L’Hellas Verona Women milita in un campionato di serie B sempre più competitivo, avvincente dal punto di vista agonistico e che dimostra quanto il calcio femminile in Italia sia una realtà che, seppur in maniera più lenta rispetto al resto di Europa, stia crescendo e dando il suo valido contributo alla causa comune con le sue atlete.
Calcio femminile italiano ha raggiunto Zaccaria Tommasi, Responsabile dell’Area Tecnica, per un’intervista in esclusiva in cui parlare proprio di quanto sopra, degli obiettivi gialloblu e del vivaio della squadra veneta che milita in Primavera1.
Quali sono gli obiettivi a breve e lungo termine dell’Hellas Verona?
“Sin dall’inizio della stagione il nostro obiettivo è raggiungere una salvezza tranquilla, senza difficoltà, accompagnata da un percorso inserimento delle giovani, come già fatto lo scorso anno. Questo è ciò che stiamo portando avanti: veniamo da un periodo un po’ difficile, e nella sessione invernale di mercato abbiamo fatto qualche nuovo inserimento compatibilmente alle nostre esigenze. In futuro, poi, vorremmo crescere ulteriormente”.
Come viene gestita la transizione tra giovanili e prima squadra?
“Noi, come tutte le società del femminile, abbiamo tutta la filiera delle giovanili. Abbiamo la fortuna di avere una Primavera1appena sotto la prima squadra che ci permette di valorizzare giovani da far crescere. Da quando l’Hellas ha un settore femminile abbiamo sempre cercato di fare quello che dovrebbe fare ogni settore giovanile: lavorare bene con le ragazze che abbiamo, cercando di dare loro l’opportunità di esordire in prima squadra. Al momento abbiamo quasi la metà delle ragazze che provengono da lì. Vogliamo lavorare bene sotto e con qualità per cercare di aiutare queste ragazze ad arrivare nella nostra Prima Squadra. Negli ultimi due anni ci siamo mossi bene perché siamo riusciti nell’intento. È chiaro che questo percorso dipende tanto anche dal livello del campionato e delle giovani calciatrici”.
Quali sono i valori che contraddistinguono il progetto tecnico e quelli che volete trasmettere alle ragazze?
“Non abbiamo un’identità di gioco particolare. I nostri obiettivi sono in primis quello di migliorare e accrescere l’aspetto tecnico delle ragazze, avere voglia di costruire attraverso il gioco, non aver paura di prendersi le responsabilità durante le partite. A questo si aggiunge la ricerca di un innalzamento del livello fisico per avvicinarsi a quelli che sono gli standard nazionali e internazionali per le vari e categoria. La qualità del lavoro in termini di preparazione atletica è fondamentale visto il ritmo che si alza costantemente anno dopo anno. I due focus in sostanza sono di strutturarsi dal punto di vista della performance e dal punto di vista tecnico; è importante che le ragazze abbiano le capacità di adattarsi alle varie situazioni che si possono presentare nei loro cammini agonistici”.
Quanto conta, oltre il fisico, l’aspetto mentale sia negli allenamenti che in partita?
“Abbiamo un approccio molto tranquillo con le ragazze che passa per il raggiungimento degli obiettivi ponendo attenzione alla qualità del lavoro e la serenità di allenarsi e affrontare le partite al massimo della condizione. Nelle giovanili tendiamo a non avere tanto obiettivi di vittoria o risultati ma ci focalizziamo sulle ragazze e sul loro miglioramento sia singolarmente che nel gruppo. L’obiettivo è di mettere le ragazze nella condizione di lavorare nel miglior modo possibile in ogni aspetto: dal fisico, come dicevamo prima, all’aspetto sanitario. Le pressioni del risultato ci sono, perché se si gioca a calcio è inevitabile ci siano; ma dal nostro punto di vista ha più senso creare un ambiente il più possibile motivante e che sia adatto alle nostre ragazze”.
Parlando del movimento calcistico femminile quali ritiene siano le criticità del movimento pensando anche alla serie B?
“Il livello dei vari campionati si è alzato molto e di conseguenza negli ultimi anni anche il movimento si è evoluto. Purtroppo, l’Italia è in ritardo rispetto agli altri campionati europei e mondiali non tanto dal punto di vista tecnico, la Nazionale lo ha dimostrato. Una delle criticità è sicuramente data dal numero delle tesserate ancora basso: le tesserate non stanno aumentando come dovrebbero. Il progetto ha avuto un boom negli anni scorsi ma ora si è un po’ arenato. Questo è un dato che deve preoccupare perché meno ragazze ci sono, più è difficile fare una selezione e su questo bisogna lavorare. A questo si aggiunge una visibilità non sufficiente a cui si somma una difficoltà economica con cui le società che operano nel femminile devono fare i conti.Si fa fatica a rendere il movimento auto-sostenibile, gli introiti e gli sponsor sono esigui. Per quanto riguarda anche la tifoseria, cresce ma in maniera molto minoritaria rispetto agli altri paesi. Noi come Hellas stiamo cercando di portare sempre più persone allo stadio tramite diverse iniziative di promozione del calcio femminile.”
Cosa serve davvero per rendere il calcio femminile una realtà più consolidata in Italia?
“Ci vorrebbe una sfera magica (ride ndr). Una delle criticità che prima non sono state menzionate riguarda la fragilità di quelle società che giocano qualche campionato e poi spariscono perché non c’è sostenibilità o sono delle meteore. Serve non mollare e continuare a lavorare sul proprio territorio, far proposte e creare ambienti di lavoro stimolanti. Le società devono trovare il modo di fare promozione, ad esempio nelle scuole o nei luoghi di incontro delle più giovani”. La chiave è di continuare nonostante le difficoltà, non perdersi d’animo così da rendere il movimento duraturo nel tempo”.






