Il Brescia Calcio Femminile può contare di avere in Serie B un gruppo fatto di giocatrici giovani che uniscono le forze con quelle di esperienza, e nel reparto difensivo c’è Elisa Galbiati, difensore classe ‘92 e che da quest’anno fa parte della formazione biancoblù.

Elisa perché proprio il calcio?
«È stato un puro caso: a sette anni ero affezionata a mio cugino e mi ha chiesto se potessi provare a giocare a calcio. Ho iniziato al mio oratorio a giocarci, poi mi è piaciuto e da lì e ho iniziato».

Qual è il tuo giocatore di riferimento?
«Mi è sempre piaciuto Javier Zanetti perché è un modello sia dentro che fuori dal campo».

La tua avventura nel calcio è partita col botto: Serie A con la maglia del Fiammamonza.
«Ho fatto un anno e mezzo con le giovanili e poi sono salita in prima squadra dove ho trovato subito un posto».

Nel 2013 di andare negli Stati Uniti andando a giocare per le Golden Knights: com’è considerato il calcio femminile negli States?
«Secondo me è considerato un normale sport da praticare, perché il calcio è per tutti qualcosa di “normale”, che non conosce distinzioni di sesso. A livello culturale sono molto avanti».

Passano quattro anni e torni in Italia con la Pro Lissone: cosa ti ha portato a fare questa scelta?
«Sono tornata perché era complicato rimanere negli USA, quindi ho terminato gli studi e sono tornata in Italia a dicembre. Non avevo ancora in mano la situazione sia personale che lavorativa, quindi mi sono rimessa in pista, e la Pro Lissone mi ha chiesto se potessi giocare con loro e ho accettato».

L’anno dopo vai alla Riozzese, dove hai subito centrato una promozione in B e una Coppa Italia di C.
«Credo sia stato un anno che nessuno si poteva immaginare, è stato bello sotto tutti i punti di vista. L’unica pecca è stata perdere i playoff, anche se poi siamo state ripescate. La finale di Coppa Italia è stata incredibile per le emozioni vissute in quel momento».

Nonostante la scorsa stagione avete chiuso al quinto posto, la società lascia la B. Dispiaciuta?
«Abbiamo trovato un gruppo che ha fatto bene. Dispiace per com’è andata a finire, ma non ho alcun rimorso».

Quali sono le motivazioni che ti hanno portato quest’anno al Brescia?
«Il Brescia ha una società di alto livello, molto organizzata sia a livello di staff che per gli obiettivi che ha avuto. Ha una rosa di qualità. Personalmente ho scelto perché riesco a conciliare con il mio lavoro».

Tu indossi la maglia numero 14, quella che portava una tua compagna che ora è in cielo: Arianna Varone.
«Il 14 è un numero che mi è sempre piaciuto. Ha sempre avuto un valore importante nella vita, visto che sono nata in quel giorno. Poi il fatto che lei avesse anche il 14 è stata una motivazione in più per sceglierlo».

Contro il Tavagnacco hai realizzato il tuo primo gol con la maglia biancoblù. Descrivici le sensazioni di quel giorno.
«Segnare è molto bello e per una che non segna costantemente è ancora più bello. Dal punto di vista personale quel gol lo dedico ad Arianna».

Secondo te dove può arrivare questo Brescia?
«Credo che possiamo batterci con tutte: siamo una squadra nata per salvarsi in questo campionato, però credo che possiamo fare più di quello che ci siamo prefissate. Siamo un gruppo che fa tanti sacrifici, che possa fare la differenza soprattutto in campo».

Come stai vedendo questa Serie B?
«Molto competitiva, perché è un campionato aperto, nonostante ci sono squadre che puntano a salire, con partite che possono sconvolgere la classifica».

Il calcio femminile italiano ce la farà a diventare un movimento top mondiale?
«Rispetto a qualche anno fa abbiamo fatto sicuramente qualche passo avanti. Al Mondiale le ragazze hanno già mostrato un assaggio delle ragazze di qualità che ci sono in Italia. Avendo strutture, staff e attenzioni maggiori il calcio femminile italiano potrà dare il suo contributo a livello mondiale. Sono fiduciosa, credo si possa andare avanti solo migliorando».

Giusto portare tra due anni il professionismo anche nel calcio femminile?
«Sicuramente mancano quelle tutele che arriveranno col professionismo, Credo sia giusto, perché l’impegno di una ragazza di mette per il calcio non sia diverso da quello che fa un ragazzo».

Come sei fuori dal campo di gioco?
«Sono una ragazza tranquilla, una che sa stare nel gruppo e divertente».

Quali sono i tuoi progetti futuri?
«Sarebbe bello tornare a giocare in Serie A, ma vorrei capire come gestire con il lavoro».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia l’Acf Brescia Calcio Femminile ed Elisa Galbiati per la disponibilità.

Photo Credit: Brescia Calcio Femminile

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek (che è attualmente in corso), un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa. Oltre a questo ho come hobby leggere libri e i balli latinoamericani.