Nel mese di Marzo si è tenuta la terza Conferenza della FIFA per l’uguaglianza e l’inclusione; due giorni prima della giornata internazionale della donna. La prima segretaria generale donna della FIFA Fatma Samoura ha chiuso i procedimenti nella base della FIFA con un discorso toccante, “dato che siamo il corpo governate dello sport più importante del pianeta noi rappresentiamo milioni di persone senza riguardo a il sesso, le origini, lo status sociale o la propria religione. Noi dobbiamo essere umani – punto” pronuncia l’ex coordinatrice delle Nazioni Unite nata in Senegal.

“La diversità e l’unico modo per continuare ad andare avanti” aggiunge. “Non solo perché dal aspetto morale è la cosa migliore da fare ma perché c’è una ricchezza dentro a essa. Il gruppo di persone nella conferenza di oggi dimostra perfettamente un esempio della diversità. È una rappresentazione di cosa tutto il mondo dovrebbe essere e cosa il calcio può e deve rappresentare. E per questo ci servono azioni non parola”.

La 54enne si è seduta con FIFA.com dopo l’evento per discutere ed elaborare le sue idee rispetto il calcio femminile e il ruolo in cui la FIFA può prendere parte per lottare contro l’inegualità.

Fifa.com: Perché eventi come questo sono importanti?
Perché tenere questi eventi e la cosa giusta da fare. Siamo circondati da un mondo in cui ci sono uomini, e donne e nessuna società può prosperare mentre aliena 50% della propria popolazione. Il calcio è uno sport con una portata globale e per questo può portare uomini e donne insieme. Fino ad adesso questa conferenza dimostra che stiamo andando incontro con braccia aperte una riforma e stiamo mettendo le donne al centro in tutto quello che facciamo con il calcio. La parità dei sessi rappresenta mettere in abilità le donne e lasciarle esprimersi e dire al resto del mondo che una società conservativa non è il modo di fare quando si promuove lo sport.

Fifa.com: Come fa a valutare il progresso della FIFA nel calcio femminile?
Noi abbiamo cominciato a piantare dei semi, e abbiamo assistito a l’ultima Coppa Mondiale Femminile FIFA in Canada e siamo entusiasti della prossima in Francia, mi da l’impressione che il calcio è decisamente l’attrezzo giusto per un cambiamento sociale. Ogni comunità che prova ad inserire cambiamenti sostenibili per un mondo più inclusivo lo può fare con il calcio. Con il calcio possiamo raggiungere più cambiamenti positivi in tempi da record.

Fifa.com: Ti ritieni un modello di riferimento in questo procedimento?
La mia posizione come Segretaria Generale per la FIFA dimostra che il pianeta del calcio sta andando incontro a la diversità e a i suoi livelli più alti di gerarchia. Ma decisamente non è solo il mio appuntamento che cambierà la percezione che hanno la maggior parte delle persone, quella che il calcio è uno sport dominato da gli uomini. Noi dobbiamo cercare cambiamenti nella confederazione e nel livello della comunità. Dare l’opportunità di praticare lo sport a giovani ragazze gli da un opportunità di eventualmente cogliere una carriera nel calcio. Di certo mi ritengo fortunata di occupare la seconda posizione nella FIFA. Spero solo che il mio esempio ispiri altri campionati di calcio, federazioni e associazioni membri.

Quali sentimento provi uscendo dalla conferenza ed entrando nel girono nazionale delle donne?
L’entusiasmo delle persone presenti è stata una sorpresa piacevole. Erano presenti uomini e donne molto interessarti al soggetto e che mostravano l’evoluzione del calcio femminile non è un problema per le donne in generale, ma un problema da affrontare. Abbiamo sentito delle storie che ci hanno inspirato, dove tramite il calcio le persone hanno avuto l’opportunità di rivisitare la disfunzione nella società, che in alcuni casi era a proprie spese. Ha dimostrato che le donne possono mandare un messaggio al resto del mondo per lo sport.

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Martina Marino - Calcio Femminile Italiano
Sono una studentessa Italiana che frequenta la Scuola Internazionale di Milano. Ho viaggiato assieme alla mia famiglia per la maggior parte della mia vita, andando da Roma a Milano poi fino a Tripoli, e dopo la guerra civile siamo ritornati in Italia per qualche mese, per poi subito ripartire in quarta andando a Luanda dopo a Londra e finalmente di nuovo a Milano. Fra tutti questi cambiamenti ho trovato che il calcio c’è stato sempre, la squadra femminile di ogni scuola c'è e senza dubbio ne ho sempre fatto parte trovando amiche e qualcosa di bello in comune. Spero di riuscire sempre a trovare un posto dove poter allenarsi ovunque io sia nel mondo e che possa usarlo come un modo per conoscere persone e creare amicizie.