Credit photo: Alessio Bonaccorsi

La partita contro il Pomigliano, che ha visto la Fiorentina vincere in casa, ha confermato a tutti gli effetti il ritorno di Alexandra Johannsdottir sul rettangolo verde nelle sua massima condizione fisica.
La centrocampista islandese, infatti, si è distinta per le sue gesta in campo: il gol che ha sbloccato la partita (23′ del primo tempo), una traversa e il titolo di MVP (in quanto giocatrice che ha effettuato più tiri in porta e tocchi nell’area avversaria).

La stagione 2023-2024 per lei è iniziata in maniera per nulla positiva. Il primo giorno di ritiro, dopo soli 15 minuti dall’inizio degli allenamenti, Alexandra è uscita dal campo accusando dei dolori che, compiuti in necessari accertamenti, hanno rivelato una frattura parcellare a livello dell’astragalo.
E’ stato per lei, carica di aspettative, energie e consapevole degli obbiettivi da raggiungere, un duro colpo sia fisico che morale.
Ha raccontato che quello al piede è stato il suo infortunio più grave e che i momenti di stop (prima) e di recupero (dopo) sono stati davvero duri.
Con il desiderio di dimostrare tutto quello che sapeva fare, si è trovata nelle condizioni di doversi impegnare il doppio per dare prova delle proprie abilità:
”Sì,è stato l’infortunio più grave che ho mai subito. I primi mesi è stata davvero dura, soprattutto dal punto di vista mentale. Ero spesso da sola, non potevo scendere in campo con le altre. Non è stato semplice affrontare questa situazione, essere a Firenze per giocare a calcio e non poterlo fare mi lasciava un vuoto. Quando poi ho ricominciato ad allenarmi mi rendevo conto di non essere al 100%, capivo che dovevo rimboccarmi le maniche. Con un nuovo Mister e nuove compagne, avrei voluto dimostrare quello che sapevo fare. Essere temporaneamente impotente è stato l’aspetto più difficile. Ecco, questo forse è stato il punto più basso di questo infortunio. Rimanere indietro, essere quella meno in forma. Nonostante tutto mi sono impegnata, ho ricevuto aiuto e ne sono uscita”.

Il Mister De La Fuente, durante i mesi estivi, le aveva spiegato quali fossero le sue idee di squadra e di gioco. Nel momento in cui ha avuto la possibilità di rientrare in campo, ha dato tutta se stessa, a prescindere dal minutaggio, in modo da guadagnare mano mano un suo spazio sempre più ampio. Ad oggi è riuscita nel suo intento:
“Mister De La Fuente mi spiegò in estate che tipo di squadra e di gioco volesse mettere in campo. Essendo infortunata mi sono persa la creazione dell’alchimia in campo per cui quando sono rientrata ho capito che avrei dovuto dare il 100% in ogni occasione, anche se avessi avuto solo due minuti a disposizione. Ho cercato di fare del mio meglio, direi che ci sono riuscita visto che poi il Mister mi ha voluta utilizzare più spesso”.

Questa esperienza ha portato alla centrocampista una crescita a livello personale. Uscire dalla confort zone e allontanarsi dagli affetti, obbliga a fare i conti con la propria forza interiore, e ad essere più indipendente.
Allo stesso tempo Alexandra, che ha scelto la Fiorentina consapevole che avrebbe vissuto una realtà diversa da quella a cui era abituata, ha raccontato che ha imparato ad essere più paziente e a conoscere la cultura italiana, diversa in alcuni aspetti, da quella dell’Islanda:
“Dal punto di vista personale penso di essere cresciuta molto. Vivere lontano dalla tua famiglia e dagli amici ti costringe ad uscire dalla tua comfort zone, ad essere più indipendente. Sono molto legata alla mia famiglia, mi mancavano. Venire a Firenze mi ha insegnato ad essere più paziente, più capace di capire la cultura altrui. Ho scelto la Fiorentina proprio per migliorare come persona e come calciatrice”.

Nella sua seconda stagione nella squadra gigliata Alexandra ha trovato una serie A cresciuta di livello al punto tale che è difficile avere dei risultati schiaccianti anche contro le squadre che si trovano nella parte bassa della classifica:
“In questa stagione le partite sono più difficili e impegnative rispetto allo scorso anno.
Non vinciamo più 4-0, anche contro le squadre più indietro in classifica dobbiamo sudare e rimanere concentrate per novanta minuti. Ho visto una Serie A in crescita e questo è sicuramente un passo avanti”.


Quando si trova con la Nazionale islandese c’è sempre un certa curiosità da parte delle sue compagne di squadra riguardo l’Italia, il suo Campionato e il modo di vivere. E’ importante soppesare tutte queste informazioni nel momento in cui si decide di scegliere una nuova squadra.
Le strutture in Islanda non sono poi tanto all’avanguardia, come il Viola Park ad esempio, ma allo stesso tempo c’è parecchia uguaglianza tra il calcio femminile e quello maschile. Ragazze e ragazzi utilizzano le medesime strutture:
“Per adesso siamo due islandesi a giocare in Serie A, le altre compagne di Nazionale mi chiedono del Campionato ma soprattutto della vita in Italia. Vogliono conoscere com’è la vita a Firenze, cosa mangiamo, come viviamo. Sono aspetti che hanno un peso nella scelta di una nuova squadra, le invito sempre a provare una stagione qui!
Non abbiamo niente che assomigli al Viola Park! Mancano gli spazi e gli investimenti, ma c’è molta uguaglianza. Le squadre maschili e femminili si allenano sugli stessi campi e usano le stesse strutture. Girando l’isola ho notato che più o meno questo si applica ovunque”.

Alexandra, ormai praticamente fiorentina di adozione, trascorre quasi tutto il suo tempo (eccetto il periodo in cui sta con la Nazionale) in Italia ma, ha raccontato, ci sono alcune delle abitudini italiane a cui non riesce ad abituarsi. Una di queste è l’orario della cena essendo solita andare anche a letto abbastanza presto:
Gli orari della cena! Non riesco proprio a cenare con gli orari italiani, dopo le 19 per me è già tardi! Odio quando usciamo la sera e prenotano un tavolo per le 20.30, devo proprio sforzarmi (ride)! Vado anche a letto abbastanza presto, di solito prima parlo un po’ con la mia famiglia e il mio fidanzato al telefono”.

Riferendosi alla sua vita al di fuori dal campo da calcio l’atleta ha raccontato come sia una persona abbastanza tranquilla amante della cucina e di Netflix. Sul rettangolo verde poi la sua parte più estroversa si esprime al meglio, tende ad aprirsi di più.
In generale, comunque, è una persona che preferisce ascoltare piuttosto che parlare.
Nella sua vita al di là del calcio ci sono anche gli studi universitari. Essendo più incline alle materie scientifiche ha frequentato per due anni il corso di Ingegneria Medica, ma a causa della sua carriera da calciatrice che non le permetteva di seguire le due discipline contemporaneamente, ha dovuto mettere in pausa gli studi. Nello stesso tempo, però, con l’intenzione di rendere più sostanzioso il suo CV, ha virato la sua attenzione sull’informatica: “Fuori dal campo sono una persona tranquilla. Davvero molto rilassata, Netflix e cucina quando arrivo a casa la sera. Quando invece scendo in campo sono una persona diversa. Ho una grande personalità, parlo molto, ma quando finisce la partita questo aspetto si nasconde. Torno ad essere una persona abbastanza silenziosa che interviene solo se necessario. Sono più una ascoltatrice che una chiacchierona, anche in Nazionale.
Dopo il liceo ho iniziato a studiare Ingegneria Medica. Ho proseguito per due anni, poi mi sono spostata in Germania per giocare e non è stato semplice conciliare calcio e università. Ho messo in pausa questi studi, mi sono buttata sull’Informatica per arricchire il mio cv. Sono decisamente una “Math Girl”, appassionata di matematica! Per adesso ho dovuto interrompere gli studi, anche il trasferimento in Italia non facilita. Mi concentro sul calcio in attesa del futuro”.

Lo sport però, come è evidente, è la passione più grande di Alexandra Johannsdottir che oltre il calcio ha giocato anche a pallamano. Nel momento di compiere una scelta poi, il calcio ha vinto e lei ci si è buttata a capofitto dando sempre il massimo. Oltre lo sport, tutto ciò che la rende felice sono la famiglia e le lunghe passeggiate:
“La pallamano! Ho giocato in passato e adoro questo sport! Ad un certo punto ho dovuto scegliere tra calcio e pallamano….sapete cosa ha vinto!. Sono una persona semplice, cerco di essere gentile con tutti ma in campo do sempre il massimo. La famiglia, le passeggiate e il calcio: questo per me è l’ideale di felicità”.

 

Sono nata in provincia di Cagliari il 29/08/1992. Frequento l'università a Cagliari ad indirizzo pedagogico. La mia passione per il calcio è nata quando ho iniziato a seguire questo sport perchè mio fratello è un grande tifoso del Milan e io cercavo un punto d'incontro con lui. Ho iniziato a guardare le partite, e a comprenderne i meccanismi poi è arrivato quello femminile che mi ha conquistata al punto da sentire un po' mie anche le loro imprese.