credit photo: @realmedacf
Il Real Meda sta giocando un’ottima stagione di serie C che vede il club, con 35 punti guadagnati in 14 giornate giocate, al secondo posto in classifica dietro la capolista Moncalieri. Questo risultato è sicuramente figlio di un grande impegno da parte di tutti coloro che sono coinvolti nel progetto, dallo staff alle ragazze che settimana dopo settimana scendono in campo intenzionate a dare il meglio di sé.
Calcio femminile italiano ha raggiunto per un’intervista Marta Vergani, difensore del club lombardo, per parlare del suo rapporto con il calcio, ma anche del suo legame con la squadra in cui ha militato all’inizio della sua carriera (dal 2011 al 2018), e di cui, dopo aver giocato in Inter, Ravenna e Como, veste la maglia dal 2023.
L’amore per il calcio della classe ’97 è nato in famiglia: i suoi fratelli giocavano, e lei semplicemente ha fatto lo stesso. Le partitelle in spiaggia e quelle nella squadra dell’oratorio sono state il suo esordio, fonte continua di divertimento che con la convocazione in Nazionale è diventata, però, anche qualcosa di serio.
“La mia passione per il calcio è nata da quando ero piccola, su una spiaggia al mare. 
Crescendo con due fratelli che giocavano a calcio, è stato naturale per me avvicinarmi a questo sport. A sei anni, insieme al mio fratello gemello Matteo, ho iniziato a giocare nella squadra dell’oratorio del mio paese, l’Azzurra. Ed è lì che è cominciato tutto. Per me il calcio è sempre stato prima di tutto divertimento. Penso di aver capito che poteva diventare qualcosa di più di un semplice passatempo, nel momento in cui ho ricevuto la mia prima convocazione in Nazionale.
Nel corso della mia carriera, poi,  ho avuto l’opportunità di confrontarmi con realtà molto diverse e di vivere tante esperienze, sia positive — che mi hanno regalato grandi soddisfazioni, come l’avventura in Nazionale con il bronzo agli Europei e ai Mondiali e le promozioni in Serie A con Inter e Como — sia difficili, come le quattro operazioni al ginocchio che ho dovuto affrontare e superare”. Ha proseguito il difensore ricordando i momenti passati, sia felici che più difficili, che le hanno comunque lasciato grandi insegnamenti e valori da portare con sé: “Credo però che ogni esperienza mi abbia insegnato qualcosa e che tutti quei momenti, belli e complicati, mi abbiano aiutata a diventare la persona che sono oggi. Penso che uno dei valori più importanti che questo sport mi ha trasmesso è l’importanza del gruppo: far parte di una squadra che, con il tempo, a volte, diventa quasi come una seconda famiglia. È capire che non devi sempre fare tutto da sola, e che va bene così, perché ogni tanto, ti basta solo avere fiducia nelle tue compagne e saper di poter contare su di loro per superare i momenti difficili, dentro e fuori dal campo”. 
Il Real Meda per Marta significa giocare, ogni settimana, con l’intento di trasmettere la storia del club e di mostrarla con orgoglio. E’, anche, far parte di un gruppo che opera per un obiettivo comune impegnando ogni energia in questo.
Sacrificio, Obiettivo e Fiducia sono le tre parole scelte per descrivere il gruppo-squadra: sono i termini che riassumono, nella maniera più adatta, l’operato di tutte le ragazze e lo stretto rapporto di fiducia che le lega.

“Avendo iniziato la mia ‘carriera femminile’ a Meda e trascorso qui tanti anni, indossare questa maglia per me ha un significato particolare: vuol dire portare con orgoglio la storia della squadra, i suoi traguardi e anche le sue delusioni. Significa sentirmi parte di un gruppo unito dallo stesso obiettivo, dove il valore di ognuna di noi è ciò che rende davvero grande la squadra.
Per descrivere il nostro gruppo squadra userei queste 3 parole: sacrificio, obiettivo e fiducia.  Sacrificio: Ognuna di noi fa del suo meglio per essere sempre presente agli allenamenti serali, dalle 20:30 alle 22:30, anche dopo lunghe e pesanti giornate di lavoro, quando la stanchezza si fa sentire maggiormente, ma la voglia di dare il massimo è comunque più forte. Obiettivo: Condividiamo un traguardo comune e siamo pronte a fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per raggiungerlo, insieme.
Fiducia: Sappiamo che in campo non siamo mai sole: possiamo contare le une sulle altre. Se sbaglio un passaggio, se perdo un duello o vengo superata da un’avversaria, so per certo che le mie compagne saranno lì ad aiutarmi a recuperare”.
Ogni momento trascorso sul rettangolo verde in questa stagione, ogni passo di questo percorso, è degno di valore e di menzione. Le ragazze del Meda hanno sviluppato, in questi mesi, crescita dovuta alla maggiore consapevolezza di sé e delle proprie capacità. C’è, comunque, ancora tanto da fare e da raggiungere.
“Non credo ci sia un singolo momento più importante degli altri: è il percorso fatto fino ad oggi, con tutto ciò che ha comportato, ad avere il valore più grande. Siamo cresciute come gruppo e come consapevolezza delle nostre capacità, ma abbiamo ancora un sacco di cose su cui lavorare e migliorarci”. 
Se è vero che il calcio femminile in Italia sta crescendo, è altrettanto vero che quello che si vede è soltanto la punta dell’iceberg. Perché lo sviluppo del movimento sia tangibile e solido sarebbe necessario anche investire di più nelle strutture, necessarie perché le ragazze possano avere gli strumenti per giocare al massimo delle loro potenzialità, ma anche puntare sul settore giovanile e dare il più possibile visibilità (non solo nella massima serie ma anche nelle serie cadette).
“Negli ultimi anni, il calcio femminile in Italia ha registrato una crescita evidente, favorita dai risultati della Nazionale e dalla professionalizzazione della Serie A Femminile. Tuttavia, per consolidare davvero questo sviluppo, è necessario investire maggiormente in strutture, settori giovanili e visibilità mediatica, dando spazio anche alle categorie inferiori e non solo alla Serie A e alla Serie B”. 
In ultimo, davanti ad una bambina che si vorrebbe approcciare al mondo del calcio: “Le direi di provarci senza paura e di divertirsi, perché il calcio è prima di tutto un gioco, è passione, amicizia e crescita personale. Le consiglierei di credere in sé stessa, impegnarsi con costanza e non farsi scoraggiare dai pregiudizi o dagli ostacoli che potrebbe incontrare: perché con impegno e entusiasmo può arrivare dove desidera”.
Federica Pistis
Sono nata in provincia di Cagliari il 29/08/1992. Mi sono laureata in scienze dell'educazione e della formazione primaria e ora frequento la magistrale di pedagogia presso l'Unimarconi di Roma. La mia passione per il calcio è nata quando ho iniziato a seguire questo sport perchè mio fratello è un grande tifoso del Milan e io cercavo un punto d'incontro con lui. Ho iniziato a guardare le partite, e a comprenderne i meccanismi poi è arrivato quello femminile che mi ha conquistata al punto da sentire un po' mie anche le loro imprese.

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