Poche storie e poco ritmo tennistico per due squadre che alla “Sciorba” provano a suonare una musica dalle note facilmente riconoscibili: sono le note del riscatto. Perché? Per la Juventus la modalità ricercata è proprio quella di chi intende mettersi alle spalle (ed anche velocemente) la sconfitta contro il Milan e provare a tenersi alta in graduatoria, per il Genoa, invece, una chance più di umore che di statistica, visto il piazzamento da fanalino di coda che, a questo punto del campionato, pesa come un macigno. Come sempre, però, è il campo a parlare, ed ogni intenzione pre gara può essere rispettata o meno.
Tutt’altro che timido l’avvio della sfida odierna, che vede già Rusek impegnata a bloccare; chiamata alla raccolta del pallone anche Forcinella, pronta ad attutire la tentata mossa del duo Beccari-Capeta. Sull’asse bianconero prova ancora ad impensierire Carbonell, ma non è altro che un destro a giro facilmente raggiungibile dall’estremo difensore locale; a chiudere il primo tempo il mezzo disastro in difesa della “Vecchia Signora” che lascia campo aperto ad una agguerrita Georgsdóttir: il cross proposto dalla islandese non trova nessuno in aggancio. Sospiro di sollievo per la Juventus, che può andare in pausa sullo 0-0, ma più grifone in questa fase primaria.
Si intensifica il pressing rossoblù che pone in difficoltà gli equilibri (già abbastanza precari) delle bianconere: troppe possibilità da corner concesse alle padrone di casa portano sull’attenti Rusek che mette una pezza sui tentativi opposti (Hilaj all’attacco). Poco dopo Vangsgaard e Beccari cercano la replica: poco incisivo, però, quanto proposto.
Sul finale il “momento slancio” della Juventus per cercare una modifica al tabellino: si propone Cambiaghi con una conclusione da fuori area, ma è tutto vano. Termina, quindi, con un punto spartito.






