“L’aver subito gol all’ultimo minuto in semifinale e poi aver perso ai supplementari è stata senz’altro una beffa”. A dircelo senza troppi giri di parole è stata Valentina De Nucci, che sulla Nazionale Femminile aggiunge “Negli ultimi anni, da quando il movimento è diventato finalmente professionistico, si è ben contraddistinta e l’Europeo sarebbe potuto essere una piacevole conferma; invece la fortuna non è stata dalla loro parte nonostante abbiano senz’altro ben figurato. A conferma del movimento che sta crescendo con forza, è senz’altro stato un rammarico non aver raggiunto poi la finale e da lì, perché no, una vittoria”.
Nazionale impegnata ora nelle qualificazioni Mondiali. Sulle ragazze guidate dal CT Andrea Soncin la speaker radiofonica e conduttrice televisiva aggiunge: “La prestazione in Svizzera lascia un segnale fortissimo. Il calcio femminile italiano può competere ad alto livello in Europa. Non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello mentale. Ho visto una squadra matura, coraggiosa, capace di soffrire e di proporre gioco. Credo che questo Europeo abbia dato visibilità al movimento e abbia acceso entusiasmo, soprattutto tra le bambine che oggi possono sognare con ancora più convinzione. È un punto di partenza, non di arrivo e da donna ne vado estremamente fiera e a testa alta”.
La classe ’91 poi sulla crescita di visibilità riservata alle calciatrici confida: “Da donna, ne sono molto contenta. Finalmente, dopo molte lotte di genere e non poche difficoltà, viene riconosciuto lo sforzo della donna anche in questo settore che è sempre stato ritenuto più maschile”.
Alla domanda su quale calciatrice vorrebbe conoscere, poi, non ha dubbi affermando: “Mi piacerebbe molto conoscere Alisha Lehmann, ex bianconera ora attaccante del Leicester City Women. Vorrei chiederle se la sua indubbia bellezza esteriore sia stata per lei un “problema” per affermarsi in un mondo così apparentemente maschile come quello calcistico, oppure se per lei sia stato totalmente irrilevante o addirittura un pregio dal punto di vista professionale. In un mondo odierno dove l’apparenza ha la sua forte rilevanza, sarei molto curiosa di sapere quanto questo tipo di dinamica possa aver inciso nella sua vita lavorativa, in particolar modo nel mondo del calcio professionistico e non solo”.
Da qualche settimana è uscita la seconda edizione dell’album riservato alle calciatrici. Valentina De Nucci su questo tema sottolinea: “Sono genuinamente emozionata per questo traguardo. Da bambina ero una assidua collezionista delle figurine dei calciatori Panini, riempivo più e più album, ho dei ricordi ancora molto vividi e spensierati. Pensare che negli ultimi anni anche le donne calciatrici sono presenti in una delle cose che mi ha più emozionato durante l’infanzia, mi rende molto fiera e ancora più propositiva per il futuro. Percepisco che molte barriere stanno cadendo e che si stia sempre più dando valore e riconoscenza alle donne che fanno questo mestiere, con grande dedizione, esattamente come i colleghi uomini, senza alcun tipo di distinzione o pregiudizio, come è giusto che sia”.
La modella milanese ricorda poi il suo approccio con il calcio raccontandoci: “Ho giocato per divertimento e condivisione, ma amavo davvero non solo presenziare alle partite dei miei amici, ma anche unirmi in campo con loro. Mi emozionava il brivido della competizione e ricordo quel momento come se fosse ora. Ad essere sincera però non ho mai pensato da bambina di diventare una calciatrice professionista una volta divenuta adulta, avevo altri sogni nel cassetto che poi alla fine ho perseguito, ad esempio quello di diventare una presentatrice, intervistatrice ed una figura creativa”.
De Nucci che, dopo essersi diplomata al Liceo Classico ha proseguito i suoi studi all’Università scegliendo Giurisprudenza, poi aggiunge tre aggettivi per rafforzare ancor di più il suo amore per il calcio scegliendo: “Sorprendente, perché il calcio molto spesso è sorpresa, incondizionato, perché quando sei tifoso di una squadra lo fai in maniera incondizionata nei momenti di maggior soddisfazione e vittoria ma anche in quelli più difficili, e ardente, perché come ogni passione anche quella per il calcio “arde”, non conosce mezze misure e soprattutto accende emozioni fortissime. Per quanto mi riguarda soprattutto quando vado allo stadio, per me è sempre come se fosse la prima volta”.
In conclusione l’influencer, con oltre 300 mila seguaci su Instagram, parla del movimento in crescita in Italia confidandoci: “Da donna sono davvero contenta di denotare quanta più naturalezza ci sia ora rispetto al passato dell’avvicinarsi di noi donne a sport e settori che, tradizionalmente, sono sempre stati accostati a presenze e figure prettamente maschili. Credo che la politica, ma anche la comunicazione a mezzo social, sia stata cruciale per questo passaggio e cambiamento. Il risvolto positivo di questo mondo virtuale credo sia proprio quello che io definisco identificazione”.
Su questo tema, infine, chiude: “Molte persone tendono a sentirsi meno sole, dunque meno escluse quando vedono di non essere le uniche a ritrovarsi in situazioni e pensieri che, per consuetudine e tradizione, si sono sempre visti lontani dall’idea comune o popolare e, di conseguenza, ritengo che tutto questo possa portare sempre con più naturalezza alla crescita di questo movimento e di anche quelli affini, non considerando più molte questioni un “tabù”, per fortuna. Dunque da squadre professionistiche a dilettantistiche e così via. Noi donne non dobbiamo sentirci limitate in nulla, dobbiamo ascoltare sempre la nostra testa, seguire la nostra luce e le nostre aspirazioni”.






