La voglia di tornare a casa è sempre tanta, soprattutto se lo è per Mara Assoni, attaccante di Cortefranca di 27 anni, che nel dicembre dello scorso anno ha deciso di indossare per la seconda volta la maglia del Brescia. Per la prima volta Mara ha voluto raccontare il suo percorso, le sue impressioni sulla situazione attuale nel nostro paese e del movimento calcistico femminile italiano.

  1. Mara come è iniziata la tua passione per il calcio?

«La mia passione per il calcio è nata quand’ero piccolina, quando giocavo al parco coi maschietti, poi la chiamata nella squadra del mio paese (Cortefranca, ndr) e da lì non ho più smesso».

  1. La tua avventura calcistica è cominciata nel Brescia: dalle giovanili alla prima squadra.

«Ho cominciato il mio percorso facendo due anni con le Pulcine, poi nelle Giovanissime e infine ho fatto altri due anni tra Primavera e prima squadra, dove nel 2012 ho vinto la Coppa Italia: quell’anno fu davvero difficilissimo, perché abbiamo cominciato a lottare nei primi posti, il cambio di allenatore da Grilli a Keci, però la strada che ci ha portato a vincere quella Coppa è stata bella. Nel complesso il mio percorso è stato davvero bello».

  1. Poi hai lasciato Brescia per andare al Franciacorta (Serie B) e Cortefranca (Serie C Regionale): come valuti queste esperienze?

«Andare al Franciacorta è stato importante, perché in quei due anni mi hanno formato dal punto di vista caratteriale, riuscendo a mantenere la Serie B al cospetto di squadre ostiche; mentre al Cortefranca ho vissuto un periodo molto bello sia personale che realizzativo, visto che tornavo a giocare nella squadra del mio paese e cercavamo in tutti i modi di salire di categoria».

  1. Nel 2018 torni la Serie A con la maglia dell’Orobica. Come hai vissuto l’emozione di giocare nella massima serie?

«Il doppio salto che ho fatto dalla C alla A è stato comunque importante, perché nella massima serie c’è un divario tecnico significativo, ma in compenso è un’esperienza che rifarei di nuovo, perché ho avuto la possibilità di mettermi in gioco e confrontarmi con altre realtà e persone che non ti capita sempre di avere: se io dovessi a consigliare a qualcuno di fare un’esperienza del genere gli direi di coglierla al volo».

  1. Dopo un solo anno decidi di ritornare una Leonessa: cosa ti ha portato a questa decisione?

«All’Orobica non c’erano più le condizioni di restare, poi Brescia è una piazza che fa gola a tutti, sia per la storia che per il blasone della società, poi aveva degli obiettivi importanti nonostante la categoria e sapevo che lì mi sarei trovata bene, quindi non ho esitato un solo minuto ad accettare l’offerta».

  1. Hai notato delle differenze rispetto al tuo riapprodo nel Brescia?

«Le persone che fanno parte della società sono rimaste le stesse, quindi sono stata accolta sin da subito molto bene, quello che sicuramente è cambiato è l’aumento del livello dello staff, ma nel compenso è rimasta intatta la serietà della dirigenza».

  1. Il Covid ha fermato tutto, vanificando il buon percorso che stavate facendo in questa stagione.

«Nonostante io sia arrivata a dicembre stavamo rimontando sulla prima in classifica (Vicenza CF, ndr) e dovevamo affrontare in semifinale di Coppa Italia il Como: è un peccato perché stavamo facendo bene, ma la salute viene prima di tutti».

  1. Come stai affrontando quest’emergenza?

«Io sono a casa da febbraio, e le mie giornate le trascorro tra lo studio per prepararmi al concorso di abilitazione all’insegnamento e nel pomeriggio mi alleno in base al programma che lo staff tecnico ci ha assegnato. Prima lavoravo come esperta di psicomotricità e poi allenavo squadre di calcio».

  1. Che lezione avremo imparato dopo quest’emergenza sanitaria?

«Avremo imparato a dare importanza alle piccole cose, in particolar modo al valore delle persone che sono nelle nostre case».

  1. Cosa ne pensi della situazione attuale del calcio femminile in Italia?

«Si sono fatti dei miglioramenti in questo periodo come la visibilità e rendere famose alcune giocatrici di alto calibro: il calcio femminile italiano potrebbe avere un seguito, ma è un percorso lungo che va affrontato. Faccio un esempio: la partita svoltasi lo scorso anno Juventus-Fiorentina, che è stata vista da tanti spettatori, dà testimonianza che il calcio femminile può essere seguito da tutti».

  1. Secondo te quando si arriverà al professionismo per lo sport femminile italiano?

«Probabilmente sarà legato alle questioni economiche e di business che girerà intorno, perché le ragazze di Serie A, per le categorie inferiori la vedo difficile, svolgono un lavoro a tempo pieno, perché mettono le energie a disposizione di questo sport e loro lo stanno facendo da professioniste, nonostante non siano ancora riconosciute».

  1. Come sei fuori dai campi di gioco?

«Sono una persona solare e mi piace divertirmi e trascorrere il tempo libero con i miei amici».

  1. Che obiettivi professionali e personali hai per il tuo futuro?

«Il mio obiettivo più grande è quello di insegnare perché mi piacerebbe molto stare coi bambini e spero di realizzarlo, spero di giocare ancora per altri anni di giocare ancora e di ottenere altre soddisfazioni sia livello di squadra che a livello personale».

Photo Credit: Brescia Calcio Femminile

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek (che è attualmente in corso), un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa. Oltre a questo ho come hobby leggere libri e i balli latinoamericani.