Alia Guagni, leggenda della Fiorentina Women, è la protagonista del quarto episodio del podcast Un Secolo Viola, dedicato ai cento anni del club. Un racconto intenso, personale e collettivo allo stesso tempo, in cui l’ex capitana ripercorre la sua storia in maglia viola, dalle difficoltà degli inizi fino ai trionfi che hanno segnato una svolta per tutto il movimento del calcio femminile italiano.
“La Fiorentina per me è stata la mia famiglia per un sacco di anni e Firenze è la mia casa, quindi significa veramente tanto”, racconta Guagni. “Ho fatto praticamente tutta la mia carriera qui, da quando avevo dieci anni fino a trentadue. Anche se negli ultimi anni non ho vestito questa maglia, mi sento comunque parte di tutto questo”.
Un legame profondo, costruito nel tempo, che affonda le radici in un’epoca in cui il calcio femminile era ben lontano dalla visibilità attuale. “Era un qualcosa che facevi solo se avevi una passione fortissima. Una ragazzina che giocava a calcio veniva vista male, c’erano pregiudizi continui. Dovevi avere qualcosa dentro di molto forte, altrimenti non avresti mai continuato”.
Guagni ricorda le difficoltà concrete di quegli anni: “A dieci anni ti ritrovavi a giocare con i maschi, a cambiarti nello sgabuzzino delle scope, senza spogliatoi. Eri sempre la diversa. Era molto difficile”.
Il passaggio dal Firenze alla Fiorentina ha rappresentato una svolta storica, non solo personale. “Non era una cosa che stavamo cercando di fare. Mio padre era il presidente del vecchio Firenze, ma quando è successo ci ha cambiato la vita. E non solo a noi: è cambiata la vita a tutto il movimento del calcio femminile”.
Un cambiamento graduale, ma radicale: “All’inizio non è stato da zero a cento. C’erano ancora problemi strutturali, ma è cambiata la mentalità, l’organizzazione. Prima chi lavorava nel settore lo faceva come un lavoro in più, non era una priorità. Con una società professionistica è cambiato tutto”.
Anche dal punto di vista umano e sportivo, Alia ha vissuto in prima persona la trasformazione del movimento. “Il ‘prima’ non posso parlarne male, perché mi ha reso la persona che sono oggi. I rapporti più belli li ho avuti quando non avevamo niente e dovevamo stringerci tutte insieme”.
Il coronamento di quel percorso arriva con la storica doppietta Scudetto–Coppa Italia nella stagione 2016-17. “Era scritto, era la nostra annata. Eravamo una squadra molto forte, ma soprattutto un gruppo che funzionava. Questo fa la differenza quando vuoi raggiungere grandi risultati”.
Indimenticabile il momento dello Scudetto: “È stato un momento magico, vissuto con la maglia giusta, nello stadio giusto, con le persone giuste. Ancora oggi, se ci penso, mi vengono i brividi. Sono sensazioni talmente forti che è difficile spiegarle”.
Anche l’esordio al Franchi resta impresso nella memoria: “I brividi. Mi è successo due volte in tutta la carriera. Entrare lì dentro, anche senza pubblico, e dire: ‘Sto facendo qualcosa di grande’. Era la maglia che sognavo”.
Guagni sottolinea il ruolo pionieristico della Fiorentina nel calcio femminile italiano: “Se non fosse stato per la Fiorentina, che ha fatto il primo passo, non so come sarebbero andate le cose. Poi sono arrivate Juventus, Roma, Inter, ed è cambiato tutto. Ma i meriti vanno dati”.
Tra le vittorie più significative anche la Supercoppa contro la Juventus: “Non eravamo le favorite. Vincere quella partita è stato fondamentale. Ogni tanto mi riguardo le foto: ho dei ricordi bellissimi”.
Non mancano i rimpianti, come la sconfitta del 2019 all’Allianz Stadium davanti a uno stadio sold out: “Fa malissimo, ma è stata una partita storica. È stato il manifesto del calcio femminile. Il risultato forse non è stato veritiero, ma fa parte del calcio”.
Guardando al presente e al futuro, Guagni riflette sulla crescita del movimento: “Se me l’avessero chiesto quindici anni fa, ti avrei detto che era impossibile giocare davanti a uno stadio pieno. Adesso è successo. Forse oggi si è perso qualcosa, bisogna lavorarci di più, ma la base c’è”.
Dalla Champions League al Mondiale con la Nazionale, fino ai 87 gettoni in azzurro, la sua carriera resta un punto di riferimento. “Sono soddisfazioni incredibili. Quando giochi a calcio, questi sono gli obiettivi. Raggiungerli è qualcosa che ti porti dentro per tutta la vita”.






