Se arrivi a giocare nel il Brescia ma provieni da una provincia nel quale vi è una rivalità sportiva che possiede Bergamo bisogna metterci impegno, passione e utilizzare gli atteggiamenti giusti affinché le cose possano andare in meglio: è quello che ha fatto Denise Brevi, difensore trentaduenne di Seriate, che è diventata nel giro di poco tempo non solo uno dei punti cardine del gruppo e della retroguardia biancoblù ma anche una delle beniamine della tifoseria bresciana.

  1. Denise come hai iniziato ad innamorarti del pallone?

«Diciamo che la mia storia è particolare. Ho sempre praticato sport fin da piccola: pallavolo, nuoto, ciclismo, ginnastica artistica. Ero un terremoto. Poi è subentrato il destino e a diciotto anni mentre stavo giocando a pallone in spiaggia con alcuni bambini, mio cugino e mio zio, un ragazzo mi chiese se volessi fare un provino per il Lecce femminile. Non sapevo nemmeno cosa fossero i parastinchi, cosa era il fuorigioco, ma quando feci il provino e iniziai a correre sul quel campo verde per la prima volta mi sentii libera e felice».

  1. Tu svolgi un ruolo importante che è quello del difensore: come ti definisci?

«Credo di essere un difensore determinato, che ci mette passione e grinta quando scende in campo».

  1. Qual è il tuo giocatore di riferimento?

«Il mio giocatore preferito è Gerard Piqué».

  1. Com’è stato il tuo percorso calcistico?

«Il mio percorso calcistico è stato ricco di emozioni: ho iniziato a diciotto anni a giocare in Serie D, poi la rappresentativa della Lombardia mi ha dato modo di farmi conoscere, da lì sono passata in Serie C e poi in Serie B nell’Orobica e nell’Inter».

  1. Nell’agosto 2018 arrivi al Brescia: cosa ti ha colpito di questa società?

«La cosa che mi ha colpito di più è la serietà e, nonostante la categoria, l’avere una società di alto livello con persone professionalmente preparate, degli ottimi strumenti messi a disposizione di noi ragazze e uno staff tecnico che anche squadre di serie A invidierebbero».

  1. Nonostante tu sia bergamasca sei entrata subito nei cuori di tutti i tifosi biancoblù.

«Ho a che fare con persone stupende che non ci lasciano mai sole. Sono sempre disponibili, ed avere persone che credono in te e in quello che fa, ti aiutano e ti spronano a dare il meglio e a non mollare mai. Sentire dal campo i loro cori, vedere le loro coreografie e pensare che impieghino il loro tempo, le loro risorse per noi, mi fa sentire davvero fortunata ad averli incontrati: esserci è importante e i nostri tifosi sono la nostra forza più grande».

  1. Quest’anno stavate facendo una buona stagione di Serie C, ma l’emergenza sanitaria ha fermato tutto.

«L’emergenza Covid è arrivata in un momento dove stavamo andando bene: eravamo riuscite a recuperare punti sulla prima in classifica. Il nostro gruppo era bello solido e ognuna di noi stava crescendo insieme. Sicuramente è stato un brutto colpo ma noi siamo leonesse e ritorneremo più forti di prima».

  1. Secondo te il calcio femminile in Italia sta raggiungendo quella visibilità che merita?

«No. Dopo i mondiali la situazione è migliorata, ma siamo ancora lontani anni luce rispetto gli altri paesi nel mondo».

  1. Il professionismo per lo sport femminile arriverà, prima o poi, anche nel nostro paese?

«Lo spero perché so cosa significa dover allenarsi dopo 8 o 9 ore di lavoro: giochiamo per passione, e spero che la generazione futura possa farlo come lavoro».

  1. Come è Denise Brevi fuori dai campi di gioco?

«Ho tante passioni e non sto un attimo ferma. Mi affascina tutto ciò che ha a che fare con l’arte: amo disegnare, dipingere, scrivere, viaggiare. Sono una sognatrice, e credo che il mare sia la mia seconda casa».

  1. Il Covid ha purtroppo toccato tutti in particolar modo la tua famiglia.

«È stato ed è ancora in parte un periodo particolare per me: per la prima volta in vita mia ho avuto davvero paura. Paura di non potere fare nulla per i miei genitori. Ho visto la paura negli occhi della gente ho sentito la disperazione di molti vivendo a Bergamo. Sono una persona forte e che guarda sempre il lato positivo delle cose e la mia certezza era quella di rivedere mio papà. Ed è stato così e sono stata davvero fortunata. Sono vicina con tutto il cuore a tutte quelle persone che invece non hanno avuto la mia stessa fortuna. So che sembra tutto surreale ma sono convinta che tutto ciò che di negativo stiamo vivendo ci aiuterà ad apprezzare cose che prima davamo per scontate».

Photo Credit: Brescia Calcio Femminile

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek (che è attualmente in corso), un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa. Oltre a questo ho come hobby leggere libri e i balli latinoamericani.