L’addio al calcio di Patrizia Panico è una pagina che si chiude senza far rumore. Nessuna conferenza stampa, nessun clamore, nessuna lacrima. Solo serenità. Tanta. E la voglia, la testarda bramosia di crescere sempre e non fermarsi mai. Inflessibile, solida, concreta.
La tempra del centravanti che non conosce la paura e affronta a muso duro ogni nuova sfida. Prima di tutto quella con se stessa. Con 196 presenze in azzurro e più di 700 goal in carriera è la leggenda del calcio femminile italiano. I primi quarant’anni di Patrizia sono già nella storia, i prossimi tutti da scrivere. In azzurro, al maschile. Alla sua prima stagione fuori dal campo, la donna dei record continua a lasciare il segno e lo fa senza troppo scalpore, con l’ardore di chi sa di aver rotto un altro tabù – l’ennesimo – ma con la genuina presunzione di chi bada più alla sostanza che alle statistiche. Eppure Patrizia è già nella storia. È la prima donna nello staff tecnico di una Nazionale di calcio maschile. Con i ragazzi dell’Under 16, al fianco di Daniele Zoratto, per la bomber – record di presenze con la maglia azzurra e migliore marcatrice – è già iniziata una nuova avventura. Dal campo alla panchina per superare se stessa. E, di nuovo, sorprendere.

LE DONNE? UN VALORE AGGIUNTO
“È strano stare dall’altra parte”, racconta Patrizia, con tutta l’emozione, l’imbarazzo e la grinta di chi vede il ruolo con gli occhi della prima volta. “Io ho 41 anni, loro 16. E per me questa differenza d’età è una grande fortuna perché, quando il passaggio dal campo alla panchina è così ravvicinato, c’è il rischio che i ruoli non siano ben definiti”. Un’esperienza nuova per l’ex capitano dell’Italia che si presenta alle nuove leve con un curriculum monstre da 10 scudetti e 14 titoli di capocannoniere della serie A e niente da invidiare ai colleghi maschi. “Il giusto connubio uomo-donna dà più ampiezza alla costruzione della squadra”, dice. E sul ruolo delle donne nel calcio non ha dubbi: “Una guida solo maschile toglie completezza. Le donne sono un valore aggiunto”. In campo e fuori. “Con i ragazzi ho un bel rapporto. C’è un bel clima negli spogliatoi. Hanno energia e tanta voglia di imparare. Tra noi c’è complicità e supporto reciproco. Sono felice, e di questo ringrazio il presidente Tavecchio e il direttore generale Michele Uva per l’occasione che mi hanno dato. Sarebbe bello se il mondo del calcio desse spazio anche ad altre ex calciatrici. A 30 o 35 anni smettono di giocare dopo aver dato tanto alla Nazionale, ma poi vengono dimenticate”.

CON I PIEDI PER TERRA
Tecnica, allenamento e determinazione. L’avventura con gli azzurrini per Patrizia è tutta in salita ma l’insegnamento più prezioso, dice, è un altro. Umiltà. E poi sacrificio, generosità e rispetto. Per le regole e per gli avversari. “Per arrivare ad altissimi livelli non basta il talento, bisogna avere in testa sempre il sacrificio. A quest’età, al di là del gioco, è importante trasmettere i valori. Questi ragazzi hanno davanti a loro un futuro non ancora quantificabile ma non sono ancora arrivati da nessuna parte. Alcuni arriveranno, altri non arriveranno mai. Da parte nostra non ci deve essere una vendita gratuita di illusioni. È importante stare con i piedi per terra”.