“Non mi aspettavo un percorso della Nazionale cosi, ed è stato proprio questo a rendere il percorso ancora più significativo”. A raccontarcelo è stata la giornalista Giorgia Panigalli che sulla partecipazione in Svizzera della Nazionale di Soncin aggiunge: “L’Italia agli ultimi Europei ha dimostrato di poter competere davvero, non solo di partecipare. La prestazione in Svizzera ha dato la sensazione di una squadra più consapevole e matura. Se il movimento continuerà a essere sostenuto nel modo giusto, risultati di questo tipo non saranno più un’eccezione, ma una conseguenza naturale del lavoro fatto”.
L’opinionista della trasmissione Calcissimo TV, di Top Calcio 24, punta diretta poi su una calciatrice in particolare: “Mi piacerebbe parlare con Cristiana Girelli perché è una di quelle che ha vissuto il calcio femminile quando era molto più complicato rispetto a oggi. Non tanto per quello che rappresenta adesso, ma per tutto il percorso fatto prima.
Le chiederei come si convive con il fatto di arrivare “un po’ prima”, di costruirsi uno spazio quando ancora non c’erano modelli chiari o grandi attenzioni, e se oggi sente che una calciatrice può permettersi di essere semplicemente se stessa, senza dover dimostrare continuamente qualcosa in più”.

La classe 2001 brianzola poi parlando di calcio femminile aggiunge: “Secondo me l’album Panini al femminile ha un valore enorme, soprattutto simbolico. Non è solo una raccolta di figurine, ma un modo per rendere normale qualcosa che per tanto tempo non lo è stato.
Per una bambina vedere una calciatrice su una figurina significa potersi riconoscere, potersi immaginare lì. È una cosa semplice, ma capace di lasciare un segno profondo, perché aiuta a costruire sogni e possibilità che prima non erano così evidenti”.
Parlando della crescita degli ultimi anni del movimento, invece, durante l’intervista sottolinea: “Il  professionismo, poi, ha cambiato molto. Ha dato maggiore credibilità al movimento e ha tolto parte della diffidenza che per anni ha circondato il calcio femminile. Vedere ragazze giovani avvicinarsi con naturalezza e indossare la maglia della squadra del cuore aiuta tantissimo a creare appartenenza e continuità. L’ingresso di società provenienti dal maschile ha portato strutture, visibilità e investimenti importanti. L’aspetto fondamentale, però, è che il femminile venga vissuto come un progetto con una propria identità e non solo come un’estensione di quello maschile”.

Giorgia, che collabora con Allmilan.it e 352 Sport, invece sui primi approcci con un pallone ci confessa: “Non ho mai giocato a calcio in maniera seria. Ho sempre giocato per divertimento, soprattutto con i miei amici. Fin da piccola sono stata molto più portata a stare con i maschi, mi ritrovavo di più nei loro interessi e nel loro modo di vivere il gioco, ero decisamente più maschiaccio. Non ho mai pensato davvero di praticare calcio in modo agonistico: per me è sempre rimasto più un interesse che una pratica”.
Giorgia, che ha svolto master in Marketing digitale sportivo con la RCS Academy e l’IULM University, ha poi continuato: “Un interesse che però è cresciuto nel tempo ed è stato alimentato tantissimo da mio nonno, prima di tutto, e poi anche da mio papà. Sono sempre stata una che si buttava nelle cose e spesso mi sono ritrovata a essere l’unica ragazza in gruppi con interessi considerati più maschili. Anni fa questa divisione era molto più forte rispetto a oggi ed era più difficile trovare ragazze con passioni di questo tipo. Anche i miei amici, le persone che mi hanno accompagnata durante l’adolescenza, hanno avuto un ruolo importante nel rendere il calcio una presenza costante nella mia vita”.

La giornalista lombarda parlando del suo amore per il calcio, invece, ricorda: “Nasce quando ero molto piccola, grazie soprattutto a mio nonno e a mio papà. Però esplode davvero in un momento preciso: l’anno in cui Kaká arriva al Milan. Io sono nata a settembre 2001 e nell’estate del 2003 avevo appena due anni, ma da lì a poco sapevo già tutta la formazione titolare di quel Milan. Kaká è stato il mio primo vero riferimento, il mio primo calciatore preferito, quello che ha reso il calcio qualcosa di speciale e non solo una passione “ereditata”. Da quel momento in poi il calcio è cresciuto insieme a me ed è rimasto sempre presente.
Infine Panigalli conclude cosi la chiacchierata: “Un ruolo importante lo hanno avuto anche i miei amici, soprattutto durante l’adolescenza. Sono sempre stata circondata da persone con interessi molto legati al calcio e allo sport in generale, e questo ha contribuito a rendere il calcio una parte costante della mia quotidianità, vissuto come linguaggio comune e punto di incontro. Se dovessi definirlo con tre aggettivi direi istintivo, perché non l’ho mai scelto davvero; formativo, perché mi ha accompagnata mentre crescevo; emotivo, perché fa parte di me e del mio modo di vivere le cose”.

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