Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Social si, social no: questo è il dilemma. Non è solo una strana rivisitazione di una famosissima opera di Shakespeare, ma una domanda che spesso e volentieri trova risposte contrastanti se legata all’ambiente sportivo.

A farlo in modo concreto, però, ci ha pensato Martina Rosucci: la celebre calciatrice juventina – ospite a Indivisa (pagina interamente dedicata alle “women”) – ha parlato del ruolo dei cosiddetti “network” all’interno del contesto calcistico femminile, dilungandosi, in particolar modo, sulla loro modalità d’impiego –  da capitana della squadra 6 volte sul tetto nazionale e da professionista.

Quando nessuno parlava di noi, il loro utilizzo per me era diventata una missione – ha riferito -. Oggi, però, la mia presenza sui social è minore: a cambiare è stata la professionalità del personaggio, non della persona, e sto più attenta a ciò che pubblico, anche perché ogni contenuto può avere un impatto. Prima ero anche più spontanea, ma oggi ho un ruolo diverso; con i tifosi, intanto, ho sempre avuto un bellissimo rapporto, dal vivo e online. A loro il mio pensiero arriva ben chiaro!”.

Nelle parole della bresciana riferimento intelligibile risulta quello legato alla consapevolezza di una vera e propria influenza singolare: le piattaforme moderne, infatti, risultano estremamente efficaci nella comunicazione quanto volubili in altre forme; a tal proposito la stessa ha ammesso: “quando si rappresenta un club importante come quello bianconero e si indossa una fascia al braccio, è necessario prestare ancor più attenzione a ciò che si comunica. Professionismo significa anche questo: responsabilità, poiché si deve essere consapevoli del proprio ruolo e dell’influenza che si può avere”.

E su se stessa come figura da seguire: “sono solo Martina, una giocatrice della Juventus, non mi sento un modello. Posso dire, però, che sono la stessa persona, in campo e fuori; so che tante bambine oggi vedono alcune calciatrici come riferimento ma voglio restare così, autentica, anche perché essere un modello non vuol dire essere perfetti”.

Tra highlights, azioni che meritano replay, meme e quant’altro, la tipologia di interazione illustrata – anche in questo caso – ha naturalmente i suoi pro ed i suoi contro. Secondo Rosucci, però, vi è una certezza: “hanno aiutato il calcio femminile – ha dichiarato con fermezza -, sopratutto sul piano comunicativo circa orari e partite, anche se, da questo punto di vista, ci sono ancora realtà piuttosto indietro. I contro? Il fatto di dar voce a chiunque; i social evidenziano quanto spesso si facciano confronti senza senso tra calcio maschile e femminile, mentre si parla dello stesso sport. Onestamente preferisco vedere la diversità come un valore, senza alcun vittimismo, perché il nostro calcio ha una sua identità.

Insulti? Non la vivo male. Non ne ho mai ricevuto molti e non bisognerebbe ad ogni modo superare i limiti, devo dire, però, che quando mi è capitato, ho sorriso; spesso è palese che arrivino da persone lontane da questo mondo. Le critiche tecniche, invece, possono dispiacere, ma fa parte del nostro lavoro poiché siamo esposte”.

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