Nel primo anello del settore Est dell’Allianz Stadium la capienza supera abbondantemente i 5000 posti per cui ad occhio siamo capaci di valutare un settore pieno da uno semivuoto dalle persone presenti, ma udite udite, per la finale di Supercoppa tra Juventus e Roma la FIGC si è vantata che fossero stati venduti per l’evento ben seimila biglietti…non che ci fossero seimila persone allo stadio. Si può dire quello che si vuole pur di tirare l’acqua al proprio mulino, ma sugli spalti domenica scorsa a Pescara saremo stati si è no duemila. Vogliamo essere di manica larga, vogliamo essere buoni? Ok allora diciamo tremila.
Le tecniche di comunicazione forgiano realtà che non esistono un po’ quando si misura la
temperatura dell’asfalto in estate invece che dell’aria pur di poter dire che fa troppo caldo e che siamo tutti in pericolo. Basta abboccare all’amo e non farsi domande.
All’Adriatico di Pescara invece, si è cercato di far percepire l’opposto, con sorrisi e soddisfazione da parte dei vertici del calcio quando di positivo pur sforzandomi non riuscivo a trovare nulla se non l’opportunità di veder giocare le mie beniamine contro le valide, temute ed agguerrite avversarie della Roma.
Solo la loro passione mi ha permesso di rischiare la polmonite pur di vederle giocare.
Eh si perché lo stadio che ha ospitato la finale di Supercoppa in partita secca tra Juventus e Roma non aveva nulla che si avvicinasse minimamente ai criteri di ospitalità e fruibilità.
Si vogliono avvicinare le nuove generazioni al calcio femminile, ma le si deve anche accogliere in un certo modo per far si che decidano di rimanere. I nuovi idoli delle ragazzine, Da Girelli a Giugliano, vanno fatti gustare da vicino non con vetrate sporche che separano gli spalti né tantomeno da una pista di atletica che allontana i tifosi dal campo.
Lo posso dire, ne ho il diritto anche perché ero presente e l’ho vissuto in prima persona e come tifoso ed appassionato ho il dovere di raccontarlo.
Lasciare a Gennaio donne e bambini alle intemperie in una struttura che non prevede neanche una tribuna coperta se non per i Vip, dà l’idea di quanto superficiale e approssimativa per non dire disinteressata sia stata la scelta dell’impianto.
Pronto ? ciao cara senti…dobbiamo trovare una struttura che ci chieda poco per l’affitto,
sai…mancano due mesi alla partita di…che partita è già? Coppa Italia? non mi ricordo..
Adesso non c’ho tempo che ho l’estetista fra due ore e mi devo preparare..fai te…chiama coso che c’ha un sacco di contatti, uno stadio a poco vedrai che lo trova, non abbiamo mica soldi da buttare.
Nel femminile poi…
E così dopo un volo diretto da Malpensa dove ho avuto l’occasione di incontrare sull’aereo Barbara Bonansea imbarcatasi all’ultimo purtroppo a causa di un lutto familiare e il DS della Juventus Comolli che ha deciso di stare vicino alla squadra e far sentire alle ragazze la presenza concreta della società, mi sono ritrovato in quel di Pescara. Dimentico per scelta il tragitto in taxi e comincio a gustarmi lo spazio antistante lo stadio. Sono stato a Ferrara, le ho seguite anche a Cremona e Como per altrettante finali (tutte vinte ndr.) ma l’atmosfera che ho respirato altrove qui non si sente proprio.
Non ci sono indicazioni, non ci sono colori se non quelli delle sciarpe dei tifosi che cominciano ad arrivare. Un supporter sente pronunciare la frase “Oggi giocano in mutandine e reggiseno?” Con tanto di risata.

Mi cadono le braccia dallo schifo, ma per fortuna non mi si chiude lo stomaco per cui cerco una pizzeria nei dintorni trovando l’unica nota lieta di questa trasferta (magia di Girelli e Supercoppa vinta a parte) una pizza da leccarsi i baffi in un locale ordinato ed accogliente (voto 9).
Raggiungo nuovamente lo stadio e mi accorgo che l’ingresso per i tifosi è uno solo per cui juventini e romanisti entreranno insieme.
Prima contraddizione: il regolamento in Serie A prevede ingressi separati delle tifoserie, ma in una finale di Supercoppa si può fare quello che si vuole. Quindi o il regolamento è stupido o manca serietà e prevenzione nella gestione di un evento singolo. Nel femminile non ci sono tifoserie esagitate tanto che in nessuna finale è mai successo qualcosa, per cui…
Raggiungo le scalinate per accedere al mio settore non prima di aver passato un controllo in stile “vai vai, entra” Né giubbotto né borsello controllato.
Trovo però casualmente al tornello uno scatolone su una sedia con dentro gli impermeabilini usa e getta in plastica. Chi non li ha notati se li è persi.
Salgo i gradini, sporchi e con ancora qua e là bottiglie vuote lasciate li chissà da quanto..
La sensazione di abbandono e tristezza che si percepisce osservando la tribuna opposta (quella coperta) non sarebbe cambiata neanche se ci fosse stato un sole splendente e quattro arcobaleni a far da cornice. Lo stadio sembra stato riaperto il giorno stesso dopo anni. I cartelloni pubblicitari a bordo campo ci sono sempre, ma manca tutto il resto. Il tabellone in stile novantesimo minuto in cima ad una delle curve è spento e rimarrà così. I seggiolini delle curve un po’ ci sono un po’ no e tutto intorno agli spalti, la vetrata anti-umani che più sporca e imbrattata non si può, crea una cornice dal gusto neogotico. Si, perché siamo rimasti al medioevo. Nel 2026 mentre in Inghilterra le barriere tra giocatori e spettatori sono ‘estinte’ da anni, qui in Italia invece sono ancora ben presenti, La Marmora Pozzo di Biella compreso.
Spero che queste sensazioni le abbia percepite anche Comolli tanto da spingerlo ad accelerare almeno all’interno del proprio orticello bianconero per la realizzazione di una casa per le Juventus Women degna di questo nome.
A distogliermi da questo avanspettacolo grottesco ci pensano le giocatrici facendo il loro ingresso in campo per il riscaldamento.
Fisso le mie in tutti i loro movimenti sia le titolari che le riserve. Per pochi istanti e solo tre volte, guardo le avversarie perché sono nonostante tutto in clima partita e osservarle troppo porta male.
Ce’ chi si chiede chi giocherà dal primo minuto, ma una persona brava brava, mi ha girato le formazioni ufficiali già diversi minuti prima via telefono.
Sgomento tra i tifosi, la Girelli è in panchina. Io sorrido nel notare quanta gente sia li per lei e pensando a posteriori che boato creerà quando al sessantottesimo la numero dieci entrerà in campo al posto di Cambiaghi.
Juventus-Roma mi ricorda i derby col Toro di quand’ero piccolo, quando soffrivo dal primo
all’ultimo minuto. Che bei tempi.
Ma non manca solo Cristiana dal primo minuto, seduta in panchina assieme a lei c’era per l’ultima volta in bianconero anche la mitica PPM.
Peyraud Magnin avrebbe tranquillamente potuto volare negli USA già a inizio anno come ha fatto Di Guglielmo, ma ha preferito rimanere vicino alle sue compagne, pronta comunque a subentrare nel caso fosse successo qualcosa al nuovo primo portiere della Juve, Danielle De Jong.
Pauline saluta la Juventus dopo 134 partite giocate, tutte da titolare di cui 86 partite vinte, 12135 minuti giocati, 50 clean sheet giusti giusti,138 goal subiti e 9 trofei vinti. Non male.

Quello che ha alzato al cielo la Juventus per gentile concessione dell’organizzazione che ha
impiegato mezz’ora nell’allestire il palco e tutto il resto lasciando al freddo le giocatrici di entrambe le squadre, è stato invece il sedicesimo della sua storia, ma ormai lo sapete tutti.
Non ci resta che attendere, per capire se questa squadra riuscirà quest’anno ad alzare ancora dei trofei dei tre a disposizione. Di lavoro da fare come pretende la società stessa, ne resta ancora molto perché ci sono diverse lacune da colmare e Mister Canzi dovrà darci dentro parecchio.
Buon lavoro Juventus Women

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