Photo Credit: Nicolò Ottina - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

La parità dell’andata è solo un lontano ricordo, perché quest’oggi, allo Stadium, ai quarti di finale di Champions League in palio è stato accostato un nome, quello di una realtà che ha saputo mostrarsi affamata di sogni e speranze, per un percorso più acceso che mai.

A contrapporsi sono state ancora una volta Juventus e Wolfsburg, l’ultimo atto tra le due – dopo il finale in equilibrio – per convincere e godere di una visuale ancor più ottimistica. Prima di capire chi è stata a conquistare il pass per la prossima tappa, da evidenziare negli “highlights” della contesa odierna la partenza “sprint” della squadra bianconera, in avanti col pressing: di Bonansea il rapido tentativo sinistro, ma nulla di concreto.

Ancora pericolosa la locale, pronta ad arginare le avversarie per mezzo del duo Beccari-Schatzer: poco incisiva la giocata, bloccata dalla difesa opposta. Dopo 18 minuti il primo squillo a favore ospite: proprio del Wolfsburg il vantaggio del giovedì sera, trovato da una letale Endemann. De Jong a “guantoni” – più che mani – vuoti. Botta e risposta tra le due nei frame seguenti, Bonansea-Salvai-Lenzini all’attacco. Prevale, però, il Wolfsburg nei primi 45’, vani anche i +2 in aggiunta per impensierire ulteriormente. Si va a riposo col sorriso tedesco.

Prova ad incidere nella ripresa la Juventus: continua la maledizione del legno (o quasi) per Stolen Godø e Capeta. Entrambi gli allenatori attingono a nuove fonti fresche, intanto a venti dal 90’ le neo subentrate Girelli e Vangsgaard provano a dare una scossa, senza risultato: ma che parità sfiorata!

L’ultima mossa “smuovi tabellino” arriva al 96’: non basta neanche l’incornata della 10 juventina e la proposta (deviata in corner) di Krumbiegel a fermare il raddoppio verde. Vince il Wolfsburg,  si arresta, invece, il percorso nella competizione per la rosa di Max Canzi.

Eleonora Mereu
Aspirante giornalista cagliaritana. Quella per lo sport femminile? Una passione nata anni fa, che mi spinge ora ad impugnare una penna per dar voce, nel mio piccolo, alle piccole e grandi realtà. Con le ragazze della Nazionale ho imparato ad apprezzare ancora di più il settore, percependo quanto scrivere sia un privilegio più che una missione, che va portato avanti con rispetto ed un reale sentimento per il movimento.

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