. Ora giocherà i quarti all’Olimpico, stadio troppo grande e non siamo in Spagna! La Juventus esce con la soddisfazione di aver fatto faticare il Lione, non è poco, ma non basta. E sì, andare avanti in Europa dice che stiamo crescendo, ma il nostro è un campionato infarcito di straniere, quindi la Champions non può essere la sola misura della nostra crescita. La forza di un movimento viene dalla base, dovremo aspettare ancora qualche anno affinché sia forte e numerosa come quelle delle big europee. Da noi non è ancora pronto il ricambio generazionale”.

L’attenzione della scrittrice siciliana, Laureata in Scienze Politiche a Messina e che vive a Roma, si sposta poi sulla Nazionale: “Dagli Europei i risultati della Nazionale sono stati modesti. Confesso che non mi aspettavo e non mi aspetto qualcosa di diverso. A mio avviso un ciclo si è chiuso, serve consapevolezza da parte di tutti e anche un atteggiamento diverso e una certa spavalderia. Ai Mondiali si deve arrivare minimo ai quarti, ma direi anche oltre, altrimenti quello del 2019 sarebbe solo un caso, un colpo di fortuna e nel 2023 un fallimento come quello degli Europei sarebbe l’avviso che il movimento è fermo. E gli uomini però? Sinceramente non sempre mal comune fa mezzo gaudio”.
Valeria Ancione con il libro “Volevo essere Maradona”

L’intervistata, uscita in libreria nel 2022 con “Il resto di Sara”,  al calcio femminile per questo 2023 poi augura: Auguro di andare avanti, di non accontentarsi. Non dimentichiamo che il professionismo riguarda solo dieci squadre, cioè tra 200 e 250 calciatrici ipotizzo. Poco per gridare vittoria. Il riconoscimento di certi diritti dovrebbe prescindere dal professionismo. Per una donna che in serie A avrà la maternità garantita ce ne sarà una in serie B che non l’avrà. La battaglia per il professionismo è stata sacrosanta però non è conclusa perché temo che abbia creato una discriminazione di serie, cioè di categoria. Penso poi che le società non fossero pronte a sostenerla, lo dice la classifica stessa del campionato. E non ho mai creduto che fosse il professionismo ad alzare il livello, come sento dire. Il livello lo alza chi investe e investe chi ci crede: troppi ancora, tra cui presidenti di club di A e B, sottovalutano e sottostimano le potenzialità del calcio femminile”.

La chiusura della giornalista, da più di trent’anni, è con una domanda che lascia riflettere:
“E’ normale che la Lazio primo club maschile ad acquistare il femminile nel 2015 in B sia ancora in serie B, con una toccata e fuga in A? E’ normale che il Napoli non abbia una squadra femminile ma solo le giovanili come da obbligo? Se non ti interessa sì è normale, se consideri il femminile soldi buttati sì è normale. E se è normale non va bene. La serie A finisce a Pomigliano, è normale anche questo? Qualcosa dal 2015, anno del cambiamento, mi sembra si sia arenato”.

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