Caterina La Manna è nata e cresciuta in Italia e ha poi intrapreso un viaggio negli Stati Uniti che l’ha convinta a rimanere, a crescere e a diventare la professionista che è oggi senza mai doversi snaturare. Due Paesi tanto distanti vedono in lei due culture, due identità e due modi di vivere con sfumature che li contraddistinguono, ma sono uniti da un filo rosso: il calcio, da lei inizialmente vissuto con gli scarpini ai piedi e, poi, da addetta ai lavori in altre vesti. La Redazione di Calcio Femminile Italiano ha avuto il grande piacere di intervistarla e di vedere, insieme a lei, come il calcio al femminile negli States si stia affermando sempre di più e come viverlo in prima persona da punti di vista differenti sia un’esperienza indimenticabile.
La Manna è entrata in contatto con il calcio nel Paese a stelle e strisce come giocatrice all’epoca del college, percorso accademico che richiede un profondo impegno sia sul fronte scolastico, sia sul fronte sportivo per le ragazze e i ragazzi che scelgono il percorso di studente-atleta: «Se ripenso al mio percorso sportivo e universitario negli Stati Uniti, non posso che considerarlo come i quattro anni più belli e formativi della mia vita. Ogni persona che ho incontrato ha lasciato un segno profondo nel mio cammino, arricchendomi in modi diversi e contribuendo alla mia crescita, sia personale che umana.»
Una crescita personale, una crescita umana, una crescita calcistica ma, soprattutto, una passione ritrovata che si stava pian piano spegnendo: «Giocare a calcio qui è stato, sotto molti aspetti, liberatorio. Nonostante strutture e staff di livello professionale, ho trovato un ambiente meno oppressivo rispetto a quello che ricordavo in Italia. Questo mi ha permesso di riscoprire il piacere autentico del gioco, tornando a giocare per divertimento e passione, piuttosto che esclusivamente per la vittoria, un approccio che in quel momento della mia vita sentivo più vicino a me», tenere a mente solo la vittoria ha portato lo sport a essere non più una passione, bensì, a tratti, una fonte di ansia. Negli Stati Uniti, invece, rivederne gli aspetti che hanno portato La Manna a innamorarsene le ha dato modo di vederlo come un amore ritrovato e non come “un ex di cui liberarsi al più presto”.
La carriera calcistica di Caterina si è bruscamente interrotta per colpa di una serie di infortuni al ginocchio di grave entità, e la decisione di abbandonare il rettangolo verde da calciatrice non è stata facile. Per quanto ripensarci faccia male, l’italiana si sofferma su quelli che sono i lati positivi della sua permanenza negli Stati Uniti, a cominciare dalla grandissima fortuna di interfacciarsi con culture, persone e mentalità e idee differenti: «Purtroppo, gravi infortuni al ginocchio hanno segnato e in parte condizionato la conclusione della mia esperienza sportiva negli Stati Uniti. Tuttavia, guardandomi indietro, non cambierei nulla di ciò che ho vissuto. L’opportunità di incontrare persone provenienti da ogni parte del mondo è stata impagabile e oggi posso dire di avere amici in quasi ogni paese. La crescita personale, lo scambio culturale e l’apertura mentale che il college offre sono ciò che rendono questa esperienza davvero unica e speciale.»
Caterina ha presto capito che quello era il suo mondo e di non vedersi in nessun altro ambito che non prevedesse un pallone da calcio a scivolare da una parte all’altra sul terreno di gioco. La sua è una dichiarazione d’amore, a tutti gli effetti, per uno sport e una filosofia che le hanno cambiato la vita fin da quando era una bambina per poi vivere un’esperienza a Pomigliano: «Lo dico spesso: il calcio ha sempre trovato il modo di cambiarmi la vita, e ogni volta in maniera diversa. Da bambina mi ha fatta sentire accettata, compresa e valorizzata; è stato uno spazio sicuro in cui crescere, che mi ha aiutata a costruire un carattere forte, determinato e resiliente. Con il tempo, il calcio mi ha regalato gioie, emozioni e opportunità che porterò per sempre nel cuore. Tra queste, l’esperienza a Pomigliano, che in quegli anni rappresentava una realtà importante e ambiziosa, capace di insegnarmi cosa significhi far parte di un progetto vero, condiviso con calciatrici professioniste di altissimo livello.»
Da Pomigliano a Portland il viaggio è piuttosto lungo, però il calcio riesce a unire le due realtà ed è quello sport che, adesso che lavora per i Portland Timbers, le fa vivere di giorno in giorno un lavoro mai percepito come un peso, bensì sempre e solo come una grande passione coltivata dapprima sui libri, poi negli stadi, quelli in cui c’è sempre un po’ di “casa”: «Quando, più avanti, ho sentito il bisogno di cambiare qualcosa nella mia vita, il calcio è stato ancora una volta la mia porta verso nuove possibilità: mi ha condotta negli Stati Uniti, permettendomi di vivere l’esperienza del college e di crescere non solo come atleta, ma anche come persona. E al termine di quel percorso, insieme agli anni di studio, mi ha offerto un’ulteriore occasione di crescita, permettendomi di lavorare per i Portland Timbers in MLS.»
Smettere di giocare ha chiuso un capitolo importante della vita di Caterina e ha fatto da spartiacque per quello successivo, perché è un linguaggio universale che tutte e tutti possono comprendere, anche le ragazze, che dapprima credevano di parlare una lingua diversa e meno degna di nota rispetto a quella degli uomini che hanno fatto di questo sport la loro professione. Secondo La Manna, il calcio è una di quelle poche cose al mondo capaci di muovere per davvero le persone e farle riflettere, nonché atteggiarsi con rispetto nei confronti degli altri: «Ho scelto di rimanere nel mondo del calcio perché, quando ho smesso di giocare, ho capito che il mio legame con questo sport andava oltre il campo. Amo il calcio perche rappresenta un linguaggio universale, capace di unire persone diverse, creare connessioni autentiche e costruire un profondo senso di appartenenza. Poche cose al mondo riescono a muovere emozioni, valori, paesi ed economie come il calcio. Per questo voglio continuare a farne parte, contribuendo a costruire “communities” più forti e più sane attorno a questo sport. Credo nel calcio come strumento di inclusione, crescita e impatto sociale, capace di migliorare la vita delle persone.»
Dopo un primo excursus biografico sul passato da giocatrice, Caterina ha raccontato la sua quotidianità con i Portland Timbers, che sono «insieme alla squadra femminile dei Portland Thorns, il principale club calcistico di Portland, in Oregon, città in cui vivo attualmente. Io lavoro all’interno del dipartimento di Fan Experience, un’area fondamentale del club che si occupa di progettare e curare l’esperienza dei tifosi allo stadio.»
La fan experience che Caterina cura nei minimi dettagli in Italia sta timidamente provando ad adeguarsi, pur essendovi ancora molto lontana, a quella che si vede in televisione e che si vive andando allo stadio nel corso di una partita delle squadre maschili. Le linee guida seguite dai Portland Timbers affinché tutte le persone che si presentano allo stadio si sentano accolte e parte integrante della partita vedono, in primis, un coinvolgimento diretto di tutto il pubblico, perché in una partita non si è una semplice comparsa, si è parte di qualcosa di più grande: «Il nostro obiettivo è creare un ambiente coinvolgente, divertente e soprattutto sicuro, facendo sì che ogni spettatore non assista semplicemente a una partita, ma viva un’esperienza completa. Lavoriamo per rendere i fan parte attiva della partita, incentivandoli a tornare allo stadio e a rafforzare il loro legame con la squadra. Collaboriamo a stretto contatto con il dipartimento marketing e game presentation per assicurarci che ogni partita sia unica, riconoscibile e memorabile, curando ogni dettaglio dell’esperienza matchday. Lavoro in questa realtà da otto mesi e non avrei potuto immaginare un punto di partenza migliore per iniziare la mia carriera professionale nel mondo dello sport.»
La Manna è sempre assorbita dallo stadio del Portland Thorns, squadra che in National Women’s Soccer League ha una lunghissima storia piena di vittorie e di traguardi che la certificano come una delle migliori del campionato. Le ragazze «condividono lo stadio con i Portland Timbers, il Providence Park. Per questo motivo, pur essendo due realtà con amministrazioni distinte, il nostro dipartimento è coinvolto attivamente anche nell’organizzazione e nella gestione delle partite delle Thorns», Providence Park è l’esempio che il calcio femminile e quello maschile possono coesistere nello stesso stadio e che ci si deve scardinare dalla credenza che i due universi debbano per forza stare separati. Una partita in quello stadio è caratterizzata da un’atmosfera speciale, vissuta sia dalle giocatrici, sia dalle tifoserie. A fare la vera differenza è la passione con cui le persone presenti allo stadio fanno sognare le giocatrici in campo, che si sentono a loro agio e protagoniste di un momento davvero unico: «L’atmosfera che si vive durante una partita delle Thorns è qualcosa di davvero unico. La prima volta che ho visto uno stadio pieno per una partita di calcio femminile mi sono profondamente emozionata in quanto è l’immagine concreta di ciò che ogni bambina che gioca a calcio in Italia ha sempre sognato.»
Caterina è ben consapevole che in Italia si sia ancora molto indietro, essendo protagonista del “dietro le quinte” ed essendolo stata anche sul terreno di gioco per prima. A mancare, secondo lei, sono le basi che riguardano la concezione dello sport al femminile, visto come un mero termine di paragone nei confronti del maschile e non come una realtà che ha la sua identità e non la sta ancora cercando, perché lo sport al femminile sta, infatti, cercando gli spiragli per riuscire ad affermarsi: «Credo che ciò che oggi manca in Italia sia, prima di tutto, un’educazione culturale verso gli sport femminili. Non dovrebbero essere costantemente paragonati a quelli maschili, ma riconosciuti e valorizzati come realtà con una propria identità, un proprio pubblico e un proprio linguaggio. Nel momento in cui si inizierà a normalizzare l’idea che lo sport non debba essere definito dal genere, ma dalla qualità dell’esperienza che offre, qualcosa cambierà davvero.»
«A questo si aggiunge una carenza di investimento nella comunicazione e nel marketing del calcio femminile. Serve un lavoro mirato, basato sulla conoscenza della propria fan base e sui valori che questo sport rappresenta. Non è necessario “rubare” tifosi al calcio maschile: è possibile, e auspicabile, costruire una fan base nuova, autentica e dedicata, fondata esclusivamente sul calcio femminile e su ciò che lo rende unico», le unicità di questo sport devono essere valorizzate e non comparate, e si deve anche trovare il giusto pubblico, interessato e appassionato, perché fruisca delle partite senza avere sempre la vocina che gli suggerisce “Eh, ma nel maschile…”, e il cambiamento dovrà essere graduale, ma mai interrotto.
A tal proposito, secondo La Manna in Italia il talento nel calcio femminile c’è e va valorizzato, ma manca la lungimiranza di vedere un possibile futuro nel mondo del calcio anche nelle bambine e non solo nei ragazzi. Visti anche gli ultimi trasferimenti di matrice del Bel Paese negli Stati Uniti, quest’ipotesi si rinforza ulteriormente: «Una cosa di cui non ho mai dubitato è la qualità delle calciatrici italiane. In Italia esistono talenti che non hanno nulla da invidiare a quelli internazionali. Le campionesse le abbiamo già in casa e continueremo ad averne sempre di più, grazie alla crescita costante del movimento femminile che nasce e si sviluppa nei settori giovanili.»
Che cosa manca, perché questa realtà non rimanga una nebulosa in rotta di collisione? Secondo Caterina La Manna, in un confronto con quanto fatto, visto e da lei vissuto negli Stati Uniti, manca «la disponibilità economica necessaria per permettere a queste atlete di esprimere il proprio potenziale al massimo livello. Servono investimenti concreti che garantiscano strutture adeguate, stipendi dignitosi e reali opportunità di crescita professionale. Investire nel calcio femminile significa creare infrastrutture dedicate, o rendere pienamente accessibili quelle già esistenti, e costruire un sistema che permetta alle atlete di fare quel salto di qualità fondamentale.»
Sofia Cantore, Lisa Boattin, Lucia Di Guglielmo: tre nomi italiani al 100% negli Stati Uniti ingaggiate da Washington Spirit e Houston Dash nel giro di pochissimi mesi. La partenza dell’ex numero nove della Juventus è stata, a conti fatti, l’inizio di qualcosa di totalmente nuovo: la possibilità di giocare nel campionato più competitivo e di alto livello del mondo, e secondo La Manna «il loro trasferimento aprirà le porte a un numero sempre maggiore di trasferimenti internazionali, perché dimostra al mondo che il calcio femminile in Italia esiste e che ci sono atlete capaci di competere ad altissimo livello. Allo stesso tempo, non posso nascondere un po’ di dispiacere nel vedere questi talenti lasciare il campionato italiano; resta da capire quanto questo possa influire sul nostro movimento interno. Tuttavia, è un vero piacere vedere le ragazze italiane affermarsi all’estero, essere decisive e, in molti casi, realizzare i loro sogni sportivi.»
Dolceamaro, vedere l’interessamento da parte di questi top club alle “nostre” ragazze e, allo stesso tempo, sapere che lasceranno per andare dove veramente viene riconosciuto il loro valore, impoverendo il campionato di Serie A di gioielli splendenti come le due difensore e l’attaccante. La Manna sostiene che questa non sia soltanto “una moda”, bensì che questa potrebbe divenire la tendenza per far crescere l’esperienza e le potenzialità delle giocatrici che potrebbero giocarsi una maglia della Nazionale: «Come già detto, secondo me vedremo sempre più calciatrici italiane trasferirsi all’estero. Ora spetta alle squadre italiane decidere se trattenere questi talenti o se guardare a questi trasferimenti come a un’opportunità economica e di crescita finanziaria.»
Come non è tutto oro quel che luccica, non è sempre necessario vedere soltanto delle tenebre anche dove sta cominciando a fare capolino qualche piccolo bagliore di luce che vede possibile una crescita del calcio femminile in Italia. La Manna sostiene che la Serie A, in questo momento, stia «sicuramente attirando interesse internazionale, e non posso che essere felice di veder riconosciuto il valore del nostro movimento. La qualità delle atlete italiane non manca: ci sono grandi talenti sia in Serie A sia in Serie B. Non sono sorpresa che club americani e internazionali abbiano iniziato a guardare all’Italia, ma sono sorpresa che ci sia voluto così tanto tempo prima che se ne rendessero conto!»
Il viaggio di Caterina La Manna negli Stati Uniti è lungi dal terminare, è solo all’inizio; è all’inizio anche l’attenzione vera e sana che in Italia sta cominciando a nascere verso il calcio al femminile. L’universo della giovane ex calciatrice e ora lavoratrice per i Portland Timbers e quello del calcio si sono incontrati grazie a una piccolissima esplosione, quella dell’interesse, e sono andati avanti, avanti e avanti grazie alla passione che è nata subito dopo. Anche l’universo del calcio femminile e in un continuo divenire e, per quanto piccolo sia, anche il suo contributo sta cambiando una galassia ancora piena di troppe poche stelle per brillare.
Si ringrazia molto Caterina La Manna per la grande disponibilità, la professionalità e la splendida intervista.






