Il movimento del Calcio Femminile è indubbiamente in grande aumento, questo aspetto molto positivo è dovuto a tanti fattori. Spiccano il grande successo avuto dalla nazionale ai mondiali, l’approdo di società professionistiche e brand famosi nelle serie maggiori, la trasmissione di molte partite sui canali televisivi. Tutto ciò ha portato un ottimo riscontro anche ai livelli del calcio giovanile appassionando e avvicinando molte bambine al rettangolo verde.

Ma quanto è difficile oggi, creare dal nulla una squadra giovanile di bambine o ragazze? Quante difficoltà incontra una società dilettantistica, di paese o oratoriana desiderosa di mettersi in gioco in questo settore? I regolamenti e le disposinizioni della FIGC permettono e aiutano la rapida espansione del movimento?
Con il presupposto che una società si sia ben organizzata nella gestione dei campi, degli spogliatoi e del personale preparato per formare piccole atlete sotto i punti di vista tecnici sportivi e socio-educativi, è molto comune abbattersi nei limiti dei regolamenti organizzativi della Federazione sui campionati giovanili non agonistici.
Una delle prime difficoltà in cui ci si imbatte è l’età: molte bambine si stanno avvicianando al calcio ed è molto frequente, nelle società che partono da zero pronte ad accoglierle creare una prima squadra con bambine di età differenti con range fino a 3 o 4 anni di differenza. Vivendo questo fattore sul campo e considerando che la quasi totalità delle giocatrici è alle prime esperienze il fattore età non è cosi d’impatto come ad esempio avviene nel calcio maschile dove il numero di giocatori è estremamente maggiore e l’esperienza di gioco specifica è molto più ampia.

Un altro fattore molto critico è il doversi adeguare fin da subito a campionati pensati e strutturati non ad hoc per qualcosa che è a tutte gli effetti nuovo. Un esempio calzante potrebbe essere il campionato Esordienti, che si disputa 9 giocatori e che prevede quindi una rosa di almeno 11-12 giocatrici con una differenza di età compresa nei 2 anni, condizione molto difficile sia nel trovare le atlete per la società, sia per le ragazze che probabilmente troverebbero un esperienza più formativa in gare a numero ridotto (a 7 o a 5). Questa riflessione ha lo scopo di raccogliere idee, opinioni e confronti. Un progetto di sviluppo pensato ad hoc per stimolare e facilitare nuove società a credere e investire nel settore con un progetto formativo adeguato e strutturato sulle esigenze delle giocatrici indipendentemente dalla loro età che non deve essere vincolo o addirittura ostacolo.

Il calcio è lo sport più giocato e più seguito in Italia indipendentemente da chi lo pratica, ogni bambina che desidera giocarci deve essere considerata preziosa e non ci si può permettere di farsela scappare vedendola cambiare sport per l’impossibilità di vivere quello che realmente ama indipendentemente dalle sue qualità sportive e dalla sua età. Creare le condizioni per agevolare la partenza permetterà nel tempo a tutti di strutturarsi al meglio, aumentando i numeri e suddividendo le future squadre.


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Roberto Pirovano
Laureando in Scienze Motorie indirizzo Calcio
presso Università San Raffaele di Roma patrocinata da FIGC e Coni.

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