Photo Credit: Ascoli Calcio Femminile

L’Ascoli arranca nel suo Girone C e, a pari punti con la Jesina in fondo alla classifica, prova a giocarsi tutte le proprie carte per rimanere in Serie C anche il prossimo anno. Una delle caratteristiche della squadra di Mister Giacomo Renga è l’età media bassa, facendo sì che il gruppo diventi giovane e alla ricerca di spunti per crescere. Giovane e desiderosa di migliorarsi, apprendere e crescere è anche Giorgia Amatucci, che ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva alla Redazione di Calcio Femminile Italiano.

Giorgia Amatucci ha conosciuto l’Ascoli subito dopo la pandemia, prima della quale aveva già giocato a calcio difendendo i colori del Porto D’Ascoli, con cui aveva conosciuto sia il calcio con i ragazzi, sia quello con le ragazze dell’U15, prima che questa sparisse: «Ho deciso di iniziare a giocare nell’Ascoli dopo il Covid, non avevo più una squadra in cui giocare, fino a quel momento ero stata al Porto D’Ascoli, prima con la squadra maschile e poi, negli ultimi due anni, con la femminile Under 15. Col Covid la squadra femminile non esisteva più e così ho seguito all’Ascoli il mio vecchio Mister Marino che in quel periodo allenava l’Under 15 femminile bianconera», quella scelta di proseguire il proprio cammino in questo sport l’ha condotta fino all’Ascoli bianconero che tutt’oggi milita in Serie C e tiene alto l’onore del calcio femminile nelle Marche. L’arrivo alla corte di Mister Renga è stato importante anche per la sua crescita personale, visto che lasciare l’Abruzzo, sua regione natale, è stato sinonimo di mettersi in gioco anche nel sacrificarsi per inseguire il proprio sogno: «L’Ascoli rappresenta una seconda famiglia, ho legato molto con tutte le ragazze e col Mister. Sono abruzzese, di Martinsicuro, e all’inizio col Covid è stato difficile perché era complicato spostarsi da una regione all’altra.»

Amatucci ha sperimentato, negli anni nel maschile e poi nel femminile, ogni ruolo sul rettangolo verde; quello che le viene maggiormente naturale è la centrocampista, porzione di campo in cui si sente anche maggiormente competitiva, ma il suo unico pensiero non è “dove giocare”, bensì “vincere e dare il massimo per la squadra”: «Nella maschile giocavo come terzino destro, nella femminile ho ricoperto tutti i ruoli, centrocampista, attaccante e anche portiere: nel secondo anno di Under 17 non c’era nessuna in quel ruolo, così io e Aurora Baldassarri ci alternavamo in porta, mi sono trovata anche bene. Pur di giocare occuperei qualunque ruolo, l’unica cosa che conta è la vittoria della squadra. Quest’anno quando è stato necessario ho giocato braccetto sinistro o destro, ma nasco come centrocampista.»
A suo parere, essere una centrocampista è sinonimo di «‘gestione’, perché in mezzo al campo hai più compiti: aiutare difesa e attacco, oltre ad impostare il gioco. Mi trovo molto bene perché mi piace aiutare la squadra, soprattutto in fase difensiva”.»

La giocatrice indossa la maglia dell’Ascoli da molti anni, ma il primo gol con quei colori non l’ha mai dimenticato: «era un’amichevole contro l’Ancona e ho segnato il mio primo gol con l’Ascoli. Una giornata indimenticabile, indossavo la maglia numero sette, la mia preferita insieme alla 9.»

Il passaggio dall’Eccellenza alla Serie C è un salto paragonabile a quello che ciascuno di noi vive quando cambia scuola per passare a un ordine superiore, quando si entra in contatto con persone decisamente più navigate ed esperte che conoscono le insidie del percorso. La Serie C si è subito mostrata un torneo complicato da affrontare, ma l’Ascoli ha saputo affidarsi alle sue giovanissime ragazze per costruire un gruppo solido che, prima di ogni altra cosa, sta conducendo un percorso di crescita: «La C è molto più difficile rispetto all’Eccellenza, perché le altre squadre hanno calciatrici molto più grandi di noi, per età e per struttura fisica ma, nonostante questo, stiamo dimostrando che possiamo competere in questo campionato. Soprattutto nell’ultimo periodo siamo cresciute molto, abbiamo acquisito maggiore competitività, lottiamo sempre per vincere.»

Il salto da una categoria all’altra si è sentito, però cominciano a intravedersi dei miglioramenti nella tattica e soprattutto nell’approccio, come hanno dimostrato i match disputati contro le grandi corazzate del Girone. Mister Renga non si è mai risparmiato al momento di fare i complimenti alle sue ragazze dopo una partita giocata dando l’anima: «Ho visto molti miglioramenti in tutta la squadra sia a livello tecnico che mentale, non ci abbattiamo subito dopo aver subìto un gol, ma reagiamo, anzi capita che ci portiamo per prime in vantaggio, come accaduto contro il Riccione o contro il Celtic Bhoys, prima in classifica. Il Mister del Celtic a fine gara ci ha fatto i complimenti per come eravamo migliorate rispetto alla partita di andata. Anche il Mister a livello mentale e tecnico ci ha aiutato, crede sempre molto in noi, ci aiuta, ci sprona.»

Nel calcio e nello sport ricorre spesso la parola “obiettivo” sia al singolare, sia al plurale. Amatucci si è analizzata dal punto di vista individuale, dichiarando che ci sono degli aspetti della propria presenza sul campo da calcio che sono migliorati rispetto all’arrivo in Serie C e che ci sono ancora tanti aspetti di sé su cui vuole lavorare per aggiudicarsi una convocazione in Rappresentativa, bissando lo scorso anno, ma sperando di ottenere una maglia da titolare. La calciatrice ha anche sottolineato come gli obiettivi individuali siano intrinseci a quelli della squadra, che viene prima di ogni altra cosa: «Il mio obiettivo coincide sempre con quello di gruppo, poi è chiaro che vorrei migliorare tecnicamente. Penso di essere cresciuta nella fase difensiva e sono molto contenta di questo, quest’anno più volte sono stata impiegata in difesa. L’obiettivo è sempre quello di aiutare la squadra ad ottenere la salvezza; a livello personale vorrei migliorare tecnicamente e da un punto di vista mentale per arrivare anche alla convocazione in Rappresentativa, che ho ricevuto anche l’anno scorso, ma mi piacerebbe tornarci da titolare.»

Si ringraziano Giorgia Amatucci, l’addetta stampa Valeria Lolli e l’Ascoli Calcio Femminile per il tempo, la fiducia e l’immensa disponibilità.

Ilaria Cocino
Appassionarmi allo sport è stato semplice: qualche gol degli Azzurri al Mondiale 2006, qualche punto spettacolare di dritto, qualche schiacciata nel campo avversario, qualche canestro impossibile. Sono un'aspirante giornalista sportiva che segue con passione il movimento calcistico al femminile da ormai qualche anno e tenta, attraverso il suo piccolo contributo, di trasformarlo nella quotidianità di chi legge e di renderlo qualcosa di più di una semplice meteora: il potere delle parole è inestimabile, e spenderle per queste ragazze è un privilegio immenso e una grande responsabilità.

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