Noemi Monetini, classe 1996, terzino duttile e versatile, capace di giocare su entrambe le fasce con predilezione per la sinistra, si rivela assai utile sia in fase difensiva che offensiva, avendo nella corsa e nel cross le principali prerogative. 

Cresciuta nel Lugnano in Teverina, ha maturato esperienze con l’Amerina e con il Terni Est, prima di consacrarsi a Perugia, dove ha militato per nove campionati, per poi approdare la scorsa stagione al Riccione, dove ha rinnovato il prestito anche per il 2021-‘22, e dove sarà protagonista anche come centrale difensivo. 

Ciao Noemi, a che età hai cominciato a giocare a calcio?                                          “Ho iniziato a 5 anni, quando giocavo assieme ai ragazzi, fino ai 13 anni, poi grazie al mister Bruschi che ha creduto sempre in me e agli sforzi di mio padre, prima sono approdata al Terni Est, e quindi sono stata chiamata al Perugia, dove dovevo inizialmente partire giocando con la Primavera, poi invece ho subito esordito in prima squadra. Lì sono stata 9 anni, ho disputato la vecchia A2, la serie B e la serie C. Poi, per motivi di studio, mi sono laureata alla triennale di “Scienze e tecniche psicologiche”, ho voluto portare avanti il percorso fatto e ho scelto l’università di Urbino, il primo anno facevo sempre su e giù fra Urbino e Perugia, a quel punto, visto che i ritmi erano davvero insostenibili, mi sono guardata attorno e mi è piaciuto fin da subito il progetto del Riccione, cosi lo scorso anno sono arrivata qui in Romagna”.  

La scorsa stagione in particolare, sia per te che per la squadra, è stata abbastanza travagliata, come mai hai scelto di rimanere un altro anno?                                     “Sì, la scorsa stagione non è stata sia a livello calcistico che personale delle migliori, anche perché il campionato dopo la partenza per la Coppa Italia è stato subito bloccato per l’emergenza sanitaria e siamo poi ripartite fra mille dubbi e incertezze a gennaio, ma io ho preso subito il Covid-19, in una forma abbastanza pesante, sono stata dapprima isolata in un Covid Hotel a Rimini per 14 giorni e poi sono tornata a casa mia per provare a riprendermi. A casa ho seguito degli allenamenti per fare una preparazione post Covid, a cura di un preparatore atletico di mia fiducia, Luca La Manna, che mi ha rimesso in sesto e per questo lo ringrazio. Mentre ero lontana, ho cercato quindi di non perdere la forma fisica,  seguendo delle schede di allenamento, visto che poi avevo saltato tutta la fase della preparazione, ma fra tutto ho perso circa due mesi di campionato e sono tornata solo per la fine della stagione, che per le mie compagne è stata purtroppo per tanti motivi al di sotto delle aspettative, così, la società del Riccione ha investito molto per creare un progetto molto bello e importante per la stagione attuale, per questo sono rimasta, facendo rinnovare il prestito, in modo da potermi sia laureare ad Urbino ma, soprattutto, cercare di dare il mio contributo in campo”.  

Un sorta di riscatto?                                                                                                   “Assolutamente sì, ma non solo per me, per tutte le mie compagne che sono rimaste e anche per le ragazze nuove che sono  arrivate, e non solo, la società, come dicevo, ha puntato molto su questa stagione ed è tutto diverso, a partire dal Mister, molto serio e competente, e al direttore sportivo, all’impianto sportivo e al programma intenso di allenamento che prevede 4 allenamenti alla settimana più uno di palestra, oltre ovviamente alla partita, un piccolo sacrificio che ci sta, se vogliamo dimostrare tutto il nostro valore che la scorsa stagione è rimasto inespresso. Inoltre, anche la situazione sanitaria al momento sembra più tranquilla sia sotto il profilo dei vaccini che dei continui tamponi”.  

Analizziamo assieme questo vostro avvio di stagione, partendo dalla Coppa e poi delle due gare di campionato.                                                                                     “La prima partita abbiamo giocato (io no perché venivo da un infortunio a un dito che mi ero fratturata) contro la Spal ma abbiamo perso, è stata una gara che francamente non ci aspettavamo così, e non è andata di conseguenza come l’avevamo impostata in allenamento. La seconda davanti al nostro pubblico, invece, abbiamo battuto largamente il Bologna che lo scorso anno ha dimostrato di essere una squadra blasonata, e questo ci ha dato linfa e fiducia per iniziare bene il campionato, dove nella prima che abbiamo giocato sempre qui in casa abbiamo battuto le rivali di sempre della Jesina per 2-1, tra l’altro ho segnato anch’io ed è stata una bellissima emozione, perché ci ha permesso di pareggiare e poi sul finire della gara siamo tornate a segnare, battendo cosi le marchigiane 2-1, lottando sempre fino alle fine e cercando con tutto il cuore questa vittoria, cosa che lo scorso anno c’era mancata in molte gare. Poi domenica scorsa siamo tornate a vincere bene sul campo della Triestina”. 

Quest’anno mister Bragantini, oltre a schierarti come terzino di fascia, punta su di te anche come difensore centrale. E’ un ruolo che hai ricoperto poi anche in campionato?                                                                                                                “Si il mister mi sta allenando anche come centrale per svariati motivi, uno dei quali che da sempre mi piace far sapere è cercare di coordinare la difesa e l’altro dipende anche dalle mie caratteristiche fisiche.
A me questo ruolo piace tanto, certo non come correre o crossare, ma come dicevo anche guidare la difesa, mi viene abbastanza naturale e di conseguenza non c’è nessun problema, anzi solo da imparare ancora qualche altro trucco del mestiere da un allenatore davvero bravo e ben preparato, che sa il fatto suo e sa trasmettere il suo sapere nella giusta maniera”.  

Parliamo ora del gruppo croce e delizia della scorsa stagione e fonte di riscatto in quella appena iniziata. Come è avvenuto questo cambiamento secondo te?             “Posso assolutamente affermare che attualmente il clima che si respira è davvero bello, forse il più professionale che io abbia mai vissuto da quando gioco a calcio, anche perché poi mi trovo in mezzo e faccio anche da collante fra le compagne dello scorso anno e le ragazze nuove che ci hanno dato quel brio e un pizzico di sana cattiveria agonistica che ci mancava, inoltre viviamo bene la quotidianità dello spogliatoio anche fuori dal campo, e questo è importante”. 

Chi è Noemi fuori dal terreno di gioco?                                                                 “Fuori dal campo non ho tanto tempo per me, mi piace tanto e vorrei lavorare il più presto possibile nell’ambito della psicologia dello sport. Ovviamente quando non mi alleno studio, o passo del tempo con il mio ragazzo, che anche lui gioca a pallone nella Vigor Senigallia in eccellenza, ho la passione per la fotografia e per lo snowboard, anche se questo si concilia meno con i ritmi del nostro campionato e per il momento infatti l’ho messo un po’ da parte”. 

La redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia per il tempo che ci ha concesso Noemi Monetini, a cui fa tanti “in bocca al lupo” per il proseguo della stagione,  e la società del Riccione nella persona del Team Manager Matteo Ingrosso, per averci concesso questa intervista. 

Credito fotografico: Marco Montrone Womensfootballph

Danilo Billi è un giornalista pubblicista da circa 20 anni. Nativo di Bologna, ha mosso i primi passi lavorativi nella città natale nell’ambito sportivo, seguendo dapprima la Fortitudo Baseball e poi la Pallavolo femminile di San Lazzaro di Savena in serie A1. Per gli anni a seguire ha collaborato con la Lega Volley Femminile, prima di approdare a Pesaro, dove è stato capo fotografo per oltre 10 anni dell’ex Scavolini Volley di A1 e redattore a Pesaro, dove attualmente vive, per il Messaggero, il Corriere Adriatico e Pesaro Notizie (web). Si è occupato del Bologna Football Club per diverse stazioni radio emiliane, come Radio Logica e Radio Digitale, dopo di che ha iniziato a scrivere per la fanzine Cronache Bolognesi e ha collaborato con altri siti e app che si occupano, tra l’altro, di calcio femminile, che negli ultimi anni ha rappresentato la maggior parte della suo impegno giornalistico. Ha scritto due libri di narrativa attinenti al calcio Bolognese e al suo tifo e uno lo scorso anno relativo alla stagione del Bologna calcio femminile edito dalla collezione Luca e Lamberto Bertozzi.