Photo Credit: Emanuele Colombo - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Angelica Soffia, difensore italiano classe 2000, è ormai da tempo una pedina molto importante nello scacchiere di Suzanne Bakker.
Arrivata in rossonero nell’estate del 2022, dopo aver debuttato con il Verona e aver vestito anche la maglia della Roma, con cui vince uno Scudetto e si conquista la maglia della Nazionale, si rivela essere immediatamente una giocatrice di livello. Schierata soprattutto da terzino, è durante quest’annata che fissa il suo posto da centrale di difesa, a causa delle numerose assenze in quel reparto, senza farle rimpiangere.

Autrice di 3 reti in questa stagione, 1 in Coppa Italia, nella vittoria per 2-3 contro il Genoa, e 2 in campionato, nella sconfitta per 4-3 contro la Fiorentina e nel pareggio per 2-2 contro la Lazio, Soffia ha raccontato di sè a Casa Tarqui, il programma social della giornalista Alessia Tarquinio.

Sei diventata Capitano a 17 anni, eri poco più che una bambina. Ti ricordi quell’emozione?
“A me è sempre piaciuto avere responsabilità, è una cosa che mi dà più carica. Forse è strano da dire, però la responsabilità è qualcosa che mi fa avere anche più personalità. Poi mi aspetto che quello che do influenzi un po’ le persone che mi stanno intorno e quindi spero che siano spronate anche loro a dare il mille per mille. Quando mi hanno fatto capitano a Verona c’erano stati tanti cambiamenti, era un periodo di transizione. La responsabilità mi ha dato solo un booster per poi arrivare sempre più pronta.”

Non hai mai avuto paura?
“Anche quando ci sono partite importanti non ho mai quella sensazione di paura o di ansia. Mi caricano, a me piace che ci siano responsabilità. Più la cosa è difficile, più non vedo l’ora di farla.”

Tu hai iniziato molto presto, subito ad alto livello perché tu hai iniziato a Verona. Quel club era già fortissimo e in più c’erano delle calciatrici che poi hanno fatto la storia, mi sto riferendo in modo particolare a Melania Gabbiadini. Cosa ti ha lasciato quell’incontro con lei?
“Come prima esperienza avere quelle qualità lì, quelle personalità lì, per me è stato quel pezzettino in più che magari altre persone non hanno potuto sfruttare per fare esperienza. Melania è sempre stata il capitano silenzioso, non ha mai avuto bisogno di dire troppe parole. Tutti sapevano quello che dovevano fare, non penso ci sia mai stato un allenamento in cui qualcuno non abbia dato il 100%. Lei, poi andando a Roma, Elisa Bartoli: erano delle figure con cui o davi l’anima o non potevi stare lì. O mille per mille o niente. È una di quelle cose che io adesso mi porto in tutto quello che faccio, fuori dal campo e in campo.”

Si può dire che questa sia la stagione in cui hai raggiunto la completezza tecnica e agonistica? Sei nel tuo prime?
“Io non mi accontento molto facilmente. Diciamo che sono nel prime del momento, ma vorrei che fosse di più. Diciamo che sono partita bene!”

Cosa devi fare per raggiungere il tuo prime, per dire di essere completa?
“Sicuramente avere una continuità di presenza in Nazionale che è portata dall’avere più qualità da parte mia.”

Parlando del tuo ruolo, tu hai fatto un po’ di tutto. Qual è il ruolo che senti più tuo?
“Tocchi un tasto dolente del momento perché a me non piace proprio fare il difensore centrale, lo sa benissimo anche la mia mister (ride n.d.r.). Io mi metto sempre a disposizione dei miei allenatori e della squadra e so che in questo momento è d’obbligo. Però io ho bisogno di correre, non posso star lì ferma.”

Com’è lavorare con uno staff tutto femminile?
“E’ un valore aggiunto quando si parla di sensibilità. Diciamo che la donna capisce più dinamiche che magari l’uomo non si immagina. Quest’anno abbiamo anche due figure, l’osteopata e il fisioterapista, sempre al femminile. Secondo me è un valore aggiunto per sensibilità, per quanto portano di carattere. Noi dobbiamo sempre conquistare le cose per ottenerle, purtroppo più degli uomini, quindi c’è questo booster che le donne portano.”

Il Milan è una società all’avanguardia, mi riferisco alla policy sulla tutela della maternità e il rinnovo automatico che dà alle calciatrici nell’ultimo anno nel caso in cui dovessero affrontare una gravidanza. Ti rende orgogliosa giocare per una società che pensa così tanto a voi?
“Siamo state le prime sicuramente in Europa. Ci hanno fatto fare dei test per capire come la pensassimo: cosa va aggiunto nelle trasferte, come comportarsi quando c’è una bimba, un bimbo. Niente da dire, veramente. Ci hanno stupito, è bello che loro, anche in questo caso, pensino alla figura femminile. Non è scontato. Sì, rende orgogliosi e speriamo che non sia l’unica.”

In tutto il percorso che hai avuto nella tua carriera ti sei mai sentita fuori dai radar? Pensare che magari qualcuno non riconoscesse il tuo valore.
“Sicuramente mi ci sono sentita quando ho giocato di meno. Quando inizi un po’ a dubitare di te stessa perché gli altri dubitano di te, lì ti senti un po’ al buio. Negli ultimi anni ho fatto una grande crescita, per quanto mi riguarda. A livello di pensiero, come affrontare le cose negative. Non è più un cercare conferma negli altri ma è proprio un relazionarsi con me stessa. Quindi lo sono stata ma non penso che ricapiterà.”

Da grande cosa vuoi fare?
“Tutto quello che riguarda fisioterapia, osteopatia. Mi piace tanto prendermi cura delle persone, mi piace molto fare massaggi, sentire quello che percepisce la persona. Non so ancora come lo farò perché non è che mi basta fare la fisioterapista o l’osteopata, vorrei che fosse qualcosa che non c’è ancora, che qualcuno deve “inventare”. Conto sul fatto di spostarmi tanto, in diversi paesi, quando un domani finirò di giocare. Girare i continenti per capire come fanno le cose.”

Cosa non sopporti nel calcio?
“Il pregiudizio sulle donne.”

Soffia ha dunque raccontato molto di sé, e non solo, ad Alessia Tarquinio. Ora il suo compito tornerà a essere quello di dover aiutare il Diavolo nella faticosa rincorsa Champions League che il Milan non ha ancora abbandonato e che sogna di concludere proprio al terzo posto.

Daniele Vitarelli
Nato in provincia di Monza e Brianza. Laureato in Storia e studente di Scienze Storiche presso Unimi a Milano, la mia passione principale, però, è sempre stata il calcio. Sono convinto che il calcio femminile possa diventare una realtà concreta in Italia e il mio obiettivo, oltre a migliorare me stesso, è rendermi utile per la crescita di questo movimento.

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