Ilaria Mauro, attaccante dell’Inter Women, ha rilasciato una lunga intervista a MarieClaire.com, toccando molti aspetti riguardanti il calcio femminile.

Il percorso fatto per arrivare al livello attuale non è stato immediato, frutto di decenni in cui il calcio femminile era ben lontano dalla visibilità di ora, pur essendo a sua volta lontano dai livelli di altre realtà europee. Ilaria Mauro però sottolinea il gran merito delle calciatrici, che non si sono mai arrese:
Sono stati anni difficili per le squadre femminili, non è stato semplice tagliare i traguardi che sono stati raggiunti. E se è stato così è stato grazie a noi donne, calciatrici, sognatrici e sportive che non hanno mollato e non mollano. Personalmente mi sento molto fortunata a non aver mai avuto discriminazioni di genere nel corso della mia carriera. E’ capitato però da piccola. Giocavo in una squadra di soli maschietti, ero pure il capitano, e spesso i calciatori delle squadre avversarie mi prendevano in giro. Però poi quando segnavo una doppietta stavano zitti zitti.

In Italia, nonostante i passi avanti, il calcio viene ancora considerato uno sport prettamente maschile, sia a livello di pubblico che di pratica sportiva.
In Italia il calcio è maschile per antonomasia. Vuoi per un pubblico infinitamente più vasto, vuoi per gli sponsor, pubblicità, accordi commerciali infinitamente più elevato. Le nostre speranze sono riposte nella stagione 2022 – 2023, quando forse tutte le atlete donne otterranno il titolo di professionista. Il tifo è un po’ più sano, pulito. Il pubblico si limita a tifare la propria squadra. Nel calcio maschile invece gli insulti (e molto altro) sono all’ordine del giorno.

Spartiacque del movimento femminile sono stati senza dubbio i Mondiali del 2019, giocati in Francia: ” Un momento importantissimo è stato sicuramente il mondiale femminile del 2019 in Francia. Finalmente le partite sono state trasmesse su tutti i canali e questo ha permesso di far conoscere il calcio femminile in Italia in primis, e al mondo intero.”

L’attaccante dell’Inter Women torna poi indietro nel tempo, ripensando alla prima volta in cui si è sentita davvero una calciatrice.
Mi sono sentita una calciatrice per la prima volta verso i 25 anni, quando sono andata a giocare in Germania per il Sand e poi il Turbine Potsdam. Prima giocavo nelle giovanili, ci allenavamo solo la sera, era impegnativo ma non mi sentivo davvero una professionista. andare via di casa ti forgia dal punto di vista personale e lavorativo, sentivo di essere diventata una calciatrice a 360°.”

Infine riguardo alle bambine che si approcciano per la prima volta al calcio, ribadisce la necessità di lasciare a loro piena libertà nella scelta.
Lasciamo queste bambine fare quello che vogliono, lasciamole esprimere e vivere la loro passione senza paletti. A queste bambine poi direi che il calcio sarà un lavoro. ci saranno momenti molto pesanti e gioie immense da condividere. Ci saranno momenti in cui vi verrà voglia di mollare tutto ed è lì che dovrete essere più forti di prima.

Credit Photo: Bruno Fontanarosa

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Nasce a Fiorenzuola d’Arda il 1 marzo del 1995. Appassionata del mondo Juve dalla nascita, solo recentemente si è avvicinata all’universo del calcio femminile ma ne è rimasta folgorata. Crede fermamente che sia una realtà ancora poco conosciuta in Italia, ma in rapidissima espansione, ed è entusiasta di far parte del progetto che sta permettendo questa crescita. È laureata in Storia ed è ora impegnata in una magistrale in Scienze Storiche.