La presidente della Pink Bari, Alessandra Signorile, è intervenuta sulle pagine del “Il Nuovo Quotidiano di Puglia” analizzando il passaggio del calcio femminile al professionismo. La sua analisi non lascia spazio ad interpretazioni, è un’analisi agrodolce la sua. Da una parte la felicità di chi, come Lei, ha investito tanto in questo mondo e l’amarezza per via dello scarso interesse del Sud Italia verso la realtà del calcio femminile. La stessa numero uno della Pink Bari, aveva manifestato già manifestato in passato, lo scarso interesse di società maschili come il Bari dei De Laurentiis verso il calcio femminile, sottolineando come nei piani dei DL vi fosse altro.

Di seguito le sue parole:                                                                                              “Il professionismo è un trionfo per colore che, come noi, da decenni si occupano e sono impegnati nello sviluppo del calcio femminile. Inizialmente non potrà autosostenersi come sempre accade per le nuove imprese, e sarà il motivo per cui alcune piccole società non reggeranno l’urto del passaggio. A livello geografico aumenteranno i club nel centro e nord Italia e il sud subirà un ulteriore riduzione, ma questo purtroppo è legato ancora non solo ad una questione economica, ma soprattutto all’ottusità della classe politica ed imprenditoriale nel nostro territorio, ad una parità di genere che viene solo sbandierata, ma in cui nessuno è disponibile ad investire.”

Considerazioni personali                                                                                              Quanto emerge dall’intervista della Presidentessa Signorilie non è che la dura realtà. Altri presidenti di rinomate società quali la Juventus si sono espressi perplessi sul futuro del calcio femminile. Agnelli dichiara infatti che per dare maggiore lustro a questa realtà bisogna “allargare il bacino”, far crescere le giovani calciatrici che hanno voglia di praticare tale sport e dare loro spazio. Un mondo, quello del calcio femminile, che nonostante sia passato al professionismo vive una situazione tutt’altro che facile. I principali fattori che incidono negativamente su tale movimento sono ancora i pregiudizi che ruotano intorno ad esso ed i tanti tabù da sfatare come ad esempio “lasciate il calcio agli uomini, non rovinatelo”. Commenti, oltre che irrispettosi, evidenziano una differenza di genere ancora non sciolta. Altro nodo cardine è la mancanza di strutture adeguate ed investimenti nell’intero settore, fattore che si rispecchia in maniera più accentuata nel sud Italia dove le piccole società calcistiche fanno fatica a supportare tutti i vari costi e preferiscono far fronte solo sul maschile. Società blasonate come Bari e Napoli si sono affacciate timidamente al mondo femminile solo con i settori giovanili. Altre che si stanno facendo strada nonostante le mille avversità sono Pink Bari, Fesca Bari, Lecce e Apulia Trani. Squadre che si contano sul palmo della mano. Fatta eccezione per la Pink che ha militato anche nella massima serie, le restanti appartengono alla serie C. Un dato questo che deve far riflettere visto e considerando che attualmente in serie A l’unica squadra a rappresentare il Meridione è il Napoli Femminile del pres. Carlino. Le parole della numero uno biancorossa rimbombano a gran voce e bisognerebbe dare seguito a tali affermazioni cercando di allargare gli orizzonti ed avviare una campagna che possa promuovere ed avvicinare in maniera saggia piccole e grandi realtà verso il fine comune di espandere l’intero settore.

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