Photo Credit: Emanuele Colombo - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Shukurat Oladipo, la numero 19 della Roma, è sicuramente una delle vere sorprese del campionato di Serie A, della Coppa Italia e della Women’s Champions League. Classe 2004, ma con grinta e con un’esperienza che sembrano già da vendere, si è presa in braccio la retroguardia giallorossa e la sta portando avanti come se vi si fosse inserita da sempre, come se non avesse altro posto dove andare che non, appunto, davanti alla porta della formazione capitolina. La calciatrice ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali del Club e si è raccontata partendo dall’inizio, nel momento in cui si è approcciata al calcio.

«Ho iniziato a giocare a calcio quand’ero piccola, avevo dieci anni. Ho cominciato a giocare con i miei amici a piedi nudi, in Nigeria, a Lagos. Giocavamo in giro nel quartiere in cui vivevamo, ed è così che è nato il mio amore per il calcio», la calciatrice ha aperto l’intervista incentrandosi sui primi momenti in cui ha conosciuto questo sport e ha poi capito che quella sarebbe stata la sua strada. Nel suo cassetto di ricordi c’è anche il primo momento in cui ha giocato per davvero, quando ha sentito la passione prendere il controllo delle sue emozioni: «Mi ricordo la prima volta in cui ho giocato a calcio, ero a un torneo a scuola che si chiamava “Principal’s Cup”, ed è questo il primo ricordo che ho con il calcio. Cominciai a ballare con i miei amici, a ridere con loro. Fu molto divertente.»

Che la giocatrice sia un talento se ne sono accorti tutti gli estimatori della Serie A e della formazione giallorossa, ma anche l’occhio esperto della fuoriclasse Asisat Oshoala e i suoi consigli sono stati di buonissimo auspicio, per Oladipo: «Quando ero piccola seguivo Asisat Oshoala, fa parte del mio percorso ed è il mio idolo. Ha giocato nel mio stesso settore giovanile dell’FC Robo. Lei è cresciuta in questo Club, e quando aveva del tempo libero veniva ad allenarsi con noi, e parlava con me, descrivendo i miei talenti. Quando ho ricevuto la chiamata dall’Under 20 lei mi ha detto che pensava che fossi forte e che era arrivato il mio momento di trasferirmi in Europa, viste le qualità che avevo», e le chiacchierate con l’ex Barcellona, tra le giocatrici più forti in circolazione, ha avuto anche un ruolo importante nella sua scelta di lanciarsi nel vuoto per andare alla Roma, tranquillizzando una giovane Oladipo inesperta e un po’ spaventata di fronte alla possibilità di trovarsi qualcosa di troppo grande da superare: «Prima che andassi al Mondiale U20, mi ha detto: “Shuk, non ti preoccupare, ti spiego io che cosa devi fare”, mi ha sempre dato consigli per il gioco, e mi incoraggiato. Sono quindi andata al Mondiale e, quando sono stata chiamata dalla Roma, ho parlato con Asisat, che mi ha dato dei consigli, e mi ha detto che ce l’avrei fatta.»

Le qualità di Oladipo sono emerse e le sono valse una maglia con la Nazionale della Nigeria, un sogno per lei diventato realtà: «Per me giocare con la Nazionale nigeriana è un onore e un grande privilegio. La prima volta che sono stata convocata dalla Nigeria è stato un sogno che si è avverato, ero davvero sorpresa e non ci credevo. Il calcio in Nigeria sta migliorando e crescendo, passo dopo passo.»

La classe 2004 sente molto la mancanza di casa, e ad averle lasciato un vuoto è soprattutto la parte culinaria: «Quello che mi manca di più è il cibo tipico, come l’abula, che mi manca davvero tanto, ma quello che mi manca di più è il gelato locale della Nigeria.»

«Quando il mio agente mi ha detto che la Roma mi aveva cercato sono rimasta scioccata: è una grandissima squadra, per cui ero molto sorpresa e, allo stesso tempo, felice. Ero molto entusiasta, perché la vedevo come una grossa opportunità per crescere», l’opportunità di vestire una maglia della Roma l’ha convinta a lasciare la Nigeria per crescere altrove e misurarsi con una realtà nuova, complessa e capace di darle altri spunti per migliorarsi.

La Roma è diventata un capitolo importante nella sua vita, e non è stato difficile, per lei, sentirsi fin da subito accolta da un gruppo capace di integrarla subito all’interno dei suoi meccanismi: «Mi sono integrata in fretta, ma ho avuto alcune piccole difficoltà da gestire, come il cibo, il meteo, l’ambiente, ma poi devo dare merito alle ragazze, che mi hanno sempre aiutato e sono state al mio fianco: è un gruppo unito che mi insegna molto. Le mie compagne m’incoraggiano e m’insegnano tante cose.»

Oladipo si è poi lasciata andare in un’ode al “Tre Fontane”, la casa del tifo giallorosso. La giovane giocatrice ha colto cosa significa difendere i colori giallorossi e ha amato fin da subito l’affetto e il calore che la tifoseria riserva alle sue calciatrici: «Quando giochiamo al “Tre Fontane”, la mentalità è sempre quella di pensare che, indipendente dall’avversaria e dal gioco, nessuno può toglierci la gioia, perché questa è casa nostra. Pensando ai tifosi, mai mi sarei aspettata una cosa del genere. Il primo giorno è stato incredibile: giocavamo in casa contro il Como, era la mia prima partita, e dalla tribuna ho sentito il coro che cantava il mio nome, ed ero sorpresa. Non me lo sarei mai aspettata, alla mia prima partita, è stato incredibile. Dopo la partita alcuni mi hanno mandato dei messaggi, mi hanno mandato anche il coro. Mi sono emozionata molto, e mi sono commossa, perché non mi era mai capitato di vedere un atteggiamento del genere dai tifosi. Per me è qualcosa che non va mai dato per scontato, li ringrazio per ogni partita. Un tifoso mi ha fatto vedere uno striscione dedicato a me, e ogni volta apprezzo davvero quello che fanno i tifosi.»

Ilaria Cocino
Appassionarmi allo sport è stato semplice: qualche gol degli Azzurri al Mondiale 2006, qualche punto spettacolare di dritto, qualche schiacciata nel campo avversario, qualche canestro impossibile. Sono un'aspirante giornalista sportiva che segue con passione il movimento calcistico al femminile da ormai qualche anno e tenta, attraverso il suo piccolo contributo, di trasformarlo nella quotidianità di chi legge e di renderlo qualcosa di più di una semplice meteora: il potere delle parole è inestimabile, e spenderle per queste ragazze è un privilegio immenso e una grande responsabilità.

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