“Importante, ma non decisiva”: le parole di Mister Rossettini alla vigilia del match contro l’Inter di Gianpiero Piovani fotografavano una partita combattuta e da tenere sott’occhio. Forse, invece, un po’ decisiva lo è stata: passo falso Juventus, sconfitta di misura nerazzurra, vittoria della Roma, tutti piccoli indizi che, se sommati in un’addizione quasi matematica, danno un +6 delle Capitoline sulle milanesi, che cadono dopo una striscia di vittorie consecutive a ritmo da Champions. S’accende l’alta classifica, s’infiamma la lotta per un posto in Europa, che non si sa come andrà a finire, ma ci sono almeno cinque certezze che si possono definire circa la partita giocatasi all’Arena Civica di Milano.
Lunga vita a Lina Magull e a Henrietta Csiszar!
Prove superlative della Numero 10 e della Capitana nerazzurre (anche se dall’errore della tedesca è nata una plausibile ripartenza pericolosa nel primo tempo): sono aggressive e veloci su ogni pallone, i due martelli pneumatici che delineano una prima frazione, almeno fronte Inter, appunto, martellante. La tedesca esce per lasciare spazio a Polli e cedere forze fresche nel reparto offensivo nerazzurro, la Capitana rimane fino all’ultimo secondo a provare a dettare il gioco, ma la bacchetta da direttore d’orchestra è nelle mani di Mister Luca Rossettini, che deve intelligentemente controllare quanto fatto.
“You’ll never walk alone”, Evelyne Viens
Scomodare un inno iconico come quello del Liverpool pare una giocata azzardo al casinò, invece è il racconto di una giocatrice le cui abilità sono del tutto fuori discussione, spesso criticata per gli errori sottoporta e mai elogiata come meriterebbe. Non camminerà mai da sola, perché le compagne troveranno lo spazio giusto per servirla. Non camminerà mai da sola, perché l’unica cosa che sa fare è correre verso la porta avversaria e creare occasioni. Velenose o meno che siano, le giocate di Viens sono l’arma in più della Roma, e quando è in giornata non ce n’è per nessuna.
A picco l’attacco nerazzurro, in auge la difesa della Roma
Bugeja è una giocatrice che non si fa tanto pregare per tentare il tiro quando è davanti alla porta, eppure con la Roma sembrava racchiusa in una bolla di difficoltà. Il merito è tutto della retroguardia giallorossa: Oladipo, Heatley e Veje non hanno fatto passare nulla, e la maltese non è riuscita a imporsi. Qualche spunto di Wullaert si è visto, vero, ma troppo poco per una delle attaccanti più prolifiche del torneo; Polli è entrata a gara in corso, si è divorata l’opportunità di agganciare le avversarie con un pareggio, e sicuramente ripenserà spesso a quelle occasioni sprecate. Baldi ancora una volta al posto giusto e al momento giusto, con un attacco nerazzurro che, a dirla tutta, non ha sprigionato qualità come di suo solito.
“Ragazze, testa, intelligenza”
Le parole della Capitana della Roma Manuela Giugliano – a cui si augura un recupero veloce e per cui si tira un immenso sospiro di sollievo – urlate alle compagne di squadra, udibili soltanto da chi era presente, riassumono l’atteggiamento delle Capitoline da lì fino al termine del cospicuo recupero: intelligente, spregiudicato, dando adito solo alla testa. La testa, si sa, può essere il fattore decisivo. In un certo senso, è quel che è venuto a mancare proprio all’Inter, che si è perso in un bicchiere d’acqua l’opportunità di accorciare o, almeno, evitare la fuga in testa.
Quando il gioco si fa duro, l’Inter stecca, la Roma ne approfitta e vince
Ottimi gli inserimenti dell’Inter nel primo tempo, per la Roma sono degni di nota i bastioni eretti in retroguardia (va sottolineato “l’orrido cominciamento” nella partita di Veje, spesso molto sporca, arrivando a svirgolare palloni all’apparenza semplici), ma quando riparte e si avvicina nei pressi di Rúnarsdóttir (anche lei tutt’altro che impeccabile e colpevole sul gol incassato) trova la conclusione agevolmente. Fortunoso il gol della canadese, una sentenza troppo grande per una partita che, forse, avrebbe dovuto sorridere alle padrone di casa o, detto meglio, terminare in parità. Cosa manca all’Inter per essere una big? La testa per segnare subito, perché il possesso palla sterile, c’insegna il calcio, non serve a niente. Cosa non manca alla Roma, per rigirare la domanda? La testa per gestire la pressione avversaria e sfruttare gli spiragli.






