Neolaureta in Scienze Motorie presso l’Università “Tor Vergata” di Roma, Ambra Passari pur avendo fin da piccola la passione per il calcio, inizia a giocare a calcio più avanti col tempo facendo parte della rappresentativa Lazio nel Torneo delle Regioni e giocando in Serie C. Ma è proprio la passione e la dedizione che l’hanno portata a scegliere un argomento di tesi di laurea legato a questo sport: “Il calcio femminile: cenni storici e sviluppo in Italia”

Da cosa nasce la passione per giocare a calcio?
La passione per il calcio nasce fin da piccola, quando accompagnavo sempre mio fratello agli allenamenti insieme a mia mamma, io ancora non praticavo nessuno sport e ricordo che un giorno mi chiese “Che sport vorresti fare?” Io le risposi senza pensarci neanche un attimo “Calcio!!!”. Anche se poi non iniziai subito a praticarlo”

Come mai la scelta di portare in tesi un argomento come quello del calcio femminile?
La scelta di portare in tesi il calcio femminile è nata proprio da questa infinita passione! Ho sempre voluto giocare a calcio, ma non ho mai potuto praticarlo fino all’età di 18 anni, ed è già dalla tesina del 5 superiore che pensavo a come collegare il calcio a tutte le altre materie, non ci riuscii. Poi all’università scelsi la facoltà di scienze motorie per l’amore che provo per lo sport tutto e, già dal primo anno, avevo ben in mente l’argomento della mia tesi: il calcio femminile.

Quali sono gli aspetti principali e i temi che la tua tesi ha toccato?
Gli aspetti e i temi che sono andata a toccare sono principalmente quelli dello sviluppo del calcio femminile, le differenze dal calcio maschile e il motivo per cui non si possono paragonare l’uno all’altro ed infine le differenze tra il calcio femminile italiano e quello del resto d’Europa e del mondo; toccando velocemente anche i principali infortuni del femminile dovuti alla diversa conformazione ossea e muscolare rispetto all’uomo.

E’ stato difficile trovare fonti, libri, documentazione su cui lavorare?
Non è stato semplicissimo trovare fonti dal quale prendere spunto. Tutto ciò che cercavo e trovavo era poco o incompleto per la stesura di una tesi, fortunatamente il professore che mi ha seguita lavora nel mondo del femminile ed ha potuto passarmi qualche informazione e slide.

Dopo aver analizzato la storia del calcio femminile in Italia, ormai sei un’esperta in questo ambito. Cosa pensi e ritieni che si debba davvero fare per migliorare questo sport?
Essendomi addentrata in questo mondo, avendolo studiato più da vicino, posso confermare che alcuni dei progetti attuati dalla federazione siano molto utili allo sviluppo di questo movimento. Ad esempio l’obbligo delle squadre di Serie A maschili di tesserare almeno 20 bambine Under 12 per il primo anno, fino ad arrivare in 7 anni ad estendere l’obbligo anche alla serie di Eccellenza. È un progetto utile che sta dando i suoi frutti e chi rifiuta questo progetto si trova a pagare una multa di 50 milioni di euro, sono molto poche le società che preferiscono ciò.
L’unico problema è che studiando questo argomento ho pensato “Ok le Under 12, ma le ragazze come me che giocano oggi in serie maggiori (causa l’età) non hanno speranze di giocare in squadre d’élite come ad esempio l’As Roma e tante altre società che non formano ad oggi una squadra femminile maggiore (dal quale poi nascerebbero anche i “miti” delle piccole bambine).
E poi penso che per migliorare il calcio femminile bisogna valutare ed osservare bene chi è che si avvicina a questo sport: calciatrici, mister, dirigenti ecc. Dico ciò perché ho visto realtà in cui molti si avvicinano a questo sport solo e soltanto per convenienze personali; ho visto società perdere finali perché non avevano possibilità economica di salire di categoria (senza ovviamente mettere le cose in chiaro con le ragazze), ed ho visto mister perdere finali perché volevano perderle e non perché le hanno giocate sul campo. Sono cose che si sa accadono anche nel maschile, ma esso è un movimento già avviato e conosciuto da tempo, mentre invece del femminile c’è chi non sa neanche della sua esistenza, ci sono persone che quando le dici che giochi a calcio o che tu vedono giocare restano a bocca aperta perché non credono che una donna possa giocare a calcio. E questa non è sicuramente una buona pubblicità per il suo sviluppo.

Hai appena conseguito la laurea. Cosa prevedono i tuoi piani futuri?
Per i miei piani futuri, sicuramente mi piacerebbe lavorare nel mondo dello sport e mi piacerebbe avere la possibilità di praticare ogni tipo di sport, ma per ora i progetti sono altri, allontanandomi completamente da questo argomento. Sperando di non allontanarmi anche dal punto di vista calcistico, non vorrei mai smettere di giocare a calcio, ma spesso le realtà che si trovano non corrispondono al professionismo che immagini.

Credit Photo: Ambra Passari