Photo Credit: Bruno Fontanarosa - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Laura Giuliani, portiere e leader del Milan, oltre ad esserlo anche per la Nazionale Italiana, è ormai definitivamente diventata una figura fondamentale per il calcio femminile italiano e per la sua espansione che, negli ultimi anni, sta vedendo un’importante crescita grazie anche allo splendido europeo delle Azzurre, terminato solamente in semifinale contro l’Inghilterra.

Il portiere rossonero, prima di approdare al Diavolo, ha girato la Germania, per poi diventare protagonista con la maglia della Juventus, con la quale ha vinto 4 Scudetti, 1 Coppa Italia e 2 Supercoppe Italiane.
Negli ultimi giorni, in attesa del rientro in campo contro il Parma nel quale le meneghine vorranno tornare ai 3 punti, Giuliani ha rilasciato un’intervista al podcast di Michelangelo Ienco che è stato pubblicato sul suo canale Youtube.
In questa intervista l’estremo difensore milanista ha ampliato i suoi discorsi, toccando anche tasti lontani dal calcio e analizzando la sua vita a 360°.

Giuliani ha immediatamente parlato della sua famiglia che ha sempre considerato un elemento fondamentale per lei e per la sua carriera: “Mamma, Papà, mia sorella sono stati i miei primi grandi allenatori, mi piace descriverli così. Poi arrivano i miei nonni, arriva Cristian e poi c’è un’altra persona che è entrata nella mia vita da tre anni a questa parte ed è diventata per me un punto di riferimento.”

Il suo viaggio nei ricordi del passato è continuato con i primi passi da calciatrice: “Ho iniziato a giocare a calcio in oratorio con i miei compagni di scuola e di catechismo. Il calcio era ciò che univa tutti, mi sono appassionata a questo sport… tra l’altro non è che mi venisse benissimo giocato fuori, con il pallone tra i piedi (ride n.d.r.). Quando mi hanno messo in porta ho scoperto di essere bravina e da lì ho continuato a stare in porta.”

L’intervista di Michelangelo Ienco è continuata con delle foto di alcune esperienze di Laura Giuliani.
La prima rappresenta un momento con il papà del numero 1 rossonero: “Questo è stato uno dei momenti più belli che mi ricordo ed è uno degli ultimi momenti passati solo con papà. Questa era un’attività commerciale che avevamo fatto con la Nazionale e per la festa dei papà avevano fatto venire i papà a Coverciano e avevamo fatto dei giochi con la palla insieme. Quel giorno era anche il suo compleanno e, quindi, avevo chiesto in cucina di fargli fare una torta e gliel’avevo offerta chiedendogli di sposarmi (ride n.d.r.).”

“Papà è sempre stata, ed è tutt’ora, una figura di sicurezza. Quando c’era papà io mi sentivo al sicuro, ciò vale anche adesso in modo diverso. Papà è un esempio di valori inestimabili, come la disponibilità, la perseveranza, la forza d’animo, dare agli altri senza chiedere mai niente in cambio.”

“Quando ho iniziato a giocare a calcio, rendere orgogliosi i miei genitori era una delle mie più grandi spinte motivazionali. Il non poter arrendermi, il dover andare sempre avanti nonostante le difficoltà, il dover dimostrare di essere abbastanza per rimanere in Germania da sola; ad un certo punto quello diventa un limite perché non sei più la ragazzina di 18 anni che ha bisogno di dimostrare di essere abbastanza ma sei una donna che ringrazia per quello che loro sono stati per te ma che ha la sua vita.”

La seconda foto presenta il percorso di Giuliani, il primo trofeo da bambina fino alle 100 presenze con le Azzurre: “Il primo trofeo, era un torneo estivo in cui avevo fatto il capitano per la prima volta e poi sono arrivata a quest’anno nel quale ho raggiunto le 100 presenze con la Nazionale e con il Milan e in mezzo c’è uno dei trofei che ho vinto con la Juve.”

“A quella bambina di 14 anni direi di continuare così. Alle ragazzine del nostro settore giovanile lo dico sempre: a volte ci sono dei momenti in cui le cose non vanno sempre come vorrei andassero e di conseguenza devo trovare e ho cercato un modo per riportarmi a quel mood per superare quel momento. Io vado a vedere i pulcini allenarsi, in quelle bambine lì rivedo tutto quello che mi è servito per iniziare e continuare a giocare; io avevo quegli occhi là e quando me lo dimentico mi basta vedere loro per ricordarmelo.”

“Questo percorso che ho fatto è parte di un processo di crescita personale che mi porta ad avere la responsabilità, prima di tutto, di essere fedele a me stessa verso i miei valori, i miei modi di essere, la mia mentalità e cercando di passare attraverso l’esempio di quello che faccio io e di quello che sono io, che non è detto che sia giusto per tutti. Ma magari anche solo una persona vede quello che fai e può essere di ispirazione e di spinta per aiutarla a trovare la propria strada, la propria passione, una qualità che pensava di non avere. Spero che queste ragazzine mi possano ricordare come Laura, ognuno avrà qualcosa di diverso da raccontare.”

Tornando al traguardo delle 100 presenze: “Il 100 è la tappa di un importante percorso di crescita che in nazionale è iniziato nel 2013 e con il Milan nel 2021 e che mi sta accompagnando e che mi ha regalato tantissime emozioni e spunti di crescita e lavoro. Mi sta dando la possibilità di mettere in campo quello che sono io ogni giorno.”

“Il ricordo più brutto che ho della mia carriera è stata quando mi sono fatta male a Friburgo. Mi ero rotta il menisco in una stagione che già non era iniziata bene. Il ricordo più bello credo sia il primo scudetto con la Juventus perché è stato esattamente l’anno dopo in cui mi sono fatta male. Nell’ultima partita di campionato, contro il Tavagnacco, dopo 10/15 minuti del primo tempo, mi era saltata la sutura che mi avevano fatto un anno prima al menisco e quindi mi si era bloccato il ginocchio e sono dovuta uscire. Essendo arrivate a pari punti con il Brescia, ai tempi c’era lo spareggio da fare e l’ho giocato con il menisco rotto e poi abbiamo vinto ai rigori proprio ad un anno di distanza da quando mi ero fatta male… non avevo mai pensato a questa cosa.”

L’ultima foto è Giuliani con la maglia dell’Italia: “Per me la Nazionale è un premio. A parte l’orgoglio infinito che mi porta indossare questa maglia dal 2013 a questa parte, non mi stancherò mai di avere addosso questo stemma, anche quando non ne sarò più parte. Quando fai parte della Nazionale, non fai parte solo di un gruppo ma diventa parte della tua quotidianità rappresentare l’Italia nel mondo.”

L’intervista termina con un pensiero verso suo marito: “Se dovessi scegliere una quarta foto sarebbe mio marito e i miei quattro gatti che mi accompagnano da 14 anni a questa parte e sono una parte fondamentale del mio percorso e della mia vita.”

Daniele Vitarelli
Nato in provincia di Monza e Brianza. Laureato in Storia e studente di Scienze Storiche presso Unimi a Milano, la mia passione principale, però, è sempre stata il calcio. Sono convinto che il calcio femminile possa diventare una realtà concreta in Italia e il mio obiettivo, oltre a migliorare me stesso, è rendermi utile per la crescita di questo movimento.

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