Photo Credit: Andrea Vegliò - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Secondo piazzamento in classifica e tanta voglia di crescere per il Cesena allenato da Mister Roberto Rossi, che tra le sue file conta una serie di giovanissime calciatrici provenienti da settori giovanili di squadre importanti alla ricerca del salto di qualità e dell’effettiva maturazione per raggiungere i palcoscenici di Serie A. Ci sono, però, alcune calciatrici che si sono messe in mostra in punta di piedi arrivando dalla Serie C, come Matilde De Muri, giunta in bianconero dal Real Vicenza e che oggi indossa con orgoglio i colori del Cavalluccio. L’attaccante è stata intervistata in esclusiva dalla Redazione di Calcio Femminile Italiano, con la quale ha intrattenuto una lunga chiacchierata.

Matilde De Muri arriva da un percorso nel calcio partito dai centri estivi e dai momenti liberi con il pallone tra i piedi, nonostante il suo primo impatto con il mondo dello sport abbia visto la pallavolo: «L’amore per il calcio c’è sempre stato in me, però l’interesse non l’ho mostrato subito. Ho fatto pallavolo dai sei ai dodici anni, ma nei momenti liberi giocavo sempre a calcio, ai centri estivi in estate giocavo con i maschi, o se andavo in giro e trovavo qualcuno che stava giocando mi mettevo a giocare anch’io, e poi ho iniziato, durante le partite di pallavolo, a fare dei recuperi del pallone con i piedi, o mi mettevo a palleggiare con il pallone da pallavolo. Dopo un po’ di tempo, ho avuto il coraggio di dire a mia mamma che volevo giocare a calcio, si era un po’ accorta che mi piaceva; mio papà, invece, era un po’ più titubante e diceva che era uno sport da maschi e che aveva paura che mi facessi male alle gambe», è stata poi la mamma della calciatrice la vera artefice di quanto è seguito«Alla fine ho convinto mia mamma, ho trovato la squadra di calcio e da lì è iniziato il mio amore. L’ho scelto perché fin da piccola mi è sempre piaciuto correre, e anche a scuola vincevo sempre le campestri. Mi è sempre piaciuto anche stare all’aria aperta, a pallavolo si gioca al chiuso dentro a una palestra e non si corre tanto, e del calcio mi piace quest’idea di libertà», e quest’idea di libertà, di correre a campo aperto, di non fermarsi mai finché non si è davanti alla portiera avversaria è il motore che porta la numero 21 del Cavalluccio a scendere in campo dando fondo a tutte le proprie energie per insaccare il pallone in rete.

La bianconera ha dapprima indossato la maglia del Vicenza per poi esordire con la Prima Squadra del Real Vicenza in Serie C, una categoria che, dopo l’Eccellenza, l’ha davvero aiutata a raggiungere livelli altissimi di consapevolezza nei propri mezzi e nel proprio gioco: «Con il sacrificio, l’impegno e il duro lavoro si può migliorare e raggiungere gli obiettivi che ci si pone, e si può salire di livello. Ho fatto le giovanili col Vicenza e poi col Real Vicenza ho fatto l’esperienza con la Prima Squadra, e comunque per arrivare lì ho lavorato tanto anche al di fuori degli allenamenti con la squadra: mi allenavo anche da sola, e quindi ho capito che con l’impegno e il duro lavoro si può arrivare dove si vuole», e i valori dell’impegno e del duro lavoro appresi grazie a questo sport sono stati in seguito accompagnati da altri, quali «il sacrificio e l’impegno per migliorare, il rispetto per le avversarie e le compagne, l’amicizia e lo spirito di squadra, perché nel calcio si deve collaborare anche con le compagne.»

L’attaccante ha in seguito sottolineato come la Serie C sia stato il suo primo banco di prova importante verso la percezione del proprio valore, che in Eccellenza era esploso, ma che in questa categoria si è sprigionato al massimo: «Mi è servita tanto la Serie C, dopo quest’esperienza sono maturata moltissimo sia a livello personale, sia calcistico, e mi è servita moltissimo per fare il passo decisivo verso la Prima Squadra. Prima sì, ho giocato in Eccellenza, ma il livello era basso, e in Serie C trovi invece ragazze con molta più esperienza, a diciotto anni puoi giocare anche con ragazze di trent’anni, e mi è servito molto per farmi le ossa», e questi miglioramenti si vedono nei match che la giocatrice disputa ora in serie cadetta, come se facesse parte dell’organico di categoria da anni e non fosse una “novellina” proveniente da tutt’altro campionato.

La Serie C, per quanto competitiva e complessa si sia rivelata, è comunque diversa dalla Serie B, e De Muri ha colto il salto di categoria nell’intensità che il rettangolo verde richiede di volta in volta, nonché dall’esperienza che molte avversarie hanno dimostrato di avere: «Differenti sono sicuramente il ritmo e il livello che c’è in Serie B sia parlando di allenamenti, sia durante le partite: si è in una categoria superiore e si sente, perché è tutto più intenso, e anche in Serie B trovi ragazze di molta esperienza che sono scese dalla Serie A, o comunque giovani promettenti, e il livello è molto, molto alto.»

La numero 21 bianconera ha già notato, dal proprio punto di vista, notevoli miglioramenti nella propria presenza sul campo di gioco. Mettersi alla prova in una categoria superiore e adattarsi a un nuovo ruolo per il bene della squadra le hanno fatto bene e le stanno fornendo ulteriori strumenti per diventare un’attaccante ancora più completa: «Rispetto allo scorso anno mi vedo migliorata dal punto di vista mentale: non avevo molta fiducia in me, quando sono arrivata qui ho dovuto avercela, perché all’inizio mi sentivo un po’ a disagio, visto che tutte le giovani che sono qui arrivano da Società professionistica e io ero l’unica che lo era. Con il passare del tempo, le mie compagne mi hanno aiutato e sono riuscita a integrarmi. Anche per quel che riguarda l’adattarsi a un ruolo che non è il mio, a me piace giocare come esterno d’attacco e qui gioco punta, e quindi mi sono dovuta adattare, perché gli anni prima ero sempre nella mia posizione forte, qui ho dovuto migliorare degli aspetti a cui non prestavo molta attenzione, e quindi sono migliorata anche sotto quest’aspetto.»

«Preferisco stare vicino alla porta, quindi in zona d’attacco, ma se ci fosse la necessità di andare a centrocampo per la squadra lo farei. Mi piace cambiare posizioni, all’inizio è stato faticoso, ma se il Mister ha un modulo diverso ci si adatta per il bene della squadra. I miei punti forza sono la corsa, la velocità e il dribbling», De Muri ha le idee chiare e ha interiorizzato, dopo tanti anni davanti alla porta, l’importanza di essere calciatrici complete, nonché quelli che sono i suoi punti di forza.

Il Cesena, secondo in classifica, è l’emblema di un calcio che vuole ancora “parlare italiano”, inserendo nel proprio organico esclusivamente calciatrici provenienti da squadre italiane e da vivai importanti per permettere loro una crescita costante per giungere al salto di qualità. Questo è stato uno dei motivi per cui la calciatrice ha scelto di acconsentire alla chiamata del Cavalluccio e di difenderne i colori per questo torneo: «All’inizio un po’ mi sentivo intimorita e a disagio, ma col tempo sono riuscita a esprimere il meglio di me, arrivando anche da una categoria inferiore mi faceva sentire un po’ a disagio. Adesso mi sento più consapevole di me stessa, e ho capito che provenire da una Società professionistica può essere un punto di vantaggio, perché comunque si lavora in modo differente, però non è fondamentale per arrivare dove si vuole. Puntano sulle ragazze giovani e italiane e le fanno giocare per farle crescere. Quando ho sentito che era una squadra costruita per la maggior parte su ragazze giovani e di squadre professionistiche per me è stata l’occasione di migliorare e crescere e cercare di imparare da loro.»

Contro il Venezia nel match di Martorano tra le mura amiche una delle reti portava la firma di De Muri, che si dimostra di partita in partita una delle calciatrici più decisive nella finalizzazione, ma anche nel controllo del gioco e in fase di possesso e fraseggio. Arrivare a essere protagonista nelle schiere di Mister Rossi era un obiettivo che la calciatrice vedeva come un lontano miraggio e che invece ora la riempie d’orgoglio«Non me l’aspettavo. Ho corso il rischio di salire di categoria senza sapere se avrei avuto la possibilità di giocare, perché per una ragazza della mia età non è semplice salire da una Serie C, da dove venivo io, a una Serie B, però ne sentivo il bisogno, avevo voglia di mettermi alla prova, e fortunatamente è andata bene. Per il momento sono soddisfatta.»

In questo contesto, è giusto sottolineare il ruolo che le compagne di squadra hanno avuto nei momenti difficili e di assestamento per il salto di categoria, diventando d’esempio per lei e uno stimolo per dare sempre di più«In uno sport come il calcio la squadra è fondamentale, si gioca in undici e le compagne per me sono sia una fonte di stimolo, perché vederle dare il massimo in partita e in allenamento sprona anche me a dare sempre il massimo, sia d’esempio, perché sono tutte giocatrici di alto livello e per me sono un esempio da cui prendere spunto e cercare di migliorare.»

La giocatrice ha già raggiunto l’obiettivo principale che si era preposta alla vigilia, vale a dire segnare con la maglia del Cesena il suo primo gol in Serie B e, si sa, l’appetito vien mangiando, ed è per questo motivo che non ha nessuna intenzione di limitarsi a scendere in campo con la maglia da titolare, perché il sogno è arrivare in doppia cifra: «Tra gli obiettivi personali che mi ero preposta, visto che ero scettica e mi chiedevo se avrei giocato, quello principale era di segnare il mio primo gol in Serie B, che è finalmente arrivato. Adesso che la situazione è un po’ cambiata, mi piacerebbe arrivare in doppia cifra.»

Matilde De Muri, con il suo numero 21 e la sua grandissima grinta, veste il bianco e il nero del Cesena scendendo in campo per aiutare la squadra ad alzare l’asticella, a migliorarsi e a credere di potersela giocare con qualsiasi avversaria. La giocatrice è anche la dimostrazione che non serve provenire da una Società dalla nomea importante per essere determinanti, perché a fare la differenza ci pensano il talento, la passione, l’istinto, tutte qualità che a lei non mancano.

Si ringraziano Matilde De Muri, l’addetto stampa Filippo Minardi e il Cesena Calcio Femminile per il tempo, la disponibilità e la grande fiducia.

Ilaria Cocino
Appassionarmi allo sport è stato semplice: qualche gol degli Azzurri al Mondiale 2006, qualche punto spettacolare di dritto, qualche schiacciata nel campo avversario, qualche canestro impossibile. Sono un'aspirante giornalista sportiva che segue con passione il movimento calcistico al femminile da ormai qualche anno e tenta, attraverso il suo piccolo contributo, di trasformarlo nella quotidianità di chi legge e di renderlo qualcosa di più di una semplice meteora: il potere delle parole è inestimabile, e spenderle per queste ragazze è un privilegio immenso e una grande responsabilità.

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