“La Nazionale Femminile ha lasciato, con la finale sfiorata all’Europeo in Svizzera, un segnale positivo di crescita e identità”. A dircelo è stata la giornalista Roberta Fontana che parlando di Azzurre e del suo CT ha aggiunto: “Conosco personalmente Andrea Soncin ed è un grande professionista. Lo reputo, probabilmente, il miglior allenatore possibile per la Nazionale femminile di oggi”.
La Nazionale è impegnate, ora, nel doppio appuntamento che vale un posto diretto per la qualificazione al Mondiale di Brasile del prossimo anno. Roberta sul tema non ha dubbi: “La qualificazione al Mondiale sarebbe importantissima, direi fondamentale per tutto il movimento femminile calcistico”.
Volto e voce di Sportitalia, canale sul quale conduce ogni venerdì con il suo programma ‘Zona Fontana’, sulla Serie A Women poi ci ha confessato: “Vedo un campionato in crescita di interesse. Negli ultimi anni l’ingresso di tante società professionistiche, poi, ha portato sempre più credibilità, oltre a strutture e nuove opportunità. Con il passare del tempo i club hanno dato visibilità e organizzazione, accelerando un processo necessario alle nostre ragazze”.
La presentatrice, con un passato anche con Mediaset, poi parlando dell’album Panini interamente al femminile ha evidenziato: “A primo impatto può sembrare un traguardo simbolico ma lo reputo importantissimo. Per una bambina, infatti, può significare davvero tanto, possono sentirsi rappresentate e capire che anche loro possono sognare in grande”.
La speaker, che ha collaborato con Radio Studio Elle, e ha ricevuto il premio Antenna d’Oro per la TV con ‘Zona Fontana’ a proposito di calciatrici poi ha ammesso: “Certamente mi piacerebbe incontrare una calciatrice che oltre al talento ha anche una forte personalità. Le chiederei, ad esempio, cosa significa oggi essere un punto di riferimento per tante ragazze e come gestisce pressione e aspettative”.
In chiusura, infine, Roberta Fontana ci ha parlato un po’ di lei, del suo amore per il calcio e dei suoi trascorsi con un pallone raccontandoci: “Il mio amore per il calcio nasce da piccola, guardando le partite in famiglia. È qualcosa che ti entra dentro senza che te ne accorga. Se dovessi definirlo direi: emozionante, autentico e coinvolgente. Da piccola sì, giocavo in modo spontaneo, senza pensieri, più per divertimento che per ambizione. Ricordo la libertà di quei momenti. Sicuramente, se il calcio femminile avesse avuto la visibilità di oggi, magari ci avrei pensato davvero”.






