Valentina Sossella è stata una difensore che ha militato nel Fimauto ValpolicellaFortitudo MozzecanePro San Bonifacio, Cittadella e Vicenza, formazione che si è rivelata la sua ultima squadra da calciatrice, perché la giocatrice classe ’95 ha annunciato, sui social, nella giornata di lunedì il suo ritiro dal calcio giocato. La nostra Redazione ha raggiunto Valentina coi nostri microfoni.

Valentina cos’è stato per te il calcio?
«Per me il calcio è sempre stato vita. Quando i miei genitori mi hanno portato a giocare a calcio per la prima volta si sono accorti subito che era lo sport che volevo fare. Ero felicissima e quello spirito me lo sono portata dietro fino ad oggi. Il calcio è sfogo, divertimento, condivisione, evasione dai problemi, è tutto».

Cosa ti ha spinto a giocare in difesa?
«In realtà quando giocavo con i maschietti ero partita come centrocampista. Poi, un po’ per necessità, mi hanno fatto fare il difensore. Poi negli anni il ruolo è sempre stato un po’ un dilemma (ride). Alcuni allenatori mi vedevano meglio come difensore, altri come centrocampista; quindi, diciamo che mi sono sempre messa a disposizione della squadra e del mister e sono sempre stata pronta a fare ogni ruolo. Quest’anno, ad esempio, ho giocato la maggior parte delle partite come centrocampista ma in alcuni casi serviva un terzino e quindi l’ho fatto».

Com’è iniziato il tuo rapporto col pallone?«Fin da piccola ho sempre voluto giocare a calcio: credo abbia influito il DNA (sorride). Mio papà ha giocato a calcio per una vita. I miei genitori hanno tentato di farmi fare altri sport ma io volevo solo giocare a calcio. Quindi a nove anni ho iniziato a giocare con il Raldon, insieme ai maschietti. E dopo 16 anni, eccoci qua».

Qual è stato il momento calcistico più bello che vuoi ricordare?
«Allora, diciamo che con ogni squadra avrei almeno un momento da ricordare, però sicuramente in cima alla lista c’è il campionato vinto con la Pro San Bonifacio. Un’emozione inspiegabile, condividere una gioia così con le mie compagne, con tutti i genitori che ci seguivano, con gli amici, è stato indimenticabile. I tifosi ci avevano preparato uno striscione con scritto “la prima volta non si scorda mai” e devo dire che è proprio così».

E quello che vorresti dimenticare?
«Non mi va di entrare nei dettagli, però c’è stata una stagione che è andata proprio storta. Non riuscivo a trovare spazio in campo con continuità, poi mi sono infortunata. L’anno dopo ho cambiato squadra per cercare di dare una svolta e ho vinto il campionato con la Pro San Bonifacio quindi per me è stato il riscatto più grande. L’altro momento poco positivo è stato lo spareggio play off per salire in serie A che abbiamo perso ai rigori contro l’Orobica: quell’anno c’era la regola che nonostante il campionato vinto, si dovevano fare gli spareggi con la prima dell’altro girone. È stata una delusione perché avevamo meritato la promozione sul campo e vederla sfumare così non è stato facile. In ogni caso di momenti difficili ce ne sono stati, ma non vorrei dimenticare nulla perché mi hanno spronato a migliorare sempre di più sia come persona che come calciatrice».

Fimauto ValpolicellaFortitudo MozzecanePro San Bonifacio, Cittadella e Vicenza: a quale squadra sei rimasta più legata?
«Come dicevo prima, il campionato vinto con la Pro San Bonifacio rimane tra i ricordi indelebili, quindi, inevitabilmente sono legata molto a quel ricordo. Ma il Vicenza mi è rimasto nel cuore, la società ha scommesso su di me quando tutto sembra finito e questo non posso e non voglio dimenticarlo. E poi questi ultimi due anni sono stati molto belli, ho trovato un gruppo fantastico e sono molto legate alle ragazze e alla società».

Qualche giorno fa ha deciso di lasciare il calcio: cosa ti ha spinto a fare questa scelta?
«È stata una scelta difficile, frutto di mesi di riflessione. Già nello stop dovuto al lockdown 2020 avevo pensato di mollare tutto ma poi ho pensato che non potessi chiudere la carriera con un campionato stoppato per il Covid-19 e poi avevo la curiosità di rimettermi in gioco in un campionato di serie B e quindi mi sono messa al lavoro a capofitto e fra allenamenti a casa e poi, quando l’hanno consentito, in palestra mi sono preparata ad affrontare la nuova stagione. Sono contenta della stagione che ho fatto, riassaporare la serie B è stato bello ed è stato un campionato molto competitivo. Purtroppo, però per me l’impegnò non è più sostenibile. Fra la distanza, il lavoro, gli orari stringati, gli ultimi mesi sono stati duri da sostenere è proprio durante gli ultimi mesi ho maturato questa decisione che al momento ritengo la più giusta».

Dove può migliorare secondo te il calcio femminile italiano?
«Sicuramente in questi 16 anni sono cambiate tante cose. Sono contenta che il mondiale femminile abbia un po’ accelerato determinati processi. Il calcio femminile merita la visibilità, il professionismo e l’importanza allo stesso modo del calcio maschile perché i sacrifici che facciamo noi donne sono tanti. Spero che continui questa crescita e che le nuove generazioni abbiano la possibilità concreta di realizzare il proprio sogno. Credo che le società maschili debbano credere di più nel calcio femminile e investire concretamente in esso. Solo così si potrà continuare il processo di crescita che è stato iniziato».

Che persona sei fuori dal campo?
«Nella vita di tutti i giorni sono una persona solare, dinamica e altruista. Lavoro a tempo pieno in un’azienda che vende prodotti per l’automazione industriale. Da pochi mesi ho anche comprato casa e sono andata ad abitare da sola; quindi, anche quello è stato ed è un impegno importante. Oltre al calcio non ho mai avuto altri hobby in particolare, soprattutto per mancanza di tempo. Nel tempo libero mi piace uscire con gli amici, anche solo per un aperitivo o una cena».

Come sarà il tuo futuro dopo il calcio?
«Lavoro a tempo pieno in un’azienda che vende prodotti per l’automazione industriale e ho sempre giocato a calcio. La mia vita è sempre stata fondata su questo. Ora senza calcio mi sentirò un po’ più vuota ma la prendo come una nuova sfida. Sicuramente dovrò trovare una nuova valvola di sfogo, perché ferma non so stare. Mi piace tenermi in forma, quindi troverò sicuramente un modo per allenarmi che mi dia nuovi stimoli e che sia più compatibile con i miei impegni lavorativi. Non ho ancora molto le idee chiare a riguardo ma con il tempo troverò una nuova strada. E poi, qualche domenica sarà sicuramente dedicata ad essere sugli spalti a tifare per le mie ex compagne del Vicenza».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia Valentina Sossella per la disponibilità.

Photo Credit: Instagram Valentina Sossella

Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek, un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa.