Pochi eventi sottolineano la ricca diversità culturale del nostro continente rispetto al modo in cui le nazioni accolgono il nuovo anno – dal valzer in Austria, o il lancio di roba vecchia in Italia, all’apertura dei rubinetti in Turchia per far entrare la fortuna. Tuttavia, alla fine di ogni anno c’è una tradizione che accomuna quasi tutti i Paesi europei e non solo: fare il bilancio dei 12 mesi precedenti in vista del futuro.

Il calcio non fa eccezione, anche dopo questo anno tumultuoso e straordinario. Molte sono le lezioni da trarre dal modo in cui gli organi di governo, le federazioni nazionali, i campionati, i club, i giocatori e i tifosi si sono uniti nel corso della pandemia di coronavirus per adattarsi a questi cambiamenti senza precedenti. Tre lezioni importanti spiccano su tutte:

La UEFA ha predisposto un protocollo collaudato e sicuro per giocare le proprie competizioni nella massima sicurezza. Da quando ad agosto abbiamo fatto ripartire il calcio, si sono giocate infatti più di 1.000 partite tra club e nazionali.

Il protocollo Return to Play, pubblicato a luglio, ha definito rigorosi standard medici e operativi per tutte le competizioni UEFA. Non è stato lasciato nulla di intentato per proteggere tutti coloro che sono coinvolti a vario titolo nelle nostre partite, sia dentro che fuori dal campo.

La popolarità e la portata del calcio ci hanno fatto sentire ancora di più il peso della responsabilità sociale. Nel momento del bisogno, il calcio ha il potere di sostenere e rafforzare la collettività.

Le federazioni nazionali, le leghe, i club e i giocatori hanno lanciato innumerevoli iniziative per aiutare le rispettive comunità locali ad affrontare i vari lockdown imposti dai governi nazionali. Tra queste, la raccolta di fondi per l’acquisto di attrezzature mediche, la consegna di cibo agli anziani e alle persone vulnerabili, la produzione di video di allenamento per mantenersi in forma a casa e l’utilizzo della potente cassa di risonanza del calcio per diffondere messaggi fondamentali per la tutela della salute.

Negli ultimi nove mesi abbiamo superato una serie di ostacoli significativi, ognuno dei quali sarebbe sembrato insormontabile in tempi più normali – riscrivere l’intero calendario delle partite UEFA del 2020/21, riformulare e concludere quattro competizioni in quattro settimane ad agosto, tentare il rientro nella massima sicurezza di un numero limitato di tifosi per la Supercoppa UEFA di Budapest, e posticipare EURO 2020 di 12 mesi – una mossa che, tra le altre cose, ha anche permesso di concludere le stagioni nazionali 2019/20 in tutta Europa con la ripresa del calcio in estate.

Nel 2020 abbiamo imparato che, lavorando insieme in uno spirito di compromesso e di comprensione, agendo come una squadra e cercando di raggiungere gli stessi obiettivi, la comunità calcistica europea può superare qualsiasi ostacolo. È una lezione che ci sarà utile in futuro.

Credit Photo: https://it.uefa.com/

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