Sta per concludersi la prima settimana di lavoro di Mauro Ardizzone sulla panchina della Ternana Women. Mauro Ardizzone sulla panchina della Ternana Women. Queste le parole del neo allenatore rossoverde.
Mister, dopo le esperienze internazionali, il ritorno in Italia per una panchina nella massima serie, quella Ternana Women, prima di parlare di aspetti tecnici, quali sono le tue prime sensazioni?
Le sensazioni sono molto positive. Tornare in Italia e farlo in Serie A femminile è qualcosa che sento in modo particolare. Ho trovato un ambiente molto serio, disponibile e con grande voglia di lavorare. In questi primi giorni ho percepito apertura, collaborazione e condivisione, elementi fondamentali quando si inizia un nuovo percorso insieme.
Da quali principi parte mister Ardizzone? Quali sono gli obiettivi e le idee condivise sino ad ora con la squadra per indirizzarla verso la salvezza?
Si parte da principi semplici ma fondamentali: chiarezza, lavoro quotidiano e responsabilità condivisa. L’obiettivo è costruire una squadra organizzata, compatta e coraggiosa, capace di stare dentro le partite e di crescere settimana dopo settimana. La salvezza passa dal miglioramento continuo, dall’attenzione ai dettagli e dalla capacità di rimanere unite nei momenti decisivi.
Molti ti conoscono per la tua versatilità in contesti diversi: come pensi di trasmettere questa adattabilità alle tue giocatrici?
L’adattabilità nasce dalla consapevolezza. Cerco di trasmettere alle ragazze l’idea che ogni partita e ogni situazione richiedano lettura, intelligenza e capacità di reagire. Allenarsi bene significa anche prepararsi a cambiare, trovare soluzioni diverse senza perdere equilibrio e identità.
Nel calcio femminile hai già guidato squadre come Torres, Lugano e Freedom Cuneo: dalle tue precedenti esperienze, cosa pensi possa servire alla Ternana Women?
Dalle esperienze precedenti porto soprattutto la capacità di adattarmi alle avversità e di trasformare situazioni, qualsiasi esse siano, in situazioni positive. Nel calcio femminile l’aspetto umano è importante quanto quello tecnico. Serve un ambiente dove le giocatrici si sentano protette ma anche responsabilizzate, dove il lavoro quotidiano sia chiaro, condiviso e orientato alla crescita.
Quanto è importante per te creare un’identità di squadra riconoscibile sul campo e nello spogliatoio? A proposito, in una tua precedente intervista hai elogiato la “compattezza della Ternana Women di Fabio Melillo”…
L’identità è fondamentale, perché rappresenta una squadra anche nei momenti più complessi. In una mia precedente intervista avevo elogiato la compattezza delle squadre di Fabio Melillo, e lo confermo pienamente. Fabio è un allenatore molto stimato ovunque, che ha costruito una storia importante nel calcio femminile e ha lasciato un’eredità significativa.
Siamo stati avversari diverse volte e, fin dalla prima partita, si è creato tra noi un rapporto di stima reciproca. Le sue squadre erano un esempio di unione, compattezza e spirito di gruppo, e questo si percepiva chiaramente anche quando le affrontavi da avversario. Le ragazze devono continuare a scrivere la loro storia partendo da ciò che mister Melillo ha trasmesso, difendendo e valorizzando quanto ottenuto nella scorsa stagione con mister Cincotta, e mantenendo quell’identità forte che ha sempre contraddistinto questa squadra.
La Ternana Women è alla sua prima storica stagione in Serie A: che ruolo credi che abbia il club nel panorama del calcio femminile italiano?
La Ternana Women ha già un ruolo importante nel panorama del calcio femminile italiano. Il club dispone di strutture e di persone molto competenti in ogni settore. Essere alla prima stagione in Serie A cambia profondamente gli equilibri, non solo dal punto di vista tecnico ma anche organizzativo e gestionale. Il club sta lavorando molto sul territorio e non solo sulla prima squadra, investendo nella crescita di tante ragazze che si avvicinano al calcio e contribuendo allo sviluppo del movimento.
Nel tuo percorso hai dimostrato grande sensibilità nel lavorare con i giovani. La Ternana Women è oggi la squadra più giovane della Serie A: quanto ti emoziona accompagnare queste ragazze in un percorso di crescita, dentro e fuori dal campo?
Molto. Essendo partito dai settori giovanili, ho sempre avuto un affetto particolare per il lavoro con i giovani. Specialmente nel mondo di oggi, è bello vedere la loro spensieratezza: a volte sono proprio loro a trasmettere qualcosa a te. Vanno accompagnati, aiutati a capire che ogni giorno è un’occasione per migliorarsi, senza ingabbiarli troppo in schemi rigidi. Molti di loro hanno fantasia, e la fantasia va lasciata fluire. Devo dire che questo gruppo è composto da ragazze giovani con tanta qualità, personalità e creatività, ed è un aspetto molto bello su cui lavorare.
In conclusione, che tipo di allenatore è Mauro Ardizzone?
Mauro Ardizzone è un allenatore che ha scelto di fare questo mestiere facendo anche tante altre esperienze, comprendendo strada facendo le difficoltà che la vita ci mette davanti, ma anche le cose belle che può offrirci. Ho avuto la fortuna, grazie al calcio, di vivere e allenare in diverse città del mondo, passando dalle accademie alle prime squadre maschili e femminili. Tutto questo ha cambiato profondamente il mio modo di vedere ciò che mi circonda e di relazionarmi con le persone. Oggi mi sento un allenatore che mette al centro il lato umano, la crescita quotidiana e il rispetto, con la convinzione che ci sia sempre qualcosa da imparare, da migliorare e da costruire, giorno dopo giorno. Non è mai finita.






