Nel calcio femminile, parlare di lesione, o peggio ancora di rottura, del legamento crociato anteriore (ACL) è diventato quasi una costante. Un infortunio che non solo interrompe carriere, ma spesso lo fa quando le atlete sono al massimo della forma.
Negli ultimi anni, sono state moltissime le calciatrici colpite da una rottura del legamento crociato anteriore. Nel 2019, Sara Däbritz è stata vittima di questo infortunio durante una partita di campionato, seguita da Giulia Gwinn, che ha subito il primo dei suoi due infortuni nello stesso anno. Il secondo è arrivato nel 2022, stagione particolarmente drammatica per il calcio femminile: Alexia Putellas è stata fermata alla vigilia degli Europei, mentre Marie-Antoinette Katoto ha riportato la rottura durante la competizione. Nello stesso periodo, Catarina Macario, Christen Press e Laura Wienroither hanno aggiunto i loro nomi a una lista che sembrava infinita.
Nel 2023, l’assenza di Beth Mead e Leah Williamson ha pesato sul Mondiale, così come quella di Vivianne Miedema, infortunata mesi prima. Ellie Carpenter ha vissuto il suo momento più difficile durante la finale di Champions League, mentre Megan Rapinoe ha affrontato il terzo crociato della sua carriera.
Nel gennaio 2024, Sam Kerr ha dovuto arrendersi a questo infortunio, compromettendo la sua partecipazione alle Olimpiadi, più avanti anche l’italiana Aurora Galli, durante la prima partita della stagione.
La stagione 2025/26, iniziata da poco, ha già raggiunto livelli allarmanti. A settembre, si sono registrati i primi casi: il 2 Annamaria Serturini (Inter) ha riportato la rottura del crociato, seguita il 19 da Tary Torres (Gotham FC). Il 24 è toccato a Julie Dufour (Portland Thorns), mentre il 25 Sarah Zadrazil (Bayern Monaco) ha aggiunto il suo nome alla lista.
Ottobre ha visto un’escalation. Il 2 è successo a Johanna Sorenson (BK Häcken), il 3 Jill Baijings (Aston Villa) è stata costretta allo stop, seguita il 10 da Liana Joseph (OL Lyib). Il 14 , Marie Höbinger (Liverpool FC) e Giovanna Hoffmann (RB Leipzig) hanno subito lo stesso destino. Il 17 è arrivata la notizia dell’infortunio di Manuela Zinsberger (Arsenal), mentre il 20 Lena Oberdorf (Bayern Monaco) ha riportato ancora la rottura, solo sedici mesi dopo la prima. Il 21, infine, è toccato a Maite Oroz (Tottenham) e Sophie Román Haug (Liverpool FC).
Un elenco che cresce settimana dopo settimana, e che non risparmia né le veterane né le giovani promesse. Il dato più inquietante è che molte di queste atlete militano in club di prima fascia, con staff medici e strutture che dovrebbero essere all’avanguardia.
La risposta non può più essere rimandata. Nike, in collaborazione con FIFPRO e l’Università di Leeds Beckett, ha lanciato nel 2024 il progetto triennale Project ACL, focalizzato sulla prevenzione e sull’attrezzatura sportiva. Uno dei focus principali è la calzatura: per anni, le calciatrici hanno indossato modelli pensati per il piede maschile, causando dolori cronici, instabilità e un rischio maggiore di infortuni. Anche la FIFA ha deciso di intervenire, finanziando uno studio dedicato agli infortuni ACL, avviato a giugno 2025 a Londra: lo studio analizzerà tre fattori principali: anatomici, neuromuscolari e ormonali, per comprendere le motivazioni alla base di questa epidemia di infortuni.
Le statistiche parlano chiaro: le calciatrici hanno da due a sei volte più probabilità di subire rotture del crociato rispetto ai colleghi uomini. Questa attenzione rappresenta un investimento fondamentale per il calcio femminile. Comprendere le cause profonde degli infortuni al legamento crociato significa proteggere il corpo delle calciatrici, rispettarne la fisiologia e garantire loro una carriera più lunga e sicura.
Solo un approccio integrato, che unisca scienza, formazione e ascolto del corpo delle atlete, potrà davvero spezzare il circolo vizioso che da anni lega il calcio femminile al crociato anteriore. Non si tratta solo di tutelare la salute, ma di riconoscere che il calcio femminile merita studi, risorse e soluzioni pensate per chi lo vive ogni giorno.






