Finalmente una bella Italia. In un periodo in cui la maglia azzurra non sempre riesce a regalare entusiasmo, sono le ragazze di Andrea Soncin a ricordare quanto possa essere bello vedere una Nazionale giocare con personalità, ritmo e idee chiare.
Contro una Serbia falcidiata dalle assenze e apparsa fin da subito in difficoltà, il successo delle Azzurre era quasi obbligato. Ma ridurre tutto a una semplice formalità sarebbe ingeneroso. L’Italia ha affrontato la partita con l’atteggiamento giusto, senza sottovalutare l’impegno e mantenendo intensità e concentrazione dal primo all’ultimo minuto. Fin dalle prime battute la squadra ha preso il controllo del gioco, gestendo il possesso con qualità e muovendo il pallone con velocità. La manovra è stata fluida, costruita con pazienza ma anche con verticalità quando si aprivano gli spazi. Ampiezza sulle corsie, inserimenti delle centrocampiste e pressione immediata dopo la perdita del pallone: segnali di una squadra che sta provando a costruire una propria identità.
La Serbia, decimata e poco incisiva, ha opposto poca resistenza. Ma il merito di Girelli e compagne è stato proprio quello di non abbassare mai il ritmo anche quando la partita sembrava già indirizzata: l’Italia ha continuato a cercare il gioco, a pressare e a muovere la difesa avversaria con pazienza. Non solo superiorità tecnica, ma anche voglia di giocare bene.
Tra le immagini che restano della serata ci sono le lacrime di Oliviero dopo il gol. Un’esplosione di emozione che racconta molto più di una semplice rete: racconta l’anima di questo gruppo, la partecipazione e la voglia di dare tutto anche in una partita che sulla carta poteva sembrare scontata. Nel cuore del gioco continua a emergere con forza Arianna Caruso. La centrocampista azzurra è sempre più un punto di riferimento della manovra: qualità nelle scelte, inserimenti puntuali e capacità di dare equilibrio alla squadra. Non è solo una questione di numeri, ma di peso specifico nella costruzione del gioco.
La Serbia rappresentava probabilmente l’ostacolo meno impegnativo del girone, ma l’Italia ha fatto esattamente quello che doveva fare: vincere, convincere e mostrare anche tratti di bel calcio. In un percorso di qualificazione lungo e pieno di incroci delicati, anche partite come questa possono lasciare segnali importanti.
Più che il risultato, è la sensazione lasciata in campo a contare: un’Italia che non si limita a vincere, ma che prova a riconoscersi in un’idea di gioco precisa. Il punteggio racconta la superiorità, ma è il modo in cui arriva la vittoria a fare la differenza: una squadra che finalmente sembra avere una direzione chiara. Il più incoraggiante è forse proprio questo: una squadra che non si accontenta del risultato, ma che prova a costruire qualcosa attraverso il gioco, l’intensità e lo spirito di gruppo. E se l’azzurro deve tornare a emozionare, forse la strada passa anche da qui.






