Carolina Morace ex giocatrice, oggi allenatrice, è tra le protagoniste della docuserie di Rakuten Tv ed ha scelto di prendere parte alla rubrica “Campionesse”, il documentario narrato da Rakuten Tv disponibile da oggi racconta in modo originale e profondo il calcio femminile, e nello stesso tempo allarga lo sguardo sul nostro sport e spero spinga le federazioni a prendere coscienza che non possiamo continuare a proporre modelli maschili per le “giocatrici donne”.

Carolina è infatti una delle tre protagoniste della puntata dedicata all’Italia insieme alla attaccante della Juventus Barbara Bonansea ed alla giovane Benedetta Orsi  del Sassuolo. Ogni episodio è dedicato a un paese ( Per la Spagna c’è anche il neo Pallone d’oro Alexia Putellas) e mette a confronto tre generazioni di giocatrici: “È una serie importante poichè ci fa capire le differenze tra la situazione dell’Italia e delle altre nazioni, che non si limita al calcio ma alla posizione della donna nel mondo di oggi.

Morace nella trasmissione esegue una giusta valutazione con i modelli femminili nel mondo del pallone, “che non sono stati tutelati. Nell’entourage dell’Italia femminile, al contrario di quella maschile, non ci sono ex giocatrici. Ma perché? C’è gente che nel settore non ha praticamente alcuna esperienza, mentre ex calciatrici con 70 presenze in azzurro stanno a guardare. Prendete una Betty Vignotto, che è stata un’icona, è nella Hall of Fame, ha fatto il presidente, ha fatto tutto, che cosa deve fare di più per meritare spazio? Io vedo figure messe lì. figure che non danno fastidio. Il calcio femminile deve essere in mano a chi lo conosce e chi ne ha fatto la storia”. E prosegue: “Sento parlare di un campionato a 10 squadre? Ma è una scelta per andare avanti o che intralcerà e basta? Io sono più per la seconda, anche perché non c’è niente del genere in Europa. Che scopo ha? Il risparmio sui costi? Il professionismo serve, ma di certo non con le 10 squadre.

Chi prende decisioni del genere evidentemente non ha a cuore il calcio femminile. Anche tra le società professionistiche, alcune sono aperte perché hanno una cultura, altre no, dipende dalle persone. Alcuni presidenti qui si muovono solo per guadagnare, mentre all’estero c’è chi lo fa anche per mettere in pratica valori come l’inclusione e della non omofobia. La Juventus però sta lavorando bene, altri ‘sopportano’ il calcio femminile e si vede.

Noi giocatrici cerchiamo pari dignità rispetto al calcio maschile, che non vuol dire parità salariale visto che gli uomini muovono una quantità di soldi mille volte superiore, ma significa avere le stesse possibilità di crescita. Questo si ottiene mettendo le persone giuste al posto giusto, perché ancora oggi ci sono responsabili del calcio femminile che dicono ‘speriamo che questa moda finisca’. Ma dove vogliamo andare?”.

Parole dure, ma reali, che mettono in luce i veri problemi del settore femminile ad un passo dal professionismo che vede ancora troppe perplessità e questa realtà poche persone ci mettono la faccia e dicono con chiarezza la verità.

 

Paolo Comba, giornalista pubblicista iscritto all' ordine di Torino, ho conseguito il tesserino da Giornalista collaborando da prima con quotidiani on line ( settore calcistico giovanile : “11 giovani.it” e “gioca a calcio.it", in Piemonte) per entrare, successivamente, in redazione a Torino del settimanale cartaceo di “ Sprint&Sport" e Terzo Tempo (settore calcistico dilettantistico Regione e Nazionale - Professionistico – Serie D). Collaboro dal 2018 con RCS Sport per il Giro d' Italia (seguendolo in tutte le tappe) e nel Giro 103 ho collaborato come addetto stampa per quotidiani on line di ciclismo ( bikenews ). Appassionato di Sci alpino e nordico segue gare Mondiali e Coppa del Mondo dal 2000. Credo che il CALCIO FEMMINILE ITALIANO sia un movimento in grande crescita e debba avere le stessa visibilità del mondo “ maschile", pertanto, contribuisco a questo grande obbiettivo.

1 commento

  1. E’ vero ci sono purtroppo società femminili e non faccio nomi che chiedono per far giocare ragazze di 16-17 anni una quotq veramente spropositata questo non incentiva

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