Avremmo voluto parlare soltanto di calcio femminile ma siamo costretti a fare ampie considerazioni sulle vicende “politiche” che hanno contraddistinto negli ultimi tempi tutto il calcio italiano, in generale, e anche la massima autorità in fatto di sport nel nostro paese, rappresentata dal CONI.

Chi scrive non ha la pretesa di analizzare nel dettaglio la cronologia precisa degli avvenimenti e potrebbe anche peccare di superficialità e poca conoscenza delle cose ma vuole soltanto dare una propria chiave di lettura per quello che è avvenuto la settimana scorsa partendo da un dato di fatto: Il passaggio (totale) della gestione del calcio femminile italiano di serie A e B dalla LND (Lega Nazionale Dilettanti) alla FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio).

Questo passaggio, sancito in data 3 Maggio con il comunicato ufficiale n.38 della FIGC, ha scatenato prese di posizione ufficiali e le prime, molto stizzite, sono da attribuire ai massimi dirigenti della LND nelle persone di Cosimo Sibilia (presidente) e Sandro Morgana (vice presidente) che si sono sentiti traditi dalla federazione e defraudati di un “giocattolo” che, secondo il loro punto di vista, avevano costruito e abbellito nel corso degli anni e che, ora, stanno dichiarando guerra al commissario straordinario della FIGC (Roberto Fabbricini) e allo stesso CONI che lo ha imposto. Non si conoscono altre prese di posizioni ufficiali ma possiamo supporre che le principali società di calcio femminile in Italia non siano affatto dispiaciute e restino alla finestra in attesa di ulteriori sviluppi più favorevoli alle proprie aspettative.

Allora, quale chiave di lettura di tutto ciò? Pensiamo che, alla base della stesura del sopracitato comunicato, ci sia una “guerra clandestina” e una specie di “resa dei conti” che le varie “fazioni” all’interno del mondo del calcio italiano, e non soltanto, stanno mettendo in atto e che hanno origine, è il nostro pensiero, dalle dimissioni spontanee/“spontanee”, come vi fa più piacere declinarle, dell’allora presidente della FIGC (Carlo Tavecchio) di chiara espressione LND, dovute alla tragica eliminazione della nazionale maschile dai prossimi mondiali e che hanno portato il CONI ad intervenire perché le varie “fazioni” non avevano trovato un accordo sul successore.

Detto questo, entriamo nello specifico e poniamoci la domanda che più ci sta a cuore:

Meglio prima (ancora sotto la LND) o meglio adesso (direttamente con la FIGC)?

Per lo scrivente, il fatto di avere lasciato la LND è sicuramente un fatto positivo (Il gusto amaro di una Lega (sempre più) inadeguata – 14 gennaio 2018) ma il passaggio del dipartimento calcio femminile sotto l’esclusivo patrocinio della FIGC potrebbe essere una incognita e non ci vorremmo sbilanciare nel definirlo un miglioramento sicuro… rimaniamo in attesa e aspettiamo programmi e, soprattutto, fatti per dare un giudizio più accurato.

Quello che auspichiamo è un movimento che possa dare lustro a tutte le componenti del calcio femminile italiano e che possa portare sempre più appassionati a seguirlo come merita.

 

Pietro Maruzzi
Pietro Maruzzi nasce a Palermo il 06/03/1954 ma fin dalla più tenera età si trasferisce e vive a Firenze per poi giungere nel 2009 ad Agrate Brianza (MB) dove tuttora risiede. Ha lavorato per più di 35 anni nel settore farmaceutico ricoprendo varie mansioni. Sportivo da sempre, si è cimentato in varie discipline ed attualmente prepara e segue, come tecnico di 1.o livello, giovanissime leve del tennistavolo. E’ stato nel mondo del calcio per tantissimo tempo, prima come atleta, facendo la trafila in tutte le categorie giovanili per poi concludere con attività amatoriali in varie società dilettantistiche della provincia fiorentina. Successivamente ha svolto per alcuni anni il ruolo di preparatore e coach di esordienti e giovanissimi per la società Laurenziana, sempre di Firenze. Dal 2014 segue con interesse, sempre maggiore, il calcio femminile nel nostro paese ed è certo che, in brevissimo tempo, ci sarà una “esplosione” vera e propria per seguito di simpatizzanti e media perché le donne praticano un calcio tecnicamente e tatticamente piacevolissimo unendolo a valori di etica sportiva non più riscontrabili, purtroppo, in campo maschile.