Chi era presente al “Santa Lucia” forse l’ha già letta, ma vogliamo riproporre oggi l’intervista a Giulia Orlandi, il capitano, che ieri ha giocato la sua ultima partita ufficiale di calcio, dopo 20 anni di carriera e oltre 200 partite in Serie A. Una giocatrice che ha attraversato e si è fatta portavoce di un’epoca del calcio femminile e che ha onorato la maglia fino all’ultimo secondo, regalando emozioni incredibili al termine di una partita e di una carriera uniche.


Cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?

Purtroppo, o per fortuna, il calcio si sta facendo sempre più importante, l’impegno sempre più grande e gestire questa situazione a livelli così alti, insieme a tutte le responsabilità lavorative diventa sempre più complicato. Bisogna sempre essere al 100% in entrambi gli ambiti e, seppur sia riuscita fino ad oggi a farlo, non riesco più a gestire al top questa situazione, ho bisogno di riprendere in mano la mia vita. Arriva un certo punto, un’età, dei momenti in cui bisogna prendere questo tipo di decisioni, sofferte, dolorose, ma necessarie, è una scelta di vita.

Quanto e cosa ti mancherà del calcio giocato?

Tutto. Mi mancherà tutto. Il calcio è stato la mia vita e lo sarà sempre: fa parte di me. Giocare a calcio mi ha fatto crescere come donna, mi ha insegnato a vivere, mi ha regalato gioie, delusioni, è stata una palestra di vita. Non so ancora quanto realmente mi mancherà giocare a calcio, non riesco ancora a rendermene conto e finchè non proverò sulla mia pelle questa sensazione non saprò realmente quanto sarà la mancanza. La cosa che mi mancherà di più di questo mondo saranno le persone con cui ho diviso questi 20 anni di carriera, con cui ho vissuto momenti unici. E mi mancheranno le mie compagne, vivere lo spogliatoio, lottare insieme per un unico obiettivo. Mi mancherà il gruppo, la squadra, che anche nei momenti più felici rende tutto ancora più bello.

A chi dedichi la tua ultima partita?

Credo che, per una volta, sia giusto dedicarla a me stessa, per tutto quello che il calcio è stato nella mia vita. Voglio riuscire ad assaporare ogni momento della gara e vivere ogni istante con la massima emozione, respirando ogni singolo attimo.La voglio dedicare in primis a me perchè penso sia doveroso, poi a tutte le persone che mi sono state accanto, alla mia famiglia, a tutti coloro che mi hanno insegnato e continuano ad insegnarmi qualcosa nel calcio così come nella vita.

Il tuo ricordo più bello legato alla tua carriera?

Ce ne sono tantissimi, però il ricordo più bello è la vittoria del campionato a Firenze, con la maglia della Fiorentina, in un Artemio Franchi strapieno. La “Maratona” piena di persone che conoscevo, che mi sono state accanto sempre. Vincere quella partita davanti a quelle persone è stato incredibile.

Il tuo ricordo migliore alla Florentia?

Ce ne sono due importanti: il primo è la la prima volta che ho incontrato il Presidente, Tommaso. Sono rimasta affascinata dall’entusiasmo con cui mi raccontava della sua Florentia, del suo progetto e di come volesse puntare sempre più in alto, Tommaso è stato colui che mi ha fatto scegliere di indossare questa maglia.
Il secondo è più recente, la prima partita di campionato in casa: l’accoglienza di San Gimignano, uno stadio pieno di gente, un pubblico festante, il seguito e il calore che stiamo ricevendo. La risposta di San Gimignano è stata proprio bella, non ci sono altri aggettivi, è bello andare allo stadio e giocare con un pubblico che ti sostiene sempre, è incredibile.

Credit Photo: Florentia Calcio Femminile

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