“È vero. Non siamo rappresentate. Ma la responsabilità è politica e la politica passa anche dalle scelte individuali”. Inizia cosi un post social pubblicato da Benedetta De Angelis, calcettista che vanta tante stagioni in Serie A. La calcettista, nel suo post ripreso da tante colleghe, poi ha aggiunto: “Il Calcio a 5 Italiano, rappresentato dal suo organo Divisione Calcio 5 , anno dopo anno è forse tra le realtà del sistema sportivo italiano in cui la discriminazione di genere è più evidente e radicata, direi quasi sistemica. Una continua, imperterrita operazione di disparità in termini di investimenti, visibilità mediatica, eventi, progettualità e sostegno alle società”.

La classe ’92 poi al suo sfogo social continua: “Il nodo più pesante tuttavia risiede in chi decide. La vera disparità che conta, infatti, è a livello di governance e rappresentanza. Quante donne ed ex giocatrici siedono davvero ai tavoli dei grandi, in cui si costruisce il futuro di questo movimento?
Quante persone che il futsal lo conoscono davvero hanno l’opportunità di lavorare per questo sport, per salvarlo da una lenta agonia che lo sta consumando, condannandolo inevitabilmente all’oblio?”
De Angelis, che per tanti anni si è legata all’Audace Verona, poi evidenzia: “Finché tutte queste voci resteranno fuori, finché l’unica preoccupazione di tutti e tutte sarà racimolare in qualche modo 3 punti, alzare al cielo trofei di carta o scegliere le società in cui giocare in base solo ed esclusivamente al bieco tornaconto personale ed economico piuttosto che a una visione comune, ritengo inverosimile e naive aspettarsi qualcosa di diverso”.

L’ex Falconara e Tikitaka, quindi, sottolinea: “Perché sono quelle stesse società per cui giochiamo a scegliere chi decide oggi e chi deciderà domani. In questi anni onestamente ho assistito a levate di scudi a venti alterni, scossoni di indignazioni, movimenti d’animo fugaci, spinti solo dalle circostanze e dal caso del momento. Ho sentito insomma tante voci ma pochi corpi muoversi davvero per avviare il cambiamento, facendo rete, facendo fronte comune in difesa degli interessi reali del movimento”.
La calcettista passata da qualche mese al Nora Calcio Femminile, infine, conclude: “È vero. Non siamo rappresentate. Ma la responsabilità è politica e la politica passa anche dalle scelte individuali: dai contratti che scegliamo di firmare, dalle battaglie che abbiamo il coraggio di combattere, dai compromessi che accettiamo a testa bassa, dalle società a cui affidiamo il nostro nome, la nostra professionalità e – permettetemi di dire – la nostra credibilità, come persone e come giocatrici”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here