Non è una sconfitta figlia del caso, ma nemmeno una partita dominata. La Supercoppa femminile consegna il trofeo alla Juventus al termine di una finale che ricalca uno spartito già visto pochi mesi fa nella splendida cornice dello Stadio Romeo Menti di Castellammare: la Roma costruisce, spinge, crea, ma quando arriva il momento di capitalizzare paga la mancanza di concretezza. Dall’altra parte, le bianconere accettano la sofferenza e colpiscono nel momento decisivo, affidandosi alla qualità e all’esperienza delle sue giocatrici simbolo.
Roma padrona del gioco, ma poco lucida negli ultimi metri
L’approccio della Roma è stato convincente. Possesso palla ordinato, baricentro alto, ricerca costante dell’ampiezza e volontà di imporre il ritmo. Per lunghi tratti la squadra giallorossa ha dato la sensazione di avere il controllo della partita, muovendo bene il pallone e arrivando con discreta continuità nella trequarti avversaria.
Il limite, però, è emerso ancora una volta negli ultimi metri. Viens non è mai riuscita a trovare il tempo giusto per rendersi pericolosa, mentre Babajide ha faticato nell’uno contro uno e nella scelta finale. L’infortunio che l’ha costretta a uscire ha spezzato ulteriormente la fluidità offensiva: Alayah Pilgrim, subentrata, non ha inciso come ci si sarebbe aspettati, lasciando la Roma con poche soluzioni pulite in area.
Gli episodi girano dalla parte bianconera
In una finale così equilibrata, ogni dettaglio pesa. Sul gol subito dalla Roma, pesa una gestione non impeccabile di Baldi, che non riesce a essere decisiva in una situazione leggibile. Non è l’unico fattore della sconfitta, ma è uno di quegli episodi che, a questi livelli, spostano l’inerzia emotiva della partita.
In mezzo al campo, invece, Manuela Giugliano si conferma una garanzia: leadership, qualità nella gestione del possesso e personalità anche nei momenti di maggiore pressione. È stata il punto di riferimento tecnico della formazione di Rossettini, in grado di dare continuità e ordine quando la gara si è fatta più spezzettata.
Juventus solida, cinica e spietata
La Juventus ha giocato una partita di grande maturità. Meno possesso, meno iniziativa, ma massima attenzione tattica. Le bianconere hanno saputo abbassarsi senza perdere compattezza, aspettando con pazienza l’occasione giusta per colpire.
Decisivo il contributo del portiere de Jong, sempre sicura nelle uscite e reattiva quando chiamata in causa. Davanti a lei, Salvai ha guidato la difesa con autorevolezza, limitando i rischi nei momenti di maggiore pressione romanista.
E poi, inevitabilmente, Cristiana Girelli. Il colpo di tacco che decide la finale all’85’ non è solo una prodezza tecnica, ma la sintesi perfetta della differenza tra le due squadre: quando la partita entra nel momento decisivo, l’esperienza pesa, e il tecnico Canzi ha chi sa trasformare una mezza occasione in un gol che vale un trofeo.
Il verdetto della Supercoppa
La Juventus alza la Supercoppa dimostrando ancora una volta di saper vincere anche senza dominare. La Roma esce dal campo con la consapevolezza di aver giocato una buona partita, ma anche con la conferma di un limite che si ripresenta nelle finali: creare tanto senza chiudere i conti.
È una questione di dettagli, di freddezza, di gestione dei momenti chiave. E su questo piano, almeno per ora, la Juventus resta un piccolo passo avanti.






