All’inizio degli anni Trenta del Novecento, in piena epoca fascista, nacque il Gruppo femminile calciatrici milanese, la prima squadra di calcio femminile in Italia, sfidando con sfrontatezza il regime. La storia viene raccontata in “Giovinette” il romanzo scritto da Federica Seneghini, corredato da un saggio di Marco Giani, che ripercorre decenni di discriminazione femminile nel mondo del calcio. Abbiamo raggiunta ai nostri microfoni la giornalista genovese.

Gruppo Calciatrici Milanesi

Federica raccontaci un po’ di te.
«Lavoro nella Redazione Online del Corriere della Sera. Mi occupo dei social della testata e dei flussi di notizie che arrivano nella nostra testata».

Come ti è nata l’idea di scrivere “Giovinette”?
«L’idea è nata durante i Mondiali. Stavo facendo una ricerca per un articolo sulla storia del calcio femminile in Italia da pubblicare sul Corriere, quando mi sono imbattuta in alcuni saggi di Marco Giani sul Gruppo femminile calciatrici milanese. Mi sono messa quindi sulle tracce di queste ragazze, e ho incontrato Grazia Barcellona, nipote di una delle protagoniste del libro e ultima testimone oculare della squadra poi scomparsa a ottobre, poi da lì è partita la stesura».

Mentre scrivevi il romanzo quali sono le parti che ti hanno colpito?
«Mi ha colpito il fatto che le critiche arrivate a queste ragazze nel 1932 ricevono quelle ragazze che oggi vogliono giocare a calcio e la tenacia di quelle ragazzine con cui lottarono fino alla fine per la voglia per praticare uno sport che piaceva fare».

Il Gruppo Calciatrici Milanesi durante un allenamento (Photo Credit: Francesco Bacigalupo)

Ci sono ancora pregiudizi sul calcio femminile italiano al giorno d’oggi?
«Le Ragazze Mondiali hanno fatto conoscere a tutti il calcio femminile, ma i pregiudizi ci sono ancora. Basti pensare che i dialoghi che ho sentito nel romanzo non li ho inventati, ma mi sono ispirata ad attacchi e battute sentite l’anno scorso: “Il calcio femminile non è calcio e nemmeno femminile” che è una delle frasi dette da uno dei gerarchi fascisti, nonché detrattore del calcio femminile, è una battuta sentita qualche mese fa».

E sulla figura della donna?
«Le donne fanno ancora fatica in molti campi, lo stipendio è ancora basso rispetto agli uomini. L’uguaglianza in Italia è ancora lontana».

La copertina del libro

Che opinione hai sul nostro movimento calcistico in rosa?
«Ha fatto passi avanti anche a livello di visibilità, grazia ai Mondiali dell’anno scorso, poi Sky che ha permesso di dare l’opportunità ai propri abbonati di vedere il calcio femminile in televisione. Bisogna fare i più anche sui quotidiani mainstream: ci stiamo arrivando e sicuramente la situazione è cambiata rispetto a un paio di anni fa».

Come stai vedendo la Serie A Femminile?
«Il livello è alto e il lavoro che stanno club come Juventus, Milan e Sassuolo permettono di far vedere buon calcio ogni settimana».

Come vedi l’elezione di Sara Gama alla vicepresidenza dell’Assocalciatori?
«Penso sia una notizia straordinaria: Sara Gama è una di quelle calciatrici che si sta battendo per avere i diritti e la giusta dignità alle donne che vogliono giocare a calcio. Siamo nelle sue mani e potrà fare un buon lavoro».

Vedremo la parità di genere anche nel nostro Paese?
«Dal punto di vista sportivo ci sarà, ma bisognerà vedere come verrà valutata la proposta del professionismo che sta portando avanti le autorità sportive. Sugli alti ambiti ci sarà tanto da lavorare servirà l’impegno di tutti però stiamo facendo tanti passi avanti».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia Federica Seneghini per la disponibilità.

Photo Credit: Federica Seneghini

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek, un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa.