Con la disciplina femminile sotto i riflettori, capita spesso di affrontare temi riguardanti le differenze con il calcio maschile. Sicuramente è necessario concentrarsi sugli aspetti fisiologici e morfologici che differenziano la donna dall’uomo e che sono centrali nel momento in cui si va a stendere un programma di allenamento.
Sebbene a livello tecnico una ragazza non abbia nulla da invidiare ad un ragazzo, la struttura ossea e, quindi, quella muscolare sono invece molto diverse e, se non viene impostato un lavoro specifico, la donna è più soggetta ad incorrere in infortuni anche di entità importante.
Oltre a questo, va considerato il ciclo mestruale: questa variabile importante comporta delle alterazioni fisiologiche tali che una giocatrice si ritrova ad essere maggiormente esposta ad alcuni tipi di lesione, in particolar modo all’articolazione del ginocchio (soprattutto nella fase premestruale).
A proposito del periodo mestruale, invece, è da tener presente che può esserci anche un’alterazione dell’umore, oltre al sopraggiungere di dolori al seno, all’addome e di una stanchezza generale, il che spesso si trasforma in frustrazione per una ragazza perché può capitare che non riesca ad esprimersi al meglio delle proprie possibilità.
Ed ecco che in poche righe sono emerse già tante differenze tra il calcio maschile e quello femminile, a proposito delle variabili da tenere in considerazione per la scelta della metodologia di allenamento da adottare, anche se in realtà ce ne sarebbero tante altre.

Esiste un metodo “universale”?
Come per la parte tecnica e quella tattica, anche per la componente atletica è importante conoscere bene la rosa a disposizione. Non c’è una metodologia che si sposi alla perfezione con tutte le squadre, ma sicuramente ci sono dei parametri base che dovranno essere personalizzati e cuciti su misura tenendo conto delle caratteristiche delle proprie giocatrici.
Indubbiamente, dato che, se non in fase post mestruale, i livelli di testosterone nella donna non sono equiparabili a quelli dell’uomo, ma al contrario sono significativamente più bassi, non è sbagliato, anzi, è addirittura consigliabile prevedere una componente di forza in ogni seduta di allenamento, anche in prossimità della partita.
Inoltre, la struttura del bacino, che è più largo rispetto a quello maschile, rende il femore più inclinato e, di conseguenza, sottopone ad uno “stress” maggiore l’articolazione del ginocchio (non è un caso che l’incidenza degli infortuni a questa articolazione sia tra le più diffuse a livello femminile). E’ fondamentale, a questo proposito, proporre settimanalmente un allenamento di propriocezione e di core stability, utili anche a migliorare l’equilibrio, soffermandosi a lavorare in particolare su glutei e quadricipite femorale.

 

 

 

 

 

Sono nato a Napoli e da alcuni anni vivo a Perugia. Tecnico qualificato Uefa B, attivo nel calcio femminile dal 2011. Ho guidato alcune squadre nei campionati regionali e sono stato nello staff tecnico di società anche nei campionati nazionali. Ho deciso di dedicarmi esclusivamente al calcio femminile perché sono convinto che in Italia ci sia un grande margine di crescita e che sia arrivato il momento di valorizzare le nostre ragazze. Attualmente alleno una squadra femminile nel campionato regionale umbro.