Dopo l’ottima stagione che ha portato il Moncalieri al primo posto del proprio girone d’appartenenza (il girone A) di serie C e aver vinto con merito le semifinali dei play-off, la squadra di Franco Semioli si accinge a giocare la finale contro l’Orobica. Domenica, in una partita dall’esito secco in cui chi vince disputerà, nella prossima stagione, il campionato di serie B, il club piemontese è pronto a dare il massimo.
Calcio Femminile Italiano ha raggiunto il preparatore dei portieri del Moncalieri Bruno Pace per un’intervista in cui si è parlato del momento topico che sta vivendo la squadra, ma anche del suo lavoro in queste settimane e di come le ragazze siano cresciute, quest’anno, sia nelle proprie abilità che nella mentalità.
Gli allenamenti di queste settimane in vista della finale si sono concentrati non tanto sullo stile e la tecnica di gioco quanto sulle sfumature, cioè quelle dinamiche che sono fondamentali in campo e che permettono alla squadra di muoversi assieme verso l’obiettivo.
“Il lavoro in vista della finale è cambiato sostanzialmente. Per tutto l’anno si è operato in simbiosi con la squadra: Il mio lavoro in quell’area specifica è stato gestito prima individualmente e poi integrato con quello assieme al resto dl gruppo, mentre in questa settimana non si è pensato al al lavoro tecnico individuale anche perché la psicosi delle giocatrici in questo momento è basata sul sull’evento e non ha bisogno di sentirsi dire come mettere le mani, come aprire per fare una parata o come si faccia una parata a contrasto. L’attenzione è concentrata sull’empatia con la squadra, si vanno a ritoccare quelli che sono i giochi di forza e quello che può dare in aiuto alla squadra. In definitiva si cerca di fare un lavoro che sia utile per il contesto della singola partita. Abbiamo curato le uscite, la disposizione della squadra, la gestione delle situazioni durante la partita, ma non più l’aspetto tecnico”. – ha spiegato Pace introducendo la tematica della disposizione d’animo e dell’empatia che poi sarà una costante nell’intervista – “Non è più tanto quello che deve fare il portiere, ma che cosa deve fare la squadra in una situazione del genere. E’ importante cercare di tenere alto il morale del gruppo mettendosi a disposizione di questo con con tutto ciò che hai portato durante l’anno. Questo è serve per dare anche un rafforzativo psicologico così da far capire che tutto quello che ha fatto fino adesso va bene, è buono e non ci sono punti deboli”.
La mentalità con cui le ragazze del Moncalieri scenderanno in campo domenica è fondamentale, così come la consapevolezza delle proprie potenzialità e qualità. La posta in palio è parecchio alta e rappresenterebbe la giusta ricompensa per una stagione in cui la squadra ha dominato e ha mostrato a tutti di avere tutte le carte in regola per poter competere anche a livelli più alti.
“Scendere in campo con la giusta disposizione d’animo è tutto. Domenica giocheremo una partita secca, è una partita da dentro o fuori. Affronteremo una squadra che ha fatto un percorso importante e si vede dalla loro classifica, però noi dobbiamo pensare a quello che siamo capaci di fare in campo non a quello che possiamo subire dalle avversarie. Bisogna pensare che abbiamo fatto il nostro percorso che è stato eccezionale: Ci siamo accorti passo per passo che potevamo arrivare a questa finale, abbiamo raggiunto questo traguardo e adesso andremo a giocare una partita dove non conta più niente quello che hai fatto in precedenza, conta soltanto il risultato da provare a conquistare”.
Parlando, ora, più strettamente dei suoi portieri, è veramente facile leggere nelle parole del Coach tutta la stima che prova per entrambe. L’orgoglio per quanto mostrato sia durante le gare che in allenamento, settimana dopo settimana, non è certamente un segreto:
“Ho una grossa fortuna. Alleno due portieri di grande talento: Sia Milone, che gioca al Moncalieri da anni e che è un portiere veramente bravo con delle qualità che sono di categoria superiore, sia Bonaiuto, venezuelana che ha giocato sia in Italia che in Islanda e in giro per il mondo, che quando è arrivata umilmente si è messa a disposizione e ha saputo fare la sua parte avendo anche minutaggio, hanno dimostrato il proprio valore. Ho una un’area portieri che, dico sempre, proteggo nel senso che sono io il responsabile di loro qualsiasi errore facciano, non voglio che si vada da loro a fare delle rimostranze, loro devono essere tranquille e seguire una linea guida che è quella mia. Se devo dire la verità, al di là che si vinca la partita o che si perda, sono veramente orgoglioso. Non mi riferisco tanto al livello tecnico, ma piuttosto al fatto che sono contento perché hanno sempre accettato qualsiasi proposta. Mi hanno chiesto a cosa servisse, io l’ho spiegato, ci abbiamo lavorato e l’abbiamo fatta funzionare. Sono sempre state assolutamente disponibili a condividere le mie proposte lavorative.
La loro crescita riguarda sopratutto l’aspetto mentale ed è figlia di un’intesa costruita nel tempo e che ha portato ad una stima reciproca tra le atlete e mister Bruno che è visibile anche al di fuori del contesto strettamente sportivo.
“Le ragazze sono cresciute sicuramente sull’aspetto mentale. Riuscire a trovare un’intesa con le donne non è facile, ma siamo riusciti in questo con un’empatia veramente voluta al punto che, anche in privato, se vedono che c’è qualche atteggiamento, anche al di fuori del campo, di preoccupazione arrivano a chiamarmi per chiedere cosa succeda. Abbiamo costruito, nel tempo, un rapporto di grande stima al di fuori del calcio e questo è quello che poi ti porta a far credere che ci che si fa sia per loro e che funziona”.
Tornando a pensare alle ultime fatiche della stagione, l’umore del Moncalieri in vista della finale è piuttosto buono ed è stata superata quella tensione che è figlia della paura di non riuscire a superare l’ostacolo.
“Si è avvertita molta tensione prima della semifinale che poteva portare ad una debacle o alla conquista della finale. Ora, invece, la squadra è molto serena lavora con grande serietà. Da due settimane stiamo lavorando veramente bene: non c’è tensione ma piuttosto c’è il giusto rispetto per le avversarie e la consapevolezza che possiamo andare a fare la nostra partita. Passato lo scoglio della semifinale questa è una gara che non ha tensione, ha gioia di giocarla e poi vada come vada. Incontriamo una squadra che già conoscevamo in passato, anche se le giocatrici non sono più stesse. Ne conosciamo la mentalità, senza tralasciare il fatto che parliamo di una squadra che arriva anche da una serie B, quindi ha il desiderio, la voglia – e penso anche la forza – per tornare nella categoria superiore”. Ben consce del valore dell’Orobica, il Moncalieri è pronto a gettare il cuore oltre l’ostacolo facendo tutto ciò che in suo potere per vincere: “Sappiamo di incontrare un’ottima squadra ma, come ripetevo, anche noi avremo le nostre giocate e le nostre possibilità di metterle in difficoltà. Nel calcio l’unica cosa che è prevedibile è l’imprevedibilità, in una partita secca può succedere di tutto sin dal primo minuto”.
L’unico consiglio che mister Pace ha dato ai suoi portieri riprende un po’ tutti i traguardi raggiunti nel corso dell’anno dal Moncalieri: perché la gara sia positiva, la squadra semplicemente continuare quella strada intrapresa a settembre: “Ho detto di continuare il percorso che hanno portato avanti dall’inizio dell’anno senza nessuna remora e senza nessuna tensione particolare. Sarà una partita contro una squadra forte, ma siamo forti anche noi, la devono giocare con serenità domenica. Ora si deve pensare all’allenamento in vista della gara, non bisogna implementare la tensione, bisogna semplicemente giocare la partita”.
La vittoria e il passaggio di categoria sarebbe un po’ un riconoscimento per tutti coloro che hanno scelto di investire sul progetto Moncalieri che, un po’ come un’araba fenice, è risorta dalle sue ceneri. L’impegno del nuovo presidente Antonio Landolfi, quello del DS Davide Catalano, del sindaco della cittadina piemontese Paolo Montagna e della sua giunta verrebbe ricompensato, così come quello della squadra e dello staff.
“Il Moncalieri Woman nasce quest’anno, come sapete, dalle ceneri del Moncalieri precedente. Il femminile ora ha un nuovo presidente che è Antonio Landolfi ed un direttore sportivo, Davide Catalano, che hanno fatto di tutto perché questa società, che a luglio scorso non si sapeva ancora se poteva essere iscritta addirittura in C, visto che il campionato costa parecchi soldini per una società che non ha grosse disponibilità.
E’ intervenuto il sindaco Paolo Montagna che ha voluto fortemente il reparto femminile, ci ha creduto e ha investito parecchi soldi insieme alla giunta comunale per poter ricostruire lo stadio Inaudi dove gioca il basket femminile A2. Ora si stanno preparando i lavori per fare il sintetico e quindi avere un palazzetto, un fortino nostro di proprietà adeguato, quindi c’è uno sforzo enorme dietro questa città veramente dobbiamo ringraziare tutti loro che hanno deciso di di intraprendere questa questa missione e sono forse sono più agitati di noi perché desiderano tanto questo traguardo. Io lo auguro a noi perché quando sei uno sportivo vuoi andare in campo per vincere ma lo auguro di cuore anche a loro per tutto quello che hanno messo fatto per aiutarci a realizzare questo sogno”.
Infine, ma non per importanza, si è scelto di aprire uno spaccato sul ruolo del portiere in una squadra. E’, infatti, vero che l’estremo difensore vive una partita a sé e questo è legato al fatto che si trova da solo alla fine del rettangolo verde: dietro di lui solo la linea di porta che, se superata, decreta il gol:
“Io ho 65 anni e sono tra i pali da quando ne avevo 10. E’ vero che da portiere vivi una partita diversa, perché dietro le tue spalle c’è solo la riga bianca, nient’altro e se supera quella riga hai preso gol. Non hai la collaborazione dei tuoi compagni e se sbagli un gol magari lo farai dopo o da centrocampista c’è il difensore che che ti aiuta. Sei da solo, e il portiere è l’unico ruolo nello sport di squadra dove tu giochi diversamente, usi anche le mani mentre gli altri no.
È un ruolo veramente difficile, non bisogna caricarlo troppo di responsabilità perché ne ha già da quando decide di farlo. Forse è per questo che il ruolo del portiere è il più affascinante: lo dico per la mia passione, non lo cambierei con altro, per me riuscire a prendere una palla, ed è quello che spiego alle ragazze, riuscire a fare una parata è la cosa più importante, non fare superare quella riga. È come un gladiatore dentro un’arena”.






