credit photo: Ilaria Corongiu - photo agency calcio femminile italiano

La Torres Women milita nel girone A di serie C e sta dimostrando tutto il suo carattere combattivo e ricco di voglia di imporre sul rettangolo verde il proprio gioco. Le ragazze, guidate in panchina da Emanuele Riu, hanno infatti interiorizzato quella mentalità che è necessaria per superare le difficoltà in maniera concreta e produttiva.
Calcio Femminile Italiano ha raggiunto per un’intervista Veronica Sotgiu, centrocampista classe 1989 e Capitana della Torres, per parlare del suo rapporto con il gruppo squadra ma anche dei suoi progetti futuri e di chi, nel suo percorso da sportiva, ha rappresentato per lei una guida.

In questa stagione ia squadra si è rinnovata e le nuove arrivate, sia straniere che italiane, si sono ben ambientate con chi già vestiva la maglia rossoblù. Le ragazze sarde, presenti quando la Torres ha raggiunto la serie C dopo aver vinto il campionato d’Eccellenza, rappresentano il punto di partenza di un organico che sa bene ciò che vuole e come ottenere i frutti dal proprio lavoro.

“Il gruppo quest’anno é nuovo rispetto allo scorso anno, le ragazze straniere e i nuovi acquisti si sono ambientate bene e il clima negli allenamenti è positivo.
Tengo comunque a sottolineare l’importanza di ragazze come Clara Marras, Maria Adelaide Prato, Giada Billi, Gaia Cossu e Anna Maria Uzzanu, ragazze sarde con cui abbiamo fatto il passo più importante, ovvero vincere il campionato d’eccellenza.
L’ossatura della squadra per me devono sempre essere le ragazze locali, sempre presenti e di grande supporto”.

Proprio questa comunione d’intenti, e la voglia di dare sempre il massimo per raggiungere i propri scopi, è la più grande forza del gruppo. Ognuna di loro dalle veterane a chi è arrivata dopo fa la sua parte sul rettangolo verde. La partita contro l’Angelo Baiardo, terminata con un pareggio, è un esempio della forza d’animo che contraddistingue la Torres.

“La forza principale del club secondo me é l’abnegazione totale di tutte, in campo non ci risparmiamo. Siamo sempre a disposizione, alcune compagne sono subentrate nella ripresa e si sono fatte trovare pronte, dando grande supporto e aiuto alla squadra. La partita che ci rappresenta meglio penso sia il pareggio contro l’Angelo Baiardo. Molte di noi stavano male, proprio male fisicamente, era difficile anche respirare per molte di noi.
A fine primo tempo sembravamo in terapia intensiva  ma siamo comunque scese in campo e abbiamo dato davvero l’anima, rischiando anche di vincere. É stata una partita di sacrificio e il risultato positivo é scaturito dall’impegno di tutte.”

Parlando, ora, più strettamente della sua persona, Veronica Sotgiu ci ha raccontato di come essere Capitana sia sicuramente una responsabilità ma anche un onore soprattutto per chi, come lei, è nata e vive a Sassari per cui la Torres è ben più che una semplice squadra.
C’è una sensazione, che è quella di volgere lo sguardo agli spalti e trovare quelli delle persone a cui si tiene di più, che è impagabile e quanto di più prezioso possa esistere.

“La fascia da Capitano? Noi siamo una squadra molto giovane, non é sempre facile gestire tutte le situazioni. Il Capitano é giusto che abbia più responsabilità e sia sempre presente, anche se comunque le mie compagne sono molto mature e tengono alla maglia. Io credo sempre che per una persona nata e vissuta a Sassari sia un orgoglio e un onore ancora più importante indossare la fascia della squadra della propria città, ma alzare lo sguardo e vedere le persone a me care in tribuna la domenica è la cosa più bella in assoluto. Cerco di essere un esempio impegnandomi in tutti gli allenamenti e la domenica, non dando mai nulla per scontato, perché il posto fisso in campo secondo me non esiste per nessuno. Soprattuto io spiego sempre che il duro lavoro e la serietà ripagano a lungo andare, allearsi bene e fare una vita sana permettono di giocare a livelli importanti, ancor di più di questi tempi in cui il calcio femminile ha iniziato il decollo”.
Ha proseguito la centrocampista spiegando nel dettaglio come ogni suo gesto in campo e fuori da esso sia volto ad essere un esempio: “E’ giusto avere sempre rispetto per la società, mister, dirigenti e Presidente: Gestire una squadra dilettante a livello femminile é davvero difficile e noi siamo fortunate ad avere la società che abbiamo e ad indossare questa maglia. I momenti difficili, poi, in una stagione sono diversi, bisogna stringere i denti e provarci sempre e comunque, solo così si possono superare, lavorando e impegnandosi”.

Il futuro, così come Sotgiu lo immagina, la vedrà con gli scarpini ai piedi ma in panchina perché vivere di calcio è una vocazione e non termina quando si esce dal rettangolo verde all’ultima partita da calciatrice.

“Il mio futuro tra cinque anni? Non con la maglia da gioco ma magari con le scarpette si, a bordo panchina. Cinque anni sono tanti ormai, spero di chiudere bene, arriverà il momento a breve, o quest’anno o massimo il prossimo e sono sicura che mi piacerà andare dall’altra parte, anche se la vita cambierà, è un processo fisiologico da accettare”.

Ad ultimo, ma non certamente per importanza, è giusto menzionare tutte quelle persone che nel percorso atletico sono state vicine alla numero 10. Ognuno di loro ha lasciato una traccia indelebile nella preparazione e nel cuore di Veronica: a partire da Antonello Lisai, suo primo mentore e colui che per la prima volta l’ha soprannominata ‘Zanzara’ e le ha assegnato quel 10 che è stato una costante in tutta la sua carriera.
Dopo di lui mister Mario Silvetti con il suo carisma e personalità forte e Manuela Tesse nome ormai sempre più celebre nel panorama calcistico femminile italiano e non solo.

“Sarei folle e ingrata a nominare solo un allenatore. Ho avuto allenatori preparati, che hanno ottenuto o risultati più importanti e stanno avendo carriere illustri, mister mi hanno aiutato molto. L’allenatore che per primo ha inciso nella mia vita é stato Antonello Lisai e so che se dovesse leggere quest’articolo gli strapperò un sorriso . È stato il mio primo mister alla Torres femminile, mi ha fatto innamorare ancora di più del calcio, lui mi ha battezzata come “Zanzara” e lui mi ha dato la maglia numero 10, da lì è iniziato tutto. Quindi Lisai è il mister che ho come primo allenatore nel cuore. In seguito a 17 anni ho avuto mister Mario Silvetti, tatticamente il più forte in assoluto, personalità, carisma, grande considerazione delle giovani. Mi ha fatto piangere molte volte per i suoi rimproveri, ma credo di aver imparato tantissimo e soprattutto mi ha dato la possibilità di scendere in campo con ragazze davvero forti, aiutandomi a crescere. Mister Manuela Tesse, la quale sta avendo una carriera luminosa, che si merita, l’unica donna allenatrice che ho avuto, carattere da vendere, grinta e preparazione alla partita di alto livello. Spero possa proseguire nel migliore dei modi”.

Federica Pistis
Sono nata in provincia di Cagliari il 29/08/1992. Mi sono laureata in scienze dell'educazione e della formazione primaria e ora frequento la magistrale di pedagogia presso l'Unimarconi di Roma. La mia passione per il calcio è nata quando ho iniziato a seguire questo sport perchè mio fratello è un grande tifoso del Milan e io cercavo un punto d'incontro con lui. Ho iniziato a guardare le partite, e a comprenderne i meccanismi poi è arrivato quello femminile che mi ha conquistata al punto da sentire un po' mie anche le loro imprese.

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