La Triestina ha fatto quest’anno il suo debutto nel Girone B di Serie C, chiudendo la sua prima stagione nella terza serie nazionale femminile al sesto posto. La squadra, composta da giovani ed esperte, è stata guidata da Fabrizio Melissano, da quest’anno tecnico delle giuliane. La nostra Redazione ha raggiunto l’allenatore alabardato coi nostri microfoni.

Fabrizio cos’è per te allenare la Triestina?
«Per me allenare la Triestina è un grande orgoglio, perché nonostante abbia un cognome di origini meridionali, infatti mio papà è pugliese, io sono nato e cresciuto a Trieste, e ho vissuto la curva e lo stadio di questa squadra».

Cosa ti ha colpito di queste ragazze?
«Mi ha colpito la voglia di fare, di lavorare e si superare i loro limiti. Ho trovato un gruppo di ragazze che non si sono mai tirate indietro, che sono andate oltre la fatica umana».

La tua squadra ha chiuso al sesto posto nel Girone B di Serie C: cammino in linea con le aspettative?
«Sono sincero: quando sono arrivato sapevo di avere una squadra di qualità, ma non sapevamo chi affrontare, quindi l’obiettivo era salvarci, ma ero convinto che potevamo andare oltre le aspettative».

Qual è la partita che ti ha fatto capire che la salvezza della Triestina era fatta?
«La partita che mi ha fatto capire che la forza di questa squadra e che potevamo salvarci è stata la sconfitta all’andata col Cortefranca: abbiamo fatto una gara cove per 75 minuti non abbiamo fatto tirare ad una squadra di qualità».

La Triestina, insieme al Brixen Obi, ha fermato il Cortefranca vincitore del Girone B di Serie C: un risultato di valore, dato che era una neorpomossa.
«Molti diranno che sarei contento del pareggio ottenuto al ritorno col Cortefranca, io invece no perché a dieci minuti dalla fine eravamo avanti 2-0…».

Delle giocatrici presenti nella rosa della Triestina qual è stata quella che ti ha impressionato di più?
«Dal punto di vista di conoscenza del calcio e d’intelligenza dico Nicole Peressotti, su quello della personalità la numero uno Ginevra Malaroda, perché non è da poco difendere la porta a quindici anni».

L’ultima di campionato è stata significativa per te e le tue ragazze, dato che avete giocato allo Stadio “Nereo Rocco” di Trieste, suggellata dal successo sul Permac Vittorio Veneto.
«Questo è stato un bel regalo che la società ci ha fatto, frutto del nostro cammino. Questo ha rappresentato la ripartenza per il pubblico triestino, e secondo me ci ha permesso di fare una pubblicità impressionante».

Dimmi una squadra che ti ha sorpreso in positivo e una in negativo del Girone B di Serie C.
«In positivo l’Atletico Oristano, perché hanno tante ragazze giovani e hanno un bel gioco; mi aspettavo molto da Le Torri, visto che lo scorso anno avevano vinto il loro girone di Eccellenza».

Secondo te il calcio femminile italiano sta avendo la giusta importanza? E in Friuli Venezia-Giulia?
«Con l’arrivo delle squadre maschili potrebbero aprire gli stadi anche alle ragazze, però sta avendo l’importanza giusta. Nel Friuli si sta lavorando tanto, soprattutto a livello giovanile, purtroppo abbiamo un bacino piccolo, ma con pazienza si sta andando nella giusta direzione».

Il prossimo anno sarai ancora tecnico della Triestina?
«Ho parlato qualche giorno fa con la Responsabile, non ho ancora firmato ma ci siamo stretti la mano, e per me vale come una firma. Per il prossimo anno vorrei vedere confermata la rosa, e magari rinforzarci, con l’obiettivo di confermarci a questi livelli».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia l’US Triestina Calcio 1918 e Fabrizio Melissano per la disponibilità.

Photo Credit: US Triestina 1918 Femminile

Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek, un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa.